Dopo essere rimasti a lungo ai margini delle conquiste fatte in materia di benessere animale, finalmente anche i pesci cominciano a venire considerati come esseri che provano dolore e che meritano di essere tutelati. Uno dei principali enti che a livello internazionale rilasciano certificazioni sulla sostenibilità ambientale e sociale nel settore dell’acquacoltura – l’Aquaculture Stewardship Council – ha innalzato i propri standard dopo avere riconosciuto che i pesci d’allevamento “sono esseri senzienti capaci di provare dolore, stress e ansia”.
L’ente, che certifica il pesce distribuito in molti mercati del mondo, vuole spingere il settore dell’acquacoltura a impegnarsi di più per il benessere animale e a scegliere di adottare pratiche di abbattimento più umane. Tra le proposte, c’è quella di non rilasciare la certificazione ASC a chi prosegue con gli abbattimenti per asfissia o eviscerazione. Mentre, per evitare di ulteriori inutili sofferenze agli animali, si propone di ricorrere a tecniche di stordimento prima della macellazione.
“Uno dei principali schemi di certificazione dei prodotti ittici al mondo – l'Aquaculture Stewardship Council (ASC) – ha annunciato un progetto di standard per una macellazione che comporti ai pesci la minor sofferenza possibile, tra cui il divieto di utilizzare la miscela di acqua e ghiaccio, un metodo di macellazione crudele che porta i pesci a lottare per la propria vita mentre il ghiaccio gli si incastra nelle branchie”, ha commentato il CIWF Italia. “Anche se abbiamo accolto queste decisioni con favore, è importante ricordare che c’è ancora molto da fare per migliorare le vite dei pesci che soffrono silenziosamente negli allevamenti intensivi sommersi”.
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Sempre secondo l’associazione, in Italia circa 271.238 mega tonnellate di pesce sono certificate da Friends Of The Sea – anch'essa ha adottato di recente standard che aumentano le tutele verso i pesci – e 4.528 mega tonnellate sono certificate da ASC: l'equivalente di centinaia di milioni di pesci ogni anno. Questo potrebbe spingere anche gli allevamenti del nostro Paese a ridurre al minimo le sofferenze dei pesci, come chiedono gli stessi consumatori, che negli ultimi tempi hanno dimostrato di prediligere sempre più etichette trasparenti riguardo al benessere animale.