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Cos’è il gas naturale, dove si trova e che ruolo può avere nella transizione energetica

Il gas naturale rientra tra i combustibili fossili, proprio come carbone e petrolio, eppure qualcuno lo considera una soluzione ponte per spostarsi verso le fonti rinnovabili, forse non tenendo conto del suo reale impatto ambientale. Vediamo dove si trova, come funzionano la sua estrazione e il trasporto, e da dove arriva quello utilizzato in Italia.
Alessandro Bai 7 Marzo 2022

Il gas naturale è una miscela di gas costituita principalmente da metano e, pur essendo meno inquinante di fonti come petrolio o carbone, proprio come loro fa parte dei combustibili fossili, dunque non possiamo davvero considerarlo una fonte energetica pulita e rinnovabile.

Nonostante questo, il gas naturale è ancora estremamente diffuso in Italia e nel resto del mondo, dove viene utilizzato per alimentare i fornelli che usi per cucinare, per il riscaldamento domestico e per produrre acqua calda, oltre che per generare corrente nelle centrali elettriche, ma da alcuni anni viene ormai impiegato anche come carburante per le automobili, come alternativa più economica – e pulita – a diesel e benzina.  Nei primi mesi del 2022, in seguito all'aumento dei prezzi dell'energia e allo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, ti sarai accorto di come la dipendenza dell'Italia dall'importazione di gas naturale proveniente da altri Paesi renda ancor più necessaria, per motivi ambientali ma anche economici, la transizione energetica verso fonti rinnovabili, come ad esempio l'energia solare.

Pur essendo la fonte fossile più pulita, infatti, anche il gas naturale produce emissioni in grado di aggravare la crisi climatica, specialmente durante la sua combustione, necessaria per alimentare le auto, ma anche durante l'estrazione e il trasporto.

Cos'è

Il gas naturale è un combustibile fossile composto circa al 90% da metano (CH4) e, in parte minore, da una miscela di idrocarburi e altri gas, ovvero azoto, propano, butano e anidride carbonica, che tuttavia sono presenti in percentuali che possono cambiare in base alla provenienza del gas naturale e al modo in cui si è formato. Devi sapere infatti che questa sostanza si trova innanzitutto sotto la superficie terrestre (o al di sotto del fondale marino), dove si è formata ormai milioni di anni fa, ed è conservata in giacimenti nei quali può essere presente da sola oppure insieme ad altre fonti fossili, cioè il petrolio o il carbone.

La formazione del gas naturale avviene quando del materiale organico va incontro ad un processo di decomposizione anaerobica, cioè che non necessita la presenza di ossigeno, ma non è l'unico modo in cui può essere prodotto. Ad esempio, questa miscela si forma anche in seguito alla degradazioni di materiali biologici che avvengono in alcuni luoghi, come le paludi, ma anche come risultato della decomposizione dei rifiuti o, ancora, come conseguenza della digestione degli animali da allevamento, motivo per cui gli allevamenti intensivi vengono additati tra le cause che contribuiscono al cambiamento climatico.

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Il gas naturale serve sia in ambito domestico, per cucinare o per il riscaldamento, che per generare elettricità.

In generale, comunque, il gas naturale viene estratto dai giacimenti in cui si trova per poi essere lavorato in impianti appositi: qui, prima di essere utilizzato per produrre l'energia di cui ti ho parlato, il gas viene trattato per eliminare altre sostanze, come anidride carbonica e azoto. Di conseguenza, se da una parte è giusto dire che gas naturale e metano non sono la stessa cosa, quest'ultimo ne rappresenta certamente la componente principale, a maggior ragione dopo il trattamento della miscela di gas originaria.

Per darti un'idea di quanto sia importante attualmente questa fonte per il nostro Paese, pensa che in Italia il 40% dell'energia consumata viene proprio dal gas naturale, che serve sia per produrre elettricità nelle centrali che all'interno dell'ambito domestico, per il riscaldamento, per l'acqua calda o semplicemente per alimentare i fornelli con cui cuciniamo.

Dove si trova

I principali giacimenti di gas naturale presenti sul nostro pianeta si trovano in Russia, come avrai ormai capito in seguito allo scoppio del conflitto con l'Ucraina, ma anche in Algeria, Iran e Stati Uniti. Dopo l'estrazione, il gas venduto ad altri Paesi viene trasportato attraverso i gasdotti o sulle navi, in quest'ultimo caso dopo il passaggio allo stato liquido.

Dato che l'Italia produce appena il 4,4% del gas naturale che consuma, si può parlare di un'importante dipendenza dall'estero: in particolare, il principale fornitore del nostro Paese è proprio la Russia, dalla quale arriva circa il 38% del gas che utilizziamo, tramite un gasdotto che copre una distanza di oltre 4mila chilometri e attraversa anche l'Ucraina. Oltre alla nazione sovietica, l'Italia si affida però anche all'Algeria, responsabile del 27,8% circa del fabbisogno nazionale di gas naturale, il cui trasporto avviene tramite una struttura chiamata Transmed, lunga circa 2mila chilometri che passa anche per la Tunisia prima di giungere all'impianto di Mazara del Vallo, in Sicilia.

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L’Italia importa dalla Russia circa il 38% del gas naturale che utilizza.

Quanto inquina?

Sentire parlare del gas naturale come fonte fossile più pulita, con un impatto sull'ambiente minore rispetto a petrolio e carbone, non deve farti dimenticare che si tratta di una fonte energetica non rinnovabile e comunque inquinante. I problemi principali legati al suo utilizzo sono due: in primis le emissioni di anidride carbonica e altri gas serra derivanti dalla sua combustione che, seppur minori a quelle causate da altri combustibili fossili come petrolio o carbone, contribuiscono comunque al surriscaldamento della Terra.

Ma non è tutto: il metano stesso, che come ti dicevo è la componente principale del gas naturale, rientra anch'esso tra i gas serra e, nei 20 anni successivi alla sua emissione in atmosfera, è in grado di intrappolare il calore in un modo 80-90 volte più efficace rispetto ad una molecola di CO2. Capirai quindi perché questo gas sia a sua volta un pericoloso alleato del riscaldamento globale e della crisi climatica, specialmente prendendo in considerazione i dati di uno studio pubblicato sulla rivista Science nel 2018 dai ricercatori del NOAA di Boulder (Colorado), secondo cui le emissioni di metano in atmosfera causate dai problemi tecnici del settore delle estrazioni statunitense sarebbero maggiori del 60% rispetto a quelle stimate, ovvero 13 milioni di tonnellate in più all'anno. Purtroppo, questo metano disperso avrebbe un effetto sul clima equivalente a quello delle emissioni di CO2 provocate annualmente dalle centrali a carbone statunitensi.

Ma allora perché si definisce spesso il gas naturale come un "ponte" in grado di favorire la transizione energetica verso fonti più pulite? Da una parte, tutto questo è legato alla difficoltà di svincolarci dalla dipendenza dai combustibili fossili: in questo contesto, l'impatto ambientale minore di questa miscela di gas rispetto ad esempio al petrolio, la rende la soluzione ideale, sebbene forzata, per prendere tempo e iniziare a puntare con decisione sulle energie rinnovabili, ampliando ad esempio gli impianti eolici o quelli alimentati a energia solare.

D'altro canto, investire sulle reti di trasporto del gas naturale significa anche realizzare strutture che potranno nel prossimo futuro essere utilizzate anche per il trasporto di idrogeno e biometano (derivato del biogas), entrambi gas rinnovabili e puliti, che nei prossimi anni dovranno rappresentare una quota sempre più ampia delle fonti che utilizziamo per produrre energia.