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28 Febbraio 2020
10:00

Il Coronavirus e la discriminazione: si moltiplicano le iniziative di solidarietà e amicizia verso i cinesi

L'antidoto culturale ai tempi del Coronavirus non è sola la corretta informazione, ma una lotta quotidiana contro ogni forma razziale nei confronti del popolo asiatico.

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Il Coronavirus e la discriminazione: si moltiplicano le iniziative di solidarietà e amicizia verso i cinesi
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C’è qualcosa che potrebbe fare più paura del contagio di un virus: l’ignoranza della gente. Quella che ti porta a indossare una mascherina di carta quando non sei positivo al virus; quella che ti porta a saccheggiare un supermercato quasi fossimo in tempo di guerra; quella che ti porta a sterilizzare casa tua con disinfettanti, ammoniaca o candeggina come se ti trovassi in un reparto ospedaliero.

E poi c’è l’ignoranza che diventa razzismo. Che purtroppo c’è sempre stato, ma che queste emergenza virus ha evidenziato in modo particolare. Nel popolo dell’ignoranza ci sono anche (non pochi) giornalisti che titolano i propri articoli senza dare il giusto peso alle parole: “Alerte Jaune” (allerta gialla, ndr) titolava in prima pagina pochi giorni fa il giornale francese Courrier Picard, salvo poi presentare le proprie scuse; l’Herald Sun invece, senza allontanarsi troppo per toni e parole, preferiva tagliare la testa al toro e chiamare il coronavirus direttamente Chinese Virus. Su alcuni social media in Australia non sono poi mancati falsi annunci sull’importanza di evitare zone con “un’alta presenza di persone di origine cinese”, ma senza andare troppo lontano, anche a Milano, via Sarpi, il centro della Chinatown milanese, si è svuotata quasi fosse Wuhan.

A questo si aggiungono gli innumerevoli fatti di cronaca che vedono un bambino italiano di origine cinese insultato e spintonato solo per via delle sue origini, un'altro addirittura preso a calci da un padre di famiglia, e un altro giovane cinese di 26 anni preso a bottigliate e chiamato "untore" nel Vicentino. E l'elenco sarebbe ancora lungo.

Da Prato #viralicontroilvirus

La buona notizia è che c'è anche chi combatte questa immotivata ondata di razzismo. In questi giorni, dall’Istituto Dagomari di Prato, è stata lanciata l‘iniziativa #viralicontroilvirus, un’idea nata nell’ambito del progetto Quest For Feilong che vede alcuni studenti dell’istituto protagonisti di un cortometraggio che vuole essere un ponte tra culture diverse. I ragazzi coinvolti nel progetto, la cui parola chiave è "integrazione", hanno  colto l'occasione "coronavirus" per  lanciare il proprio messaggio postando su Instagram una foto che ritrae cittadini di etnie diverse che si abbracciano e baciano liberamente. Un gesto simbolico per andare contro ai pregiudizi e alla disinformazione che circola sul coronavirus e la sua diffusione.

Dalla Francia, la campagna #JeNeSuisPasUnVirus

Anche in Francia, un gruppo di cittadini di origine asiatica ha lanciato attraverso i social la campagna #JeNeSuisPasUnVirus (Io Non Sono Un Virus, ndr). L'obiettivo è sempre lo stesso: contrastare l’ondata di razzismo sollevata dalla diffusione del Coronavirus.

La campagna #Nonfarticontagiare delle Sardine

In Italia ci hanno pensato le Sardine, con la campagna di sensibilizzazione #Nonfarticontagiare contro la disinformazione. Le Sardine hanno parlato di un antidoto culturale, necessario più che mai, in questo momento di isteria generale: "È sempre più necessario portare avanti questa sensibilizzazione. Certamente bisogna ascoltare la scienza ma noi parliamo di discriminazione, attualmente nei confronti di persone dai tratti somatici asiatici, questo l'Italia non può permetterselo".

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.