Il ddl Salvamare è finalmente legge. Un passo importante per la pulizia delle nostre acque

Finalmente approvato, a tre anni dall’inizio della discussione in Parlamento, il ‘Ddl Salvamare’. Da oggi i pescatori non saranno più a rischio di denuncia se riporteranno a riva i rifiuti, e anzi le operazioni di recupero da mari, fiumi, laghi e lagune verranno incentivate. I porti dovranno dotarsi di strutture dove immagazzinare gli scarti, destinati poi al riciclo e al riuso. Nel giro di dieci anni, secondo una stima di Fedagripesca, si potrebbero recuperare circa 30mila tonnellate di rifiuti.
Michele Mastandrea 12 Maggio 2022

Ieri è stata una bella giornata per chi ha a cuore la difesa dell'ambiente. Il Senato, devi sapere, ha approvato definitivamente la ‘Legge Salvamare‘, che contiene diverse misure per la tutela delle acque (non solo quelle dei mari, ma anche di fiumi, laghi e lagune) del nostro Paese.

L'ok alle ‘Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare' arriva a tre anni di distanza dall'inizio della discussione in materia. Costituisce un passo importante per un ordinamento che da qualche mese ha inserito la tutela dell'ambiente tra i valori della Costituzione. Si tratta di un provvedimento che si inserisce nella Strategia europea per la plastica nell'economia circolare, esposta nel 2018, e in linea con gli obiettivi previsti dall'Agenda 2030.

Il ruolo dei pescatori

Il risultato principale è la semplificazione delle operazioni di pulizia dei mari. I pescatori potranno riportare a riva gli scarti raccolti durante le loro uscite, senza nessun rischio legale e senza doversi occupare dei costi di smaltimento. Fino a ora infatti, incredibilmente, chi raccoglieva rifiuti rischiava addirittura una denuncia. Al punto tale che molti preferivano rigettare gli scarti in mare piuttosto che subire una sanzione.

Da ora in poi invece i rifiuti pescati accidentalmente saranno equiparati ai rifiuti urbani, come previsto anche dalla Direttiva 2019/883 dell'Unione Europea. Le cooperative di pescatori, ma anche le associazioni ambientaliste, potranno proporre e realizzare progetti di tutela delle acque, come ad esempio ‘battute' di raccolta rifiuti. Le aree portuali saranno infine dotate di aree dedicate dove portare gli scarti, destinati in seguito al riciclo in un'ottica di economia circolare.

L'auspicio è che con la nuova legge si inizierà a ridurre la presenza di plastica nei mari. Secondo le stime di Fedagripesca, se l'insieme totale dei pescatori italiani potesse riportare a riva tutto ciò che si impiglia nelle reti insieme al pesce, nel giro di dieci anni si potrebbero raccogliere circa 30mila tonnellate di rifiuti. Lo scioglimento lento e progressivo delle plastiche, che vengono ingerite dai pesci e arrivano infine sulle nostre tavole, è come ben sai uno dei principali problemi per i nostri ecosistemi marini, con ricadute dirette sulla nostra salute.

Esulta il Wwf

Per il Wwf, che da sempre promuove questa legge, anche attraverso il dialogo con le istituzioni, si tratta di "un passo importante per il coinvolgimento dei pescatori e delle altre categorie sociali". Rimangono però, secondo l'associazione ambientalista, "alcune ombre su gestione delle biomasse spiaggiate e sulle microfibre".

In particolare, il Wwf chiede uno sforzo ulteriore per la tutela della Poseidonia Oceanica, pianta importantissima nella lotta all'erosione delle coste, utile anche al trattenimento della CO2 nei fondali marini. Inoltre, l'eliminazione dell'art.12 della legge, che prevedeva di inserire una specifica etichetta per le fibre sintetiche, scontenta l'associazione, che ad ogni modo "auspica che questi punti siano oggetto di successivi interventi del legislatore". Un primo passo è stato fatto: speriamo ne seguano molti altri per rendere le nostre acque sempre più pulite.