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9 Novembre 2018
14:00

Larvalbot, il robot subacqueo che semina larve per ripopolare la barriera corallina

Produce e cresce delle piccole larve di corallo che deposita sulle parti danneggiate della grande barriera corallina, cercando di ripopolarla. Si chiama LarvalBot e a fine novembre inizierà la sua missione su larga scala: ripristinare i preziosi coralli che l’inquinamento ha quasi totalmente distrutto.

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Larvalbot, il robot subacqueo che semina larve per ripopolare la barriera corallina
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Un drone subacqueo costruito per ripopolare il mare dei coralli che stanno lentamente scomparendo, uccisi dall’inquinamento ambientale e dal cambiamento climatico. E come? Seminandone delle piccole larve in giro per i fondali acquatici, nella speranza che da esse possano poi nascere e crescere nuovi esemplari. Il suo nome è LarvalBot, è australiano e rappresenta l’evoluzione del precedente RangerBot, un robot ideato per monitorare e proteggere i coralli rimasti. LarvalBot è un progetto presentato dal alcuni ricercatori della Queensland University of Technology e supportato dalla Great Barrier Reef Foundation. Ma come funziona esattamente?

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LarvalBoat all’opera

Dal momento che gran parte dei coralli si riproducono attraverso le uova, LarvalBot deposita in acqua contemporaneamente sia le uova, raccolta in precedenza da ciò che rimane della Barriera corallina, sia lo sperma, coltivandole poi come baby coralli all’interno di recinzioni acquatiche monitorate. Una volta diventate abbastanza grandi da poter sopravvivere da sole, solo a quel punto il Bot parte e comincia a depositare le piccole larve di corallo in punti della Barriera corallina danneggiati, nella speranza che queste riescano a svilupparsi e crescere, ripristinandola pian piano. L’attività di deposito di baby coralli su larga scala è prevista per la fine del mese di novembre, quando due o tre droni porteranno in giro per l’oceano circa 1,4 milioni di larve, depositandole su un’area di circa 1.500 metri quadri all’ora per ciascun Bot.

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Il professor Peter Harrison, responsabile del progetto

Se questo esperimento funzionasse davvero, in particolare su larga scala, la prospettiva di salvare la barriera corallina potrebbe davvero diventare reale. Se però l'obiettivo di ripristinarla e di renderla autosufficiente venisse raggiunto, a quel punto, diventerebbe ancora più necessario adottare misure preventive per salvaguardarla ed evitare di distruggerla ancora.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.