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30 Ottobre 2019
16:00

Fish bombing, la pesca con esplosivi che distrugge gli ecosistemi marini: illegale, ma ancora praticata

Un metodo di pesca illegale eppure ancora praticato in Asia e in Africa, che consiste nel lanciare in acqua dell’esplosivo per raccogliere il maggior numero possibile di pesci. Distruggendo, allo stesso tempo, l’ecosistema marino.

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Fish bombing, la pesca con esplosivi che distrugge gli ecosistemi marini: illegale, ma ancora praticata
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Chi dorme non piglia pesci. Ma se lancia dell’esplosivo in mare, forse sì. Ti sembrerà impossibile che si possa anche solo pensare a una cosa del genere. Eppure, in alcuni paesi in via di sviluppo il fish bombing viene praticato di frequente e in modo indiscriminato, senza alcuna considerazione riguardo i suoi effetti sugli ecosistemi acquatici.

Se non ne hai mai sentito parlare prima, probabilmente è perché il fish bombing è una modalità di pesca dichiarata illegale in tutto il mondo e viene praticata soltanto in luoghi molto lontani da qui, come alcuni Paesi dell’Asia e dell’Africa. Si tratta di una delle modalità di pesca più distruttive in assoluto la cui diffusione risale al secondo dopoguerra, quando i pescatori gettavano le bombe a mano in acqua per riuscire a prendere più pesci in un colpo solo anche in casi di mare mosso e vicino alla riva.

Come avrai facilmente intuito, il fish bombing consiste nel lanciare in mare degli esplosivi per uccidere i pesci che, una volta venuti a galla senza vita, possono essere agevolmente raccolti in grandi quantità.

La distruttività della pratica sta nel fatto che qualsiasi forma di vita si trovi nell’area colpita dall’esplosione, viene completamente spazzata via, che si tratta di pesci, plancton, balene, delfini o coralli. Sì, perché a esserne colpiti sono anche e soprattutto proprio le barriere coralline e di conseguenza tutte le forme di vita che vi abitano (e quindi le popolazioni che basano la propria sopravvivenza su di loro).

Fortunatamente, oggi non si tratta di un metodo molto utilizzato, o per lo meno non in misura tale da rappresentare una minaccia primaria per le popolazioni ittiche mondiali. “Il fish bombing è certamente un gravissimo problema” ha dichiarato Isabella Reca, responsabile comunicazione dell’associazione Marine Council Stewardship (MSC). “Ma nel panorama globale, a livello numerico, non è tra le principali cause dell’impoverimento degli oceani; è maggiormente diffuso il problema della pesca praticata con attrezzi di pesca di per sè legali, ma effettuata senza alcuna limitazione e senza alcun controllo.”

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.