In Cina ci sono 24mila orsi in gabbia: li alleverebbero per estrarre la loro bile e curare l’infezione da Coronavirus

L’allarme è stato lanciato dalla World Animal Protection: oltre 20mila orsi sarebbero tenuti in gabbia negli allevamenti per estrarre la loro bile e utilizzarla come trattamento per le infezioni da Coronvirus. La pratica sarebbe sponsorizzata dal governo stesso che, per fronteggiare l’emergenza, vuole affidarsi anche alla medicina tradizionale. Sebbene si tratti di un’attività legalizzata, l’estrazione della bile sottopone gli orsi a delle grandi sofferenze e l’allevamento in cattività porta a sviluppare malattie, malnutrizioni e anche alla morte.
Kevin Ben Ali Zinati 9 aprile 2020

Il Coronavirus ha un altro lato oscuro. Accanto all’emergenza sanitaria, che ci deve tenere tutti con la massima attenzione nonostante il numero dei positivi sembri in diminuzione, il virus sta contribuendo anche ad una emergenza animale. Chi è in pericolo però non sono tanto i nostri cani o gatti domestici, che come ha spiegato il professor Bertolotti possono essere infettati sì ma non possono fare da vettori. Sono gli orsi. In Cina oltre 24mila esemplari sarebbero infatti tenuti in gabbia per estrarre loro la bile e usarla come cura per la Covid-19. Un trattamento, per di più, raccomandato dal governo.

Animali che vengono dunque tenuti in gabbia, allevati in cattività e sottoposti a procedure dolorosissime. Si tratta di una pratica purtroppo legale e largamente diffusa in Cina: ti avevamo già raccontato che, sempre per la medicina tradizionale, oltre 5 milioni di asini sono stati uccisi per la loro pelle. Oggi invece è l'allevamento degli orsi a subire un'impennata a causa della sua presunta efficacia come cura per l’infezione.

Per questo la World Animal Protection ha lanciato l’allarme chiedendo che il Governo punti su, invece, delle alternative che non comportino abuso e sofferenza agli animali. Anche perché, è qui c’è il risolto più paradossale della faccenda, il Coronavirus ha probabilmente avuto un’origine zoonotica, cioè da un animale selvatico: che ora vengano utilizzato questi stessi animali come fonti per una possibile cura non sembra una strada così sicura da percorrere.

I prodotti

Il mercato della bile d’orso e dei suoi prodotti derivati sfortunatamente è davvero ampio e comprende la Cina ma anche il Vietnam, il Myanmar, il Laos e la Corea del Sud. Secondo le stime della World Animal Protection, poi, si tratterebbe anche di un commercio molto redditizio: pensa che nel 2017 aveva raggiunto il valore di oltre 1 miliardo di dollari.

La domanda di prodotti di medicina tradizionale cinese è altissima sia da parte dei cittadini che da parte di ospedali governativi, per questo per soddisfare la richiesta, le aziende farmaceutiche investono pesantemente nelle fattorie e negli allevamenti. La bile viene venduta come farmaco in polvere o liquido e può essere consumata essiccata o anche in scaglie. Vengono realizzati diversi prodotti. Ti ho parlato dei farmaci, realizzati sotto forma di pillole o pomate e cerotti ma il mercato vede circolare anche prodotti non medici come balsami, dentifrici e colliri a base di bile di orso.

Nella sola Cina, secondo il report della WAP, ci sarebbero circa 20.000 orsi tenuti in quasi 70 allevamenti autorizzati: allevare in cattività specie che cono comunque considerate in pericolo per un uso commerciale e per utilizzi nella medicina tradizionale, nei prodotti sanitari e negli alimenti, purtroppo è legale. Dall’altra parte però c’è poi tutto il mondo dell’illegalità in cui sembra che altri 2.000 orsi potrebbero essere detenuti in allevamenti che sono sprovvisti di licenza.

La bile dell’orso rientra nelle pratiche della medicina tradizionale cinese per trattare una serie di malattie e di problemi di benessere. Al suo interno è contenuto l’acido ursodesossicolico che viene prescritto come rimedio per il colesterolo alto e per malattie del fegato e della cistifellea. Il suo utilizzo è anche olistico poiché sembrerebbe adattarsi bene per molti altri disturbi infiammatori, alla cura del cancro e alla prevenzione per problemi cardiaci.

Come stanno gli orsi

Leggendo fino a qui te lo sarai domandato: come fanno gli allevatori ad estrarre la bile e quindi, come stanno gli orsi? Le risposte purtroppo non sono confortanti.

Secondo la WAP, tra le tecniche utilizzate ottenere la bile dagli orai è quella della “fistola a gocciolamento libero”. Prevede che venga inserito un catetere in acciaio attraverso un canale (una fistola, appunto) creato chirurgicamente per arrivare nella cistifellea dell’orso e il liquido o viene fatto gocciolare in un contenitore o prelevato con una siringa.

Se l’hai pensato, hai ragione: queste pratiche non fanno per niente bene agli orsi. La WAP cita infatti diversi studi che hanno analizzato lo stato psicologico degli animali oltre, ovviamente, alle loro condizioni fisiche. Il dato che emerge è che praticamente gli allevamento mettevano gli orsi in spazi non adeguati alla loro stazza: si trattava di gabbie molto strette che portavano gli orsi a sviluppare stress e comportamenti anomali. Alcuni per esempio sbattevano la testa contro le sbarre, altri si sfregavano insistentemente contro il metallo che li circondava creandosi deteriorando in modo importante la propria pelle. Purtroppo, molti orsi sono stati trovati anche con ferite chirurgiche infettate, deformità ossee e parassiti e altre condizioni tra cui anche gravi malnutrizioni.

Le alternative

Con un mercato così vasto e così importante significa che la bile dell’orso è un prodotto insostituibile? No, il contrario. Quello che ti ho citato prima, l’acido ursodesossicolico, lo si può recuperare da altre fonti. Una di questa è l'industria della macellazione del bestiame: un mondo che comunque non ci piace ma che, in questo scenario, rappresenta un’alternativa da prendere in considerazione.

La bile di suini e conigli, scrive la WAP, ha effetti chimici e farmacologici equivalenti a quella dell’orso. Accanto a questi esistono anche dei preparati farmaceutici approvati da circa 40 aziende nazionali. Tra numeri e informazioni poco rassicuranti che si leggono nel dossier, c’è una piccola speranza. Sembra infatti che in Cina aziende stiano lavorando per creare sviluppare un sostituto della bile d’orso e che diversi allevamenti stiano muovendo primi passi verso una maggiore protezione dell’animale. Visti i dati, però, è ancora troppo poco. E il Coroanvirus non può essere una giustificazione.