La Cop26 di Glasgow è chiusa e poco inclusiva, denunciano gli attivisti

Alcuni osservatori hanno raccontato al quotidiano britannico “The Guardian” le difficoltà per le organizzazioni e la società civile a far sentire la loro voce nei passaggi cruciali dei negoziati sul clima.
Gianluca Cedolin 9 Novembre 2021

A Glasgow procedono, un po' a fatica, i negoziati della Cop26, la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che nella prima settimana ha messo insieme un po' di accordi (come quelli sulla deforestazione, sulla riduzione delle emissioni di metano, sul carbone), giudicati comunque non ancora sufficienti e incisivi, e ora si avvicina al momento del dunque. Mentre attendiamo di capire se ci saranno davvero risultati decisivi per fermare la crisi climatica e accelerare sulla transizione ecologica, diversi attivisti e gruppi hanno messo in dubbio la legittimità del summit. Il motivo, come ha scritto il Guardian, sarebbero le «restrizioni ingiuste e senza precedenti nell'accesso alle negoziazioni».

Molti osservatori, in rappresentanza di centinaia di organizzazioni ambientaliste, accademiche, attive sui diritti delle donne e degli indigeni o sul terreno della giustizia climatica, hanno avvertito che l'esclusione di queste persone dalle aree delle negoziazioni potrebbe avere un impatto diretto su milioni di cittadini nel mondo. Tasneem Essop, direttore del Climate action network, che unisce oltre 1.500 organizzazioni in 130 paesi, ha detto che «le voci della società civile sono fondamentali per la riuscita della Cop, eppure non siamo stati in grado di fare il nostro lavoro. Se la partecipazione e l'inclusione sono la misura della legittimazione, allora qui le basi non sono molto solide».

Un attacco condiviso da molti altri osservatori citati dal Guardian, come Gina Cortes, rappresentante dei gruppi delle donne. Cortes ha parlato delle «profonde disuguaglianze e ingiustizie di questa Cop», citando le «migliaia di attivisti che dovrebbero essere qui ma non ci sono». Dopo il rinvio di un anno a causa della pandemia, questa cruciale conferenza sul clima prometteva di essere aperta e inclusiva, e invece circa due terzi delle organizzazioni che solitamente mandano i delegati alle Cop non sono andate a Glasgow, a causa dei costi eccessivi, delle stringenti regole di viaggio e delle restrizioni britanniche in tema di immigrazione.

Soprattutto, denunciano attivisti e organizzazioni, anche chi è presente a Glasgow e accreditato per seguire il vertice fatica a entrare nelle stanze dove si prendono le principali decisioni e a confrontarsi da vicino con i negoziatori. Un problema esasperatosi soprattutto nei primi due giorni, quando erano presenti tutti i leader mondiali: «Il livello di chiusura è stato senza precedenti», ha detto Sebastian Duyck del Centre for International Environmental Law. «La partecipazione limitata mina in maniera decisiva la credibilità della Cop, c'è il rischio reale che le decisioni prese in queste stanze abbia un impatto diretto e drammatico sui diritti umani».