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10 Agosto 2022
12:30

Siccità, le piogge fanno respirare il fiume Po: sì, ma per quanto?

Grazie alle piogge dei giorni scorsi, che hanno aumentato la portata d'acqua e fatto arretrare il cuneo salino.

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Siccità, le piogge fanno respirare il fiume Po: sì, ma per quanto?
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Nell'estate della grave siccità e del caldo estremo, riflessi diretti della crisi climatica in corso, c'è finalmente una piccola, buona notizia: dopo mesi di portata ai minimi storici e di risalita vertiginosa del cuneo salino, c'è stato un leggero miglioramento dello stato idrologico complessivo del Po.

Per mesi il principale fiume italiano si è trasformato quasi in una spiaggia, prosciugato dalla totale assenza di piogge e dalle temperature continuamente sopra la media. Il temporaneo ritorno delle precipitazioni nel Nord Italia nelle scorse settimane ha un po' migliorato la situazione.

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A rivelarlo è l'ultimo osservatorio dell'Autorità di bacino distrettuale del Fiume Po, pubblicato il 3 agosto. «La siccità nell'area distrettuale del Po e nell'intera pianura Padana resta grave – si legge nell'analisi, ma – per la prima volta nel corso di questa torrida estate 2022, i livelli tornano in linea con quelli minimi mensili storici del periodo».

Queste sono le rilevazioni nei principale principali stazioni: Piacenza portata attuale 206 mc/s (metri cubi/secondo) minimo mensile: 130; Cremona: 319 mc/s minimo mensile 172, Boretto mc/s minimo mensile 135, Borgoforte 332 mc/s minimo mensile: 163, Pontelagoscuro 243 mc/s minimo mensile 114.

Questo grazie alle recenti precipitazioni, che hanno perlomeno messo una toppa a una situazione che resta grave, visto che la quota ideale sarebbe intorno ai 450 mc/s, secondo l'Adpo.

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Il cuneo salino, il fenomeno per cui le acque salate o salmastre risalgono dal mare lungo il corso del fiume (contaminando le falde e rendendo l'acqua inutilizzabile per l'agricoltura), è arretrato di circa 6-7 chilometri, passando dai 36-40 chilometri del mese scorso ai 29-30 chilometri attuali, una quota comunque preoccupante. Sono ripartite, anche se non a pieno regime, le centrali termoelettriche di Sermide e Ostiglia.

Insomma, il Po arranca ma respira, in attesa del prossimo Osservatorio, programmato per il 24 agosto.

Sono nato a Venezia, un posto magico, che tuttavia potrebbe diventare un simbolo dei danni della crisi climatica in cui viviamo. Da giornalista, ma anche da ottimista, voglio raccontare come possiamo combatterla, attraverso l’impegno della scienza e della gente. Ho collaborato con diverse testate, parlando di tutto, cercando di usare le parole come specchio per mostrare gli avvenimenti nel mondo, e non come sguardo personale da imporre. Mi piacerebbe andare ovunque, ma vorrei trovare un mezzo di trasporto sostenibile al cento per cento.