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12 Settembre 2019
15:00

Rendiamo giustizia a Ruth, la cagnolina uccisa a badilate da un contadino

In pochi giorni le foto strazianti della cagnolona Ruth hanno fatto il giro del web. Prima legata, e poi presa a badilate, ha rischiato di essere anche bruciata viva. È morta dopo ore di agonia. Quello che si può fare adesso è solo renderle giustizia. Così, una petizione lanciata su Change.org in nome di Ruth, ha già raccolto oltre 55mila firme.

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Rendiamo giustizia a Ruth, la cagnolina uccisa a badilate da un contadino
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Non dava fastidio a nessuno. Era dolce e mansueta. L’unica sua colpa era essere un cane senza un padrone. Ruth ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato con l’uomo sbagliato, in una terra che non ha mai dimostrato un grande rispetto per gli animali randagi.

Cosa è successo a Ruth

Siamo a Partinico, un paesino della campagna a pochi chilometri da Palermo. Lo scorso lunedì un anziano è stato ripreso mentre colpiva ripetutamente il cane Ruth, dopo averla immobilizzata legandole le zampe. Avrebbe poi anche tentato di bruciarla viva, dopo averla cosparsa di benzina. Un vicino, testimone della vicenda, dopo aver fotografato la scena, glielo ha impedito. Allertata un’associazione animalista, la cagnolona è stata portata da un veterinario, ma dopo ore di sofferenza atroce, non ha retto ed è morta.

Sulla vicenda stanno indagano i carabinieri di Palermo. Secondo quanto riportato da BlogSicilia.it, quanto è accaduto è ancora poco chiaro. Se Ruth è stata torturata nella giornata di lunedì, sembra che sia stata visitata da un veterinario solo il giorno successivo, e quindi potrebbe avere responsabilità dell’accaduto anche la persona che si prendeva abitualmente cura di Ruth, lasciandola comunque libera di vagare nella zona. Sembra poi che tra l’orco ripreso nelle foto e chi si occupa di Ruth ci fossero stati già degli screzi e tutto fa pensare che questo atto possa essere stato fatto solo per fare un "dispetto" a un vicino di casa.

Fa male sapere che ad andarci di mezzo sia stata una cagnolona che non c’entrava nulla e che aveva come unica colpa quella di avvicinarsi alle persone con fiducia, in cerca di una carezza o forse di un po' di cibo. Ma è una storia che si ripete di continuo: Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania e Calabria sono le regioni più toccate dal fenomeno del randagismo, dove  non fa neppure più notizia come abitualmente i cani randagi siano maltrattati o torturati senza che gli autori di questi atti vengano minimamente sanzionati e puniti.

La posizione di ENPA

L’Ente Nazionale Protezione Animali ha attivato il proprio ufficio legale per assumere ogni opportuna iniziativa e chiederà di costituirsi parte civile in un procedimento penale a carico del colpevole.

"Al nuovo governo chiediamo di farsi promotore di una iniziativa forte su un tema trasversale alle forze politiche. Lo dimostrano, del resto, anche le numerose iniziative legislative che vanno tutte in direzione di un auspicato giro di vite per l’abbandono (art 727 codice penale), l’uccisione (art. 544 bis) e maltrattamento (544 ter) di animali – ha dichiarato Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa -. Chiediamo a tutti tenere fede gli impegni assunti di fronte a milioni di cittadini. Altrimenti, non resta che derubricare a propaganda molte delle prese di posizione “animaliste” espresse nei mesi scorsi dai banchi della maggioranza come da quelli dell’opposizione".

La petizione su Change.org

L’associazione "Pelosi nel cuore" nel frattempo ha lanciato una petizione sul sito Change.org per raccogliere firme affinché la morte di Ruth non resti impunita e perché siano previste pene più severe per chi commette atti di maltrattamento nei confronti di animali indifesi. In sole 24 ore, la petizione ha già superato le 55.000 firme.

Fonte | ENPA

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.