Qualità dell’aria: un fattore che poco consideri, ma che influenza la tua vita

L’aria che respiriamo non è delle migliori. Eppure, facciamo ancora fatica a renderci conto della portata di un problema che colpisce, prima di tutto il resto, la nostra salute. Ne abbiamo parlato con Adriano Luci, presidente del Gruppo Luci presente in questi giorni a Ecomondo 2019.
Sara Del Dot 7 novembre 2019

Gas di scarico, emissioni tossiche, odori insopportabili ma anche particolato, poveri sottili e sostanze concentrate nell’atmosfera che inaliamo a ogni respiro. Senza aria non potremmo vivere. Eppure spesso fatichiamo a renderci conto di quanto in realtà questa risorsa sia compromessa. Dappertutto e in ogni momento.

È di poche settimane fa la notizia del tristissimo primato dell’Italia in Ue per numero di morti (quasi 15mila ogni anno) causate da biossido di azoto. Nel nostro Paese, infatti, la qualità dell’aria non conta certo numeri d’onore. Anzi, dall’inizio dell’anno fino al mese di settembre già 17 capoluoghi avevano sforato i 35 giorni consentiti. Insomma ciò che respiriamo non è esattamente un toccasana per la nostra salute. Come fare quindi a gestire meglio i problemi che riguardano una delle nostre principali fonti di sopravvivenza, come proteggersi dall’inquinamento e in che modo si sta muovendo la tecnologia in questo senso?

Adriano Luci, presidente del Gruppo Luci di cui fanno parte anche le aziende Labiotest e LOD, specializzate nel settore aria e analisi di odore, presenti anche alla fiera Ecomondo 2019, ci ha aiutati a capire un po’ meglio il fenomeno e il modo in cui le aziende come la sua agiscono per implementarne la gestione.

“A nostro avviso le principali fonti di emissioni di aria malsana e inquinata nel nostro Paese sono legate al riscaldamento per uso domestico e al traffico delle auto e dei veicoli, seguite da emissioni provenienti da varie tipologie aziendali. Per proteggersi da questo fenomeno, ogni cittadino dovrebbe migliorare la cura e l’attenzione per l’ambiente, perché ciascuno di noi con i propri comportamenti può cercare di ridurre le fonti emissive e quindi inquinanti. È un tipo di cultura che parte da lontano, sarebbe necessario iniziare sin dall’asilo, nelle famiglie, nelle scuole e anche nelle aziende a divulgare delle buone pratiche che consentano di prevenire il fenomeno emissivo. Si tratta di un fenomeno noto a tutti, anche se sono in pochi a prestarci la dovuta attenzione.”

Attenzione che emerge nei cittadini soprattutto a partire dal loro naso.

“Noi come azienda ci siamo interessati alla qualità dell’aria anche in termini di emissioni odorigene e questo ci ha portati ad acquisire competenze importanti che nel tempo ci hanno consentito di esportare le nostre tecnologie anche all’estero e in Paesi come la Cina, avendo l’occasione anche di sviluppare risposte più articolate. Le emissioni odorigene, infatti, possono provenire da molte fonti come allevamenti, agro-industrie… Noi interveniamo nella fase dell’origine del cattivo odore, cercando di abbatterne la molecola.”

E le tecnologie per far fronte a questo fenomeno sono in continua evoluzione. Anche se, l'arma migliore con cui combattere il problema è il nostro comportamento.

“C’è una forte evoluzione, ci sono molte tecnologie, ricerche ed esperienze che possono contribuire a un miglioramento della qualità dell’aria. Tuttavia è impossibile riuscire a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo solo ed esclusivamente attraverso le tecnologie. Solo per fare un esempio, nessuno strumento riuscirebbe ad abbattere le emissioni provocate da tutte le automobili che ogni giorno circolano sulle nostre strade. Bisognerebbe intervenire sul fattore traffico per dare un taglio a queste sostanze. Naturalmente si sta lavorando molto sul discorso della mobilità elettrica, e credo che quella sia una buona strada, proprio come sarebbe una buona soluzione una gestione più efficace del parco mezzi, soprattutto da parte delle aziende e da parte dei lavoratori. Solo con il carpooling, si potrebbero risparmiare soldi ed emissioni, prevenendo l’inquinamento e non intervenendovi dopo. Le tecnologie ci sono, spesso però ciò che manca è la volontà.”