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20 Luglio 2020
14:30

Per il futuro delle nostre Alpi servono coraggio e sostenibilità: ecco le bandiere verdi e nere 2020 di Legambiente

Come ogni anno è stato pubblicato il rapporto "Carovana delle Alpi" che premia i progetti più coraggiosi, innovativi e sostenibili per la tutela e la valorizzazione dei territori alpini. Accanto ai pollici su, ci sono anche le famose bandiere nere, assegnate a chi invece continua a peccare di efficacia e qualità nella gestione dell'ambiente.

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Per il futuro delle nostre Alpi servono coraggio e sostenibilità: ecco le bandiere verdi e nere 2020 di Legambiente
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Pollice su se hanno messo in pratica progetti innovativi e di qualità per proteggere e valorizzare il territorio, pollice verso invece se le politiche e la gestione dell’ambiente sono rimaste inefficienti, poco sostenibili e non al passo con i tempi. Per determinare i promossi e i bocciati nella tutela del paesaggio alpino, Legambiente assegna una bandiera: verde per chi si è contraddistinto per originalità e coraggio, nera in caso di arretratezza e inefficienza. Nel nuovo rapporto “Carovana delle Alpi" sono 19 le bandiere verdi del 2020 (2 in più rispetto all’anno scorso) mentre 12 sono invece quelle nere che, secondo Legambiente, “segnalano le lacerazioni del tessuto alpino, caratterizzate da scelte anacronistiche dietro cui si celano controversi interessi economici o modelli lontani da quell’idea di sviluppo sostenibile chiave imprescindibile per immaginare il futuro. Tra i “cattivi” spicca la Regione Lombardia mentre tra le bandiere verdi premiati progetti per trovare manodopera agricola in modo trasparente contro il caporalato, percorsi lenti adottati come stile di vita da intere comunità, il recupero di spazi dismessi e nuove forme di accoglienza contro lo spopolamento delle valli e i borghi fantasma.

Virtuosi e rimandati

Dal 2002 la campagna “Carovana delle Alpi” racconta la convivenza tra il territorio alpino e chi lo vive e abita mettendo a fuoco iniziative e limiti che tutelano o minacciano uno degli ecosistemi più importanti per la biodiversità in Europa e tra i più minacciati dai cambiamenti climatici e dall’eccessivo sfruttamento delle sue risorse.

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Nella sua scelta, Legambiente tiene conto della protezione e della valorizzazione della natura e del paesaggio alpino, delle attività agricole che vede i propri terreni ridursi sempre di più, lo sviluppo sostenibile del turismo, la produzione di energia e la conservazione dell’identità culturale e sociale delle popolazioni locali.

Le bandiere 2020 sono così distribuite:

  • Liguria: una bandiera verde
  • Piemonte: cinque bandiere verdi e tre nere
  • Valle d’Aosta: una bandiera verde e una nera
  • Lombardia: quattro bandiere verdi e due nere
  • Trentino Alto Adige: due bandiere verdi e due nere
  • Veneto: due bandiere verdi
  • Friuli Venezia Giulia: quattro bandiere verdi e quattro bandiere nere.

Coraggio contro arretratezza

Tra i progetti da pollice su ti racconto alcuni esempi: il progetto Humus Job che mira a creare una rete di manodopera agricola trasparente per contrastare il caporalato oppure l’iniziativa di un’imprenditrice etiope che con la sua azienda alleva capre e recupera terreni demaniali abbandonati o ancora la determinazione del Comune di Lecco che ha smantellato di un comprensorio sciistico valorizzando la mobilità verso la montagna con nuovi mezzi pubblici.

Si punta su tutela del territorio, turismo sostenibile e la valorizzazione dell'identità culturale delle comunità locali

Tra gli "estranei ad una qualsivoglia dimensione di sostenibilità” e vincitori della bandiera nera di Legambiente 2020 spicca, su tutte, la Regione Lombardia. Il pollice verso arriva per i mancati interventi efficaci contro le speculazioni che caratterizzano l’utilizzo dei fondi pubblici per sostenere la pastorizia in montagna. Tra i bocciati anche le giunte regionali della Valle d’Aosta e le amministrazioni comunali di Issogne e Champdepraz in carica negli anni 2014-2019 per l’autorizzazione a una discarica per “rifiuti speciali non pericolosi” a due passi dal Parco Naturale del Mont Avic.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.