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24 Agosto 2020
14:30

I pescatori lanciano l’allarme: nelle reti finiscono sempre più guanti e mascherine

A puntare i riflettori su questo problema è Fedagripesca Confcooperative, che ha raccolto le segnalazioni dei pescatori lungo le coste italiane. Si stima che ogni anno vengano riversate negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica, ma con l'attuale pandemia bisogna aggiungere anche tutti i dispositivi di protezione abbandonati.

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I pescatori lanciano l’allarme: nelle reti finiscono sempre più guanti e mascherine
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Ci mancavano solo "i rifiuti del Covid-19" ad aggravare l'emergenza plastica in mare. In questo periodo a buste, cannucce, tappi, bottiglie e altri imballaggi di plastica si aggiungono guanti e mascherine. Un problema con cui quotidianamente hanno a che fare i pescatori, che dalle loro reti tirano su un quantitativo sempre più grande di rifiuti di plastica. Un grave danno per l'ambiente, ma anche per tutte quelle attività che non possono prescindere dal mare, come appunto la pesca.

A denunciare la situazione sempre più difficile è Fedagripesca Confcooperative, che ha raccolto le testimonianze di numerosi pescatori lungo le coste italiane. "È impressionante la quantità di mascherine e guanti che porto a terra con le mie reti”, racconta all’Ansa Pietro, pescatore del Tirreno. “Va trovata una soluzione perché così non possiamo andare avanti”.

Nei nostri mari, ricorda Fedagripesca, finiscono ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica, a cui ora si aggiungono i dispositivi di protezione individuale smaltiti in maniera scorretta. Lo avevamo detto fin da quando era scoppiata l'attuale emergenza sanitaria: era inevitabile che l'incremento di rifiuti sanitari avrebbe avuto un impatto sull'ambiente, ma da cittadini responsabili possiamo quanto meno evitare di abbandonarli in giro. Il rischio, sempre più verosimile, è che in futuro ci ritroveremo i mari con più plastica che pesci.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.