Paul Barton, il pianista che porta la musica nella vita degli elefanti maltrattati

Un pianoforte in mezzo alla natura e qualche elefante fermo ad ascoltare. Sembra la scena di un cartone animato, invece il pianista Paul Barton l’ha trasformato in realtà. Dal 2011, infatti, l’artista si reca di santuario in santuario, in Thailandia, dedicando brani di musica classica agli elefanti che in passato sono stati maltrattati e torturati.

14 Luglio 2019
15:00
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Paul Barton, il pianista che porta la musica nella vita degli elefanti maltrattati
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Ha cominciato nel 2011 suonando un brano di Beethoven a Plara, un’elefantessa cieca che in quel momento stava mangiando del bambù. Non appena ha iniziato a sentire le note del pianoforte, l’enorme pachiderma ha smesso di dedicarsi al cibo, fermandosi ad ascoltare. Da quel momento, Paul Barton ha capito che avrebbe potuto aiutare quegli enormi animali a trascorrere almeno qualche minuto in serenità. Già, perché gli elefanti a cui il pianista dedica le sue canzoni hanno alle spalle una vita di abusi e maltrattamenti che hanno provocato in loro ferite e traumi molto forti.

Questi enormi animali sono stati per molto tempo impiegati per trasportare alberi, tronchi e attrezzature per il disboscamento, pratica divenuta illegale nel 2014 in Thailandia. Oggi, gran parte degli elefanti un tempo utilizzati come mero mezzo di trasporto, torturati e picchiati quotidianamente, vivono liberi e protetti in Santuari in cui alcuni volontari provvedono al loro recupero e al loro benessere. Paul Barton, ha deciso di contribuire a questo benessere e di farlo con la propria musica. Perché la musica fa bene al cuore. Anche a quello degli elefanti.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.