Perché il prezzo della benzina sta aumentando così tanto?

Il prezzo della benzina ha superato ormai i 2 euro al litro in quasi tutti i distributori italiani, così come quello del gasolio, ma in questo caso la guerra tra Russia e Ucraina influisce solo in piccola parte. Proviamo a capire le cause principali dietro il caro-carburanti, dall’aumento del costo del petrolio alle accise.
Alessandro Bai 8 Marzo 2022

Ormai da diverse settimane ti sarai accorto di come, in tutta Italia, stiano aumentando i prezzi dei carburanti, schizzati alle stelle in particolare nella prima settimana di marzo 2022, durante la quale in molti distributori nazionali la benzina è stata messa in vendita a più di 2 euro al litro. Contrariamente all'incremento dei costi dei prodotti a base di grano o del gas, il rincaro sul carburante è dovuto solamente in parte all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.

Uno dei principali aspetti che influisce sul costo di benzina e diesel è il prezzo del Brent, cioè il petrolio estratto nel Mare del Nord che ha raggiunto i 127 dollari al barile, eguagliando il record del 2018, e che viene utilizzato come riferimento per la quotazione del petrolio a livello globale. Come vedremo, però, a incidere sui prezzi che leggi direttamente alle pompe di benzina ci sono anche le tasse, diverse per ogni Paese e particolarmente alte in Italia.

Proviamo a capire esattamente perché la benzina costa così tanto, il ruolo del conflitto tra Russia e Ucraina e le possibili soluzioni per fare scendere il prezzo.

Perché la benzina costa più di 2 euro al litro

I prezzi della benzina e del diesel sono aumentati vertiginosamente nella prima settimana di marzo 2022 in quasi tutti i distributori italiani, nei quali ormai la benzina, anche in modalità self-service, costa più di 2 euro al litro, una soglia superata in molti casi anche dal gasolio, come si nota dai dati dell'osservatorio del Ministero dello sviluppo economico sui prezzi dei carburanti.

Si tratta di rincari record che non si registravano da molti anni, legati inevitabilmente all'andamento del prezzo del Brent, cioè del petrolio, che solo nella prima settimana di marzo è salito da 98 dollari al barile a quasi 130 dollari al barile, sempre più vicino al primato toccato soltanto nel 2008 di 147,5 dollari al barile.

L'aumento del prezzo del grano e del gas avvenuto contemporaneamente, ti potrebbe far pensare che anche il rincaro dei carburanti sia dovuto alla guerra in corso tra Russia e Ucraina, che tuttavia influisce soltanto in piccola parte. Se ti ricordi, infatti, il costo di benzina e gasolio era in salita già nell'autunno del 2021, quando il conflitto non era ancora scoppiato. La causa principale di questi rialzi è proprio la quotazione del Brent: quando sale il prezzo del petrolio, infatti, sale di conseguenza anche il prezzo di benzina e diesel.

Tuttavia, devi sapere che il Brent è solo uno dei fattori in gioco. Negli ultimi mesi i carburanti sono diventati più costosi anche a causa della decisione dell'Opec+, l'alleanza che racchiude i 23 Paesi produttori di petrolio (Russia compresa), di mantenere la produzione di greggio ferma a 400mila barili al mese e quindi di non aumentarla, come era stato richiesto invece dagli Stati Uniti per provocare un abbassamento dei prezzi.

Se la benzina, così come il gasolio, è arrivata a costare più di 2 euro al litro, però, è anche perché bisogna tenere in considerazione non solo i costi del petrolio in quanto materia prima, ma anche quelli legati alla sua estrazione, alla raffinazione, allo stoccaggio, al trasporto e infine alla distribuzione, tutti aspetti che incidono sul prezzo finale. Infine, a pesare sulle tasche dei consumatori sono anche l'IVA e le accise, ovvero le tasse, che in Italia rappresentano una fetta particolarmente grande del costo del carburante.

Ma che ruolo ha l'invasione russa in Ucraina in questo contesto? Anche se la Russia rappresenta uno dei produttori mondiali di petrolio, esistono molte più alternative sul mercato per chi vuole approvvigionarsi, rispetto a quanto accade invece con il gas. La stessa Italia importa dalla Russia circa il 10% del greggio totale che utilizza, una quantità che potrebbe essere garantita da altri fornitori. Allo stesso tempo, però, non si può escludere che il prezzo del Brent al barile salga ulteriormente con l'interruzione delle forniture di petrolio russe verso l'Europa, ma anche semplicemente a causa dell'incertezza legata alle possibili conseguenze delle sanzioni imposto dall'Ue nei confronti di uno dei maggiori produttori di energia mondiali.

Conseguenze

Naturalmente gli automobilisti non saranno gli unici a percepire gli effetti del forte aumento del prezzo dei carburanti. Insieme a quelli di benzina e diesel, infatti, sono destinati ad aumentare anche i costi dei prodotti trasportati su gomma, che in Italia rappresentano circa l'85% del totale secondo Codacons. Di conseguenza, se il trasporto di queste merci costerà di più, lo stesso accadrà per i prodotti venduti al dettaglio.

Come ridurre il prezzo della benzina

Anche se è vero che in queste settimane il costo dei carburanti è aumentato in primis a causa del rialzo della quotazione del petrolio, il prezzo finale di benzina e diesel in Italia è dovuto soprattutto all'IVA e alle accise, che in Italia sono molte e più care rispetto agli altri Paesi. Negli anni, infatti, il governo italiano ha introdotto varie imposte sulla benzina con diversi obiettivi, ad esempio per permettere la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963, per il finanziamento della guerra del Libano nel 1983 o per le emergenze legati a vari terremoti, da quello dell'Irpinia nel 1980 a quello dell'Aquila nel 2009.

Tutte le accise previste, sommate all'IVA al 22%, incidono secondo il Mise per più del 55% sul prezzo finale della benzina, che dipende soltanto al 44,7% dal prezzo industriale. Come se non bastasse, poi, anche secondo un rapporto dell'Unione energie per la mobilità (UNEM) l'Italia è al secondo posto tra i Paesi dell'Unione Europea per il maggior peso fiscale sul prezzo della benzina, che è stimato al 59%, dietro soltanto alla Grecia (60%). Di conseguenza, è chiaro che per ottenere una riduzione del costo dei carburanti bisognerebbe partire proprio da un taglio di queste tasse, o in alternativa sperare in un nuovo calo del prezzo del Brent.