Perché dal 2013 l’Italia ha smesso di investire nelle rinnovabili?

Se l’Italia sta soffrendo così tanto i rincari dovuti alla guerra tra Russia e Ucraina, il problema è anche degli errori commessi in passato. Dal 2013 al 2021 il nostro Paese ha installato pochissimi nuovi impianti per la produzione da fonti rinnovabili, accumulando un ritardo di cui ora paghiamo le conseguenze. Il blocco agli incentivi e i lunghi tempi burocratici sono le principali cause dello stallo, su cui serve intervenire rapidamente.
Michele Mastandrea 24 Marzo 2022

Se in Italia avessimo installato impianti per la produzione di energia rinnovabile come abbiamo fatto tra il 2008 e il 2013, oggi potremmo fare a meno del 70% del gas che importiamo dalla Russia. A dirlo è Legambiente, in uno studio realizzato di recente dal consulente energetico Alex Sorokin. Un dato che ti stupirà, se pensi a quanto avremmo potuto affrontare diversamente questi tempi di incertezza dovuti alla guerra.

Ma la domanda importante da porci, a questo punto, è un'altra. Perché di colpo abbiamo rallentato una marcia che ci aveva portato ai vertici mondiali per nuova potenza installata?

I motivi dello stop

Nel 2013, stando ai dati rilasciati da Terna, avevamo installato rispettivamente 18 e 9 Gw di fotovoltaico ed eolico. Sette anni dopo, nel 2020, avevamo installato in totale rispettivamente 22 e 11 Gw. Un rallentamento notevole, un ruolino di marcia estremamente insufficiente rispetto a tutti gli obiettivi di lungo termine, come mostra il grafico sotto. Cos'è successo? Le spiegazioni sono molteplici.

Credits photo: Terna

Terna

In primis, a pesare sono stati gli stop agli incentivi previsti in un provvedimento noto come Conto Energia. Si tratta di incentivi che – a partire dal 2003 –  andavano a remunerare i produttori di energia da fotovoltaico, spingendo dunque a installare pannelli solari sul proprio tetto di casa e a collegarsi con la rete elettrica nazionale. Parte di quell'energia prodotta e non usata a livello domestico sarebbe stata inoltre messa poi sul mercato, con un risparmio notevole per la collettività e benefici per l'ambiente nel lungo periodo.

Ma nel 2013, il mancato rinnovo degli incentivi da parte del governo rese poco redditizio investire nel settore. Le agevolazioni vennero sostituite con la semplice possibilità di detrarre le spese per l'installazione di pannelli solari. Lo Stato non puntò alla costruzione in proprio di impianti e il ritmo iniziò a diminuire.

Allo stesso tempo, iniziò a crescere la nostra dipendenza dal gas russo. Il 25% dei nostri consumi di gas era legato all'import da Mosca nel 2011, percentuale cresciuta al 38% nel 2021, come affermato anche dal ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Un caso, o forse no.

Il problema delle autorizzazioni

A bloccare la transizione alle rinnovabili pesanti furono però anche i processi autorizzativi troppo lunghi. Si arriva infatti a diversi anni di attesa per chi volesse investire nella costruzione di un impianto. Serve del resto ottenere, per chi volesse investire nel settore, la valutazione di impatto ambientale da parte del ministero dell'Ambiente; poi quella regionale; poi c'è il passaggio della Conferenza dei Servizi; dunque l'autorizzazione per il singolo impianto; infine l'ottenimento della licenza di officina elettrica. Inoltre, servono diversi altri passaggi per finalizzare l'allacciamento dell'impianto alla rete elettrica nazionale.

Tutti passaggi che si potrebbero, anzi si dovrebbero snellire. E una volta ottenuta l'autorizzazione, c'è da superare il nodo delle possibili opposizioni delle comunità locali. Un tema da tenere in considerazione con rispetto, dato che sulla tutela del paesaggio spesso si fonda la qualità della vita ma anche l'organizzazione economica di un territorio. Si tratta di un nodo che che andrebbe affrontato, come suggerito anche dal prof. Gianluca Ruggieri, in maniera preventiva. Ad esempio, attuando prima possibile un piano preciso delle aree dove è possibile costruire o no.

I dati finali di questi iter lunghissimi ci parlano, e non sarà per te una sorpresa, di una incredibile sproporzione tra cosa sarebbe possibile fare e cosa è stato fatto. Su 146 Gw di richieste di nuove installazioni presentate a Terna, società a partecipazione pubblica che gestisce le domande di nuovi impianti, soli 0,8Gw vengono installati ogni anno. Poco o nulla, a fronte dei circa 70Gw che dovremmo installare entro il 2030 in base a quanto ci viene richiesto dall'Unione Europea. Un rallentamento che incide sulla tutela del pianeta, sulla nostra sicurezza energetica e sulle tue bollette.