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14 Aprile 2021
10:00

Le barriere anti-plastica nei fiumi di Roma aiutano il mare: raccolta in media una tonnellata di rifiuti al giorno

L’esperimento delle barriere in polietilene destinate a raccogliere la plastica trasportata dai fiumi Tevere e Aniene prima che arrivi in mare sembra proprio aver funzionato alla grande. In pochi mesi, infatti, sono state raccolte tonnellate di rifiuti, nello specifico cento chili al giorno in media.

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Le barriere anti-plastica nei fiumi di Roma aiutano il mare: raccolta in media una tonnellata di rifiuti al giorno
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Ce ne sono sul Po, sull’Arno, ma anche sul Tevere e dal 2020 anche sull’Aniene. Le barriere anti-plastica posizionate nei fiumi italiani hanno un funzionamento tanto intuitivo quanto efficace. E a provarlo sono i numeri.

Di recente sono infatti stati diffusi i risultati della raccolta delle barriere posizionate nei due corsi romani, e pare che il funzionamento di questi sistemi di salvaguardia delle acque stia davvero risparmiando al mare una bella quantità di oggetti inquinanti, che finiscono invece nella mani del consorzio per il riciclo della plastica Corepla per diventare nuova materia prima.

Si parla di tremila chili di rifiuti raccolti ogni mese, in media 100 chili al giorno. Una quantità enorme che, se non fosse stato per le barriere, sarebbe finita in mare contribuendo al suo indebolimento e compromissione.

Ma come funzionano questi strumenti?

Posizionate presso le foci dei fiumi, queste barriere in polietilene funzionano come delle dighe, trattenendo corpi estranei e quindi intercettando i rifiuti accumulandoli in uno spazio apposito da cui poi vengono raccolti. A quel punto Corepla si occupa di selezionare i materiali riciclabili e avviarli a seconda vita.

Il progetto è risultato talmente efficace da continuare a essere replicato, sia sul Tevere che sull’Aniene. La speranza è che questa tecnologia venga introdotta su quanti più fiumi possibili, così da arginare il danno che le nostre attività sulla terra arrecano alle acque del mare.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.