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13 Maggio 2020
12:00

Inquinamento luminoso: qualche esempio di illuminazione nociva

Quando ti trovi lontano da un centro urbano ma in lontananza riesci ancora a distinguere i grattacieli illuminati. Quando una sera vorresti vedere le stelle ma la visuale è bloccata da un’immensa coltre arancione. Quando ti accorgi che non vedi più lucciole da diversi anni. Questo è l’inquinamento luminoso.

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Inquinamento luminoso: qualche esempio di illuminazione nociva
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Osservare il cielo stellato è una delle attività piacevoli e romantiche per eccellenza. L’immagine degli innamorati che dopo una cenetta a tu per tu si fermano a guardare le stelle da una collina, o ancora le ore trascorse durante la notte di san Lorenzo per individuare il maggior numero possibile di stelle cadenti, o ancora la bellezza di imparare costellazioni e pianeti puntando lo sguardo in alto attraverso un telescopio piazzato sul balcone… Tutte situazioni evocative e suggestive, in cui tuttavia ultimamente è molto difficile trovarsi. Questo perché, in particolare nei grandi centri abitati, le stelle ormai non si vedono più. E non perché il pianeta Terra si sia spostato o le stelle abbiano perso la loro luminosità.

Si chiama inquinamento luminoso” e riguarda un’alterazione dei livelli di luce naturale prodotta dalla luce artificiale diffusa dall’uomo. Una espansione di luminosità che si spinge ben oltre l’area che dovrebbe interessare interferendo con la visione umana (e non solo) del cielo e con la percezione dei tempi. Quest’alterazione ha effetti negativi diffusi, come la perdita dell’orientamento di diverse specie animali notturne, la confusione dei ritmi di crescita delle piante, la perdita di percezione del nostro rapporto con il mondo di cui facciamo parte. Senza contare lo spreco di energia elettrica che tutta questa illuminazione artificiale comporta.

Ma quindi cos’è l'inquinamento luminoso e dove puoi imbattertici? In realtà si tratta di un problema molto semplice da riconoscere. Basti pensare a tutte le volte in cui non puoi vedere le stelle perché il cielo è coperto da una cappa arancione generata dall’illuminazione delle città. O ancora, pensa alle luci perenni e molto forti che confondono gli animali che di luce vivono come le lucciole, che non riescono più a vedersi tra di loro e quindi a riprodursi. O ancora, quando ti trovi in luoghi remoti lontani dai centri abitati come parchi nazionali o case di campagna e in lontananza riesci ancora a vedere grattacieli illuminati, luci metropolitane e fari accesi. Ecco, quello è l’inquinamento luminoso.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.