Abuso, dipendenza e craving: tutto quello a cui può portare l’ossessione per un farmaco

Come si definisce l’abuso di farmaci? E quando si può parlare di vera e propria farmacodipendenza? I sintomi sono evidenti, si va dall’umore instabile all’overdose, ma come in ogni altra dipendenza, il primo passo per uscirne è riconoscere il problema.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
5 agosto 2020

Una pastiglia dietro l’altra. Giorno dopo giorno. La sensazione di stare meglio solo dopo aver assunto uno specifico farmaco. La dipendenza farmacologica è molto subdola. Qualcosa che prendi per stare bene, può portarti a stare molto male, a stravolgerti la vita. Sì, assumere un farmaco può creare una dipendenza, ma in verità, a creare la dipendenza, non è il farmaco in sé, ma l’abuso che se ne fa. Ecco perché occorre fare subito una netta distinzione tra quello che è abuso e quello che è dipendenza.

Abuso o dipendenza?

I farmaci che possono portare più facilmente a una dipendenza sono gli antidolorifici (oppioidi), i sedativi per trattare gli stati di ansia, l’insonnia o l’epilessia e i farmaci stimolanti, usati solitamente per trattare l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) o la narcolessia.

L’abuso del farmaco non indica che ci sia una vera e propria dipendenza. C’è abuso nel momento in cui se ne aumentano le dosi, se ne aumenta la frequenza di assunzione, se ne modifica la via di somministrazione, o nel momento in cui viene associata l’assunzione di un’altra sostanza (senza consultare il medico) o ancora, se si arriva addirittura a utilizzare la prescrizione di un’altra persona. L’abuso, insomma, è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per portare a una dipendenza.

Si parla invece di dipendenza psico-fisica da un farmaco ogniqualvolta si verifica un disturbo cronico e caratterizzato dall’utilizzo compulsivo di sostanze e dall’incapacità di smettere. L’evidenza della dipendenza da farmaci si manifesta non solo con sintomatologia da astinenza e da intossicazione, ma anche attraverso una preoccupazione ossessiva rivolta a come procurarsi quella sostanza.

Come non cadere nella dipendenza da farmaco

Per non rischiare di cadere in un abuso o in una dipendenza da farmaco, la prima cosa da fare dovrebbe essere quella di seguire scrupolosamente le indicazioni della prescrizione relative alla quantità, alla modalità di somministrazione e alla durata della terapia. Il medico deve essere sempre informato sui medicinali e sugli integratori che si stanno assumendo, anche se sono omeopatici o naturali. I farmaci prescritti non dovrebbero poi mai essere interrotti bruscamente; allo stesso modo non andrebbe mai aumentata la dose nel momento in cui si dovesse notare che non si verificano gli effetti terapeutici desiderati. Qualsiasi medicina non dovrebbe poi essere mai associata ad alcol o a sostanze illegali.

Cos’è il craving

Chi è dipendente psicologicamente dai farmaci potrebbe arrivare a cercarli in maniera compulsiva: in questo caso si parla di craving, vale a dire un desiderio molto forte di consumare una determinata sostanza.

Chi sperimenta questo tipo di forte dipendenza da un farmaco non riesce a smettere di assumerlo ed è convinto di non poter condurre una vita normale facendone a meno. La perdita del controllo è un chiaro sintomo da dipendenza, così come il pensiero ossessivo. Il farmaco diventa uno strumento per gestire le proprie emozioni, mai cambiamenti di umore repentini sono dietro l’angolo: si passa dall’euforia all’ostilità, dall’essere completamente su di giri ad una calma che rasenta l’apatia, tant’è che è facile perdere l’interesse per le normali attività quotidiane.

Le conseguenze di una dipendenza grave da farmaco possono essere anche più gravi. Chi ne soffre può arrivare a comportamenti incontrollati come cercare medici diversi per ottenere la prescrizione del farmaco, se non addirittura arrivare a falsificare le prescrizioni mediche. Non di rado la vita di chi soffre di craving viene stravolta dalla dipendenza: peggiora la qualità del sonno, l’attività lavorativa o scolastica viene compromessa, sorgono problemi interpersonali con amici e famigliari, fino al rischio di un’overdose, che generalmente si manifesta con un'evidente confusione mentale, l'incapacità di parlare, sonnolenza, tremori, pelle fredda e sudata, e in alcuni casi, un blocco respiratorio.

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