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17 Dicembre 2020
13:30

Il barbecue che distrugge l’ambiente: la carbonella che usi per accendere il fuoco potrebbe provenire da pratiche di deforestazione illegale

La carbonella da legna che si usa per il barbecue non è soggetta a regolamentazione per quanto riguarda la provenienza né l’obbligo di indicazione del paese di origine. Per questo è molto probabile che gran parte di quella che viene importata in Europa derivi da pratiche di deforestazione illegale. A denunciare la situazione e richiedere norme più stringenti è il WWF.

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Il barbecue che distrugge l’ambiente: la carbonella che usi per accendere il fuoco potrebbe provenire da pratiche di deforestazione illegale
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È l’abitudine domenicale, l’occasione per stare insieme durante le festività primaverili, protagonista di ogni pasquetta che si rispetti. Fare un barbecue è sempre divertente, un modo per trascorrere del tempo con gli amici o un appuntamento fisso per festeggiare eventi felici. Tuttavia anche questa pratica festosa ha i suoi lati oscuri, purtroppo ancora troppo nascosti e lontani. Infatti, risiedono all’origine della carbonella che usi per accendere il fuoco.

Ti sei mai chiesto da dove provenga il carbone da legna che acquisti prima di dedicarti ad arrostire la carne? E se lo hai fatto, hai mai controllato sulla confezione? Purtroppo è probabile che, anche volendo, tu non abbia trovato nulla. E il motivo è che quello del carbone da legno è ancora un mercato poco regolamentato che rischia però di alimentare pratiche forestali criminali illegali e distruttive per l’ambiente.

A denunciare questa situazione è il WWF, che ha sottolineato come soltanto in Europa venga consumato ogni anno circa 1 milione di tonnellate di carbone da legna di cui 750 mila sono sicuramente importante da zone ad alto rischio di deforestazione come Nigeria, Cuba, Namibia e Paraguay.

Carbonella distruttiva

In pratica, la carbonella che con tanta serenità butti sotto la griglia in realtà potrebbe provenire dal taglio di un albero tropicale o sub tropicale che, nel tuo giardino, non dovrebbe esserci arrivato affatto. Per capire meglio quale sia la probabilità di ritrovarci inconsapevolmente complici di traffici illeciti e pratiche devastanti che in alcun modo penseremmo mai di promuovere o assecondare, il WWF ha commissionato a un istituto di ricerca tedesco, il Thunen Insitute for Wood Research l’analisi di 150 confezioni di carbonella di legna e briquette acquistati in modo casuale in 11 Paesi europei tra il 2019 e il 2020 per capire da quali specie di alberi provengano e da che zona del mondo. L’esito della ricerca ha dato il prevedibile, infausto esito: gran parte del carbone da legna importato in Europa infatti proviene da paesi sub tropicali o tropicali, quindi da zone fortemente a rischio deforestazione. Si parla del 46% complessivo del carbone importato nei paesi europei e addirittura il 60% in paesi come Spagna, Italia, Polonia e Belgio.

Più trasparenza

Uno dei problemi principali della questione è il fatto che soltanto in una minima percentuale di pacchi di carbonella viene segnalato sia il tipo di legno da cui proviene sia l’origine geografica. Ciò impedisce a un consumatore attento di scegliere un’alternativa che sia più sostenibile rispetto alle altre. L’organizzazione ambientalista ha quindi richiesto espressamente l’introduzione di regole di trasparenza per garantire che la carbonella, importata e non, provenga da attività legali e non da pratiche illecite che finanziano trafficanti e gruppi criminali.

Come riconoscere la carbonella sostenibile?

In questo momento, considerata l’opacità delle regole vigenti, il consumatore non si trova davanti tante alternative. Non essendoci alcun obbligo (né buona pratica adottata collettivamente) in merito all’identificazione della carbonella da legno, l’unica cosa che può fare, segnala il WWF, è individuare il marchio di certificazione di una corretta gestione delle foreste, Forest Stewardship Council-FSC.

Fonte | WWF

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.