video suggerito
video suggerito
10 Giugno 2020
10:30

Quella dipendenza dalla chirurgia estetica che nasconde un forte disagio psicologico

Un intervento di chirurgia estetica che "sistemi" quel difetto che non sopporti e ti permetta di accettarti una volta per tutte. Potrebbe rivelarsi anche una soluzione definitiva, ma nella maggior parte dei casi non lo è, e l'ossessione per ritocchini e interventi diventa una vera dipendenza dalla chirurgia estetica. Una dipendenza che nasconde soprattutto un disagio a livello psicologico.

10 condivisioni
Quella dipendenza dalla chirurgia estetica che nasconde un forte disagio psicologico
Immagine

Si inizia con un ritocchino al viso per avere un aspetto un po’ più giovane. Giusto qualche punturina per arrivare al lifting, passare poi a un intervento di blefaroplastica fino a una liposuzione per migliorare l’aspetto delle gambe.

Sono decenni che un numero sempre maggiore di donne (e ultimamente anche di uomini) si prendono sempre più cura del proprio aspetto esteriore. Ciò non avviene solo attraverso la pratica di attività fisica o seguendo una corretta e sana alimentazione, ma spesso e volentieri ricorrendo alla chirurgia estetica.

Nel rivolgersi ad un chirurgo estetico non c’è nulla di male; intervenire, infatti, su un difetto estetico che può compromettere lo stato psicologico e la qualità di vita di una persona, può rappresentare in molti casi la soluzione di un problema (non solo dal punto di vista estetico). Ma cosa succede quando non si riesce più a fare a meno del proprio chirurgo plastico?

Siamo ancora lontani da poter parlare di una vera e propria dipendenza dalla chirurgia estetica, per quanto il bisogno di far ricorso a frequenti interventi di chirurgia plastica sul proprio corpo, senza che questi siano giustificati da condizioni mediche disfiguranti, potrebbe essere un chiaro sintomo di disturbo di dismorfismo corporeo.

Quando la chirurgia estetica non è la soluzione

Chi soffre di questo tipo di disturbo di norma si sottopone a un intervento chirurgico estetico per trarne soddisfazione e aumentare così la propria autostima. Peccato che questa "tregua" nei confronti del proprio aspetto esteriore non duri molto, anzi. Tutte le emozioni positive ottenute in seguito all'intervento chirurgico lasciano presto posto alle sensazioni negative di una volta: l’insoddisfazione per il proprio aspetto riemerge, e può interessare la parte del corpo già operata o spostarsi su un’altra. La soluzione? Tornare sotto i ferri per sentirsi più belli.

È chiaro che l’ossessione di una persona nei confronti del proprio aspetto fisico non può risolversi con un intervento sul corpo, trattandosi di un problema di tipo psicologico, ma tra tutte le forme di dipendenza esistenti o di disturbo a livello mentale, non viene tenuto in considerazione quanto dovrebbe. Il problema è che tale dipendenza può portare a effetti devastanti.

Cos'è la dismorfobia?

In alcuni casi, la dipendenza dalla chirurgia estetica evidenzia la presenza di un grave disturbo di dismorfismo corporeo, meglio conosciuto come dismorfofobia. Si evidenzia quando chi ne soffre ha una visione distorta del proprio aspetto esteriore, causata da un'eccessiva preoccupazione della propria immagine. Sono sotti i nostri occhi diversi personaggi anche noti (penso a Mickey Rourke o Kim Kardashian per esempio) che ne soffrono, e che hanno completamente sfigurato il loro aspetto passando da una sala operatoria all'altra, sempre insoddisfatti dei risultati restituiti dalla chirurgia estetica. La dismorfobia può provocare poi diversi problemi di salute e a livello sociale: dai disordini alimentari a problemi nella sfera sessuale, dall'isolamento sociale a comportamenti ossessivo-compulsivi.

Quando serve lo psicologo

In ogni caso, quando la questione è chiaramente "fuori controllo" intraprendere un percorso con uno psicologo psicoterapeuta è l'unico modo per evitare che da un piccolo difetto si rischi di cambiare radicalmente il proprio aspetto esteriore, arrivando a non riconoscersi più e senza risolvere le difficoltà interiori e un evidente disagio psicologico.

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.