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1 Luglio 2021
12:30

Reti per cozze e attrezzi da pesca dappertutto: Greenpeace denuncia la situazione disperata delle spiagge del Gargano

Reti e oggetti per la pesca costellano le bellissime coste del Gargano, in Puglia. È lo scenario drammatico che gli attivisti di Greenpeace si sono trovati davanti nel corso della spedizione “Difendiamo il mare”.

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Reti per cozze e attrezzi da pesca dappertutto: Greenpeace denuncia la situazione disperata delle spiagge del Gargano
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Ti sarà sicuramente capitato di vederle a volte abbandonate sulla spiaggia, quelle reti tubolari simili a quelle in cui vengono vendute le palline per giocare a racchettoni.

In questo caso, però, si parla di centinaia e centinaia di reti che vengono utilizzate per la pesca delle cozze che, come spesso segnalato dalle associazioni ambientaliste, contribuiscono per la maggior parte all’inquinamento plastico dei mari.

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Eh già, perché nonostante quando si parla di inquinamento da plastica tendiamo a pensare sopratutto ai rifiuti che produciamo nel nostro quotidiano, quello degli attrezzi per la pesca abbandonati in mare e sulle spiagge è un tema a cui non è possibile voltare le spalle.

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La denuncia oggi arriva da Greenpeace, che nel corso della sua spedizione “Difendiamo il mare” segnala una vera e propria invasione di reti per la pesca delle cozze nel mare e sulla costa attorno ai laghi di Lesina e Varano, in Puglia, nel Gargano. Luoghi che, sottolinea l’organizzazione, vivono di pesca ma anche della bellezza dei loro territori, che in questo caso però vengono deturpati proprio dagli scarti delle loro attività economiche.

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Quello delle attrezzature per la pesca è un tema fondamentale, non a caso questi oggetti sono stati inseriti nella direttiva europea sulla plastica monouso che entrerà in vigore il 3 luglio come uno dei rifiuti maggiormente presenti in mare e sulle spiagge. A livello mondiale, infatti, si stima che ogni anno finiscano in mare 640mila tonnellate di reti e attrezzi da pesca, pericolosissimi per gli animali marini dal momento che sono oggetti realizzati appositamente per catturarli (e anche da rifiuti abbandonati la potenzialità non cambia). Complessivamente, si pensa che circa il 10% di tutti i rifiuti plastici dispersi in mare consistano proprio in questi oggetti. Oggetti a cui, comprensibilmente, chi non è addetto ai lavori come noi non sempre pensa.

Non pensi che si tratti di un problema grave? Dai un’occhiata alle immagini scattate da Greenpeace.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.