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15 Maggio 2023
12:00

Produrre carne “sintetica” all’infinito, grazie alle cellule staminali immortali

Durante i processi di produzione di carne sintetica, le staminali utilizzate per la coltivazione normali tendono a invecchiare e a danneggiarsi, non riuscendo più a garantire le stesse caratteristiche iniziali. Un gruppo di ricercatori della Tufts University di Boston però ha trovato il modo per superare questo limite trasformando le cellule in staminali "immortali" in grado di garantire una produzione praticamente infinita.

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Produrre carne “sintetica” all’infinito, grazie alle cellule staminali immortali
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Fornisce cibo con limitati consumi di suolo, acqua ed energia, ridotte di emissioni di gas serra e, soprattutto, zero sofferenza animale.

La carne coltivata – che probabilmente hai sentito chiamare “sintetica” – ha tutte le caratteristiche per diventare un sistema di produzione alimentare capace di nutrire milioni di persone in maniera più sostenibile.

Basta prelevare delle cellule staminali muscolari da un animale, inserirle in un bioreattore per nutrirle con delle proteine per farle crescere e il gioco è fatto.

Le tecniche di agricoltura cellulare stanno crescendo giorno dopo giorno ma oggi hanno ancora alcuni limiti, uno su tutti la “durata” delle cellule.

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Durante la replicazione, infatti le staminali tendono a invecchiare e a danneggiarsi, non riuscendo più a garantire le stesse caratteristiche iniziali. Un problema che, di fatto, rallenta i processi produttivi.

Un gruppo di ricercatori della Tufts University di Boston però ha trovato il segreto per superare questo limite nelle cosiddette «cellule staminali immortali» del muscolo di bovini.

Le normali cellule staminali muscolari prelevate da animali vivi e utilizzate per la produzione di carne coltivata in genere si “dividono” all’incirca 50 volte prima di iniziare a invecchiare.

Sulla rivista ACS Synthetic Biology, invece, i ricercatori hanno descritto una tecnica di ingegnerizzazione cellulare che conferisce alle staminali la capacità di riprodursi centinaia di volte, in maniera infinita insomma, senza mostrare segni di invecchiamento, permettendo così di produrre tonnellate di carne coltivata ogni anno e di evitare continue biopsie di animali da allevamento per il prelievo di staminali.

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Per rendere «immortali» le normali cellule staminali del muscolo bovino, i ricercatori hanno ingegnerizzato le cellule staminali bovine in modo che ricostruissero costantemente i loro telomeri, piccole porzioni di DNA situate alle estremità dei cromosomi che durante il processo di divisione e invecchiamento si si sfilacciano come corde consumate finendo per perdersi.

Condizione che può portare a errori quando il DNA viene copiato o riparato e che può anche causare la perdita di geni e, infine, la morte delle cellule.

La loro innovativo tecnica permette invece di mantenere i cromosomi giovani e pronti per un altro ciclo di replicazione e divisione cellulare.

Il secondo, decisivo, step è stato portarle a produrre continuamente una proteina che stimola una fase critica della divisione cellulare in modo da potenziare ulteriormente il processo e favorire la crescita rapida delle cellule.

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La scienza, insomma, ha messo il turbo alla carne coltivata ma la strada per questo nuovo processo produttivo alimentare è ancora lunga e zeppa di insidie.

Interessanti, in questo senso, sono le parole rilasciate all’Ansa dal presidente del Comitato Etica della Fondazione Umberto Veronesi, Carlo Alberto Redi. Commentando la scoperta, Redi ha cristallizzato perfettamente la situazione in cui oggi restiamo comunque bloccati: “La nuova tecnica è un importante progresso ma il vero limite alla diffusione della carne coltivata da agricoltura cellulare, che è bene sottolineare non ha nulla di sintetico, non è tecnologico ma culturale”. 

Fonte | "Immortalized Bovine Satellite Cells for Cultured Meat Applications" pubblicato il 5 maggio 2023 sulla rivista ACS Synthetic Biology

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.