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Significato e cause della desertificazione: esistono rimedi per fermare il degrado del suolo?

Tanto in Italia quanto nel resto del mondo dovremmo ormai parlare sempre di più del rischio di desertificazione, che stando ai dati attuali minaccia già il 40% delle terre emerse. Il progressivo deterioramento dei suoli, che diventano così impossibili da coltivare, portano ad alcune serie conseguenze, che vanno dalla perdita di biodiversità alla migrazione forzata delle popolazioni dell’area colpita. Proviamo a capire meglio cos’è questo fenomeno e quali soluzioni abbiamo a disposizione.
Alessandro Bai 25 Ottobre 2021

Il termine desertificazione ti farà ovviamente pensare subito al deserto, ma più precisamente indica un processo di degradamento graduale dei suoli e dei terreni, che provoca l’impossibilità di riutilizzarli e coltivarli, trasformandoli di fatto in deserti. Le cause di questo fenomeno sono varie e molteplici, ma quel che è certo è che tra queste ci sono anche le attività umane e il cambiamento climatico, che portano il suolo a perdere la propria produttività, privando così delle sue risorse le persone che ci fanno affidamento.

Purtroppo la desertificazione è un processo solitamente irreversibile e, quel che è peggio, è che almeno il 40% delle terre emerse presenti nel mondo è minacciato da questo fenomeno. Stando ai dati forniti dall’Atlante mondiale della desertificazione, ogni anno questo problema colpisce un’area grande quanto metà Unione europea, ovvero 4,18 milioni di chilometri quadrati, e potrebbe arrivare a coinvolgere il 90% della superficie terrestre entro il 2050.

Già nel 1994, quando ormai il problema era diventato evidente agli occhi della comunità internazionale, fu firmata a Parigi la Convenzione per la lotta alla desertificazione, ratificata da 200 Paesi. L’anno seguente, 1995, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto di celebrare la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità ogni 17 giugno, per provare a sensibilizzare sempre più persone sul tema. Intanto, proviamo a capire meglio il significato di questo termine e quali sono le aree in Italia e nel mondo più afflitte dal problema.

Cos'è

Per spiegarti il significato di questo termine possiamo partire dalla definizione data dalla Convenzione per la lotta alla desertificazione, ovvero "il degrado del territorio nelle aree aride, semi aride e sub-umide secche, conseguente all'azione di vari fattori, incluse le variazioni climatiche e le attività umane”.

In altre parole, il fenomeno della desertificazione consiste nel progressivo deterioramento dei suoli in varie zone del mondo. Si tratta di una condizione sempre più diffusa, che rende i terreni sterili e incoltivabili e, di conseguenza, provoca la scomparsa da quei luoghi di piante, animali e forme di vita in generale. Un vero e proprio killer di biodiversità e di vita. Inoltre, si tratta di un processo spesso irreversibile, per lo meno in breve tempo, la cui emergenza può provocare la migrazione forzata di milioni di persone verso luoghi più fertili.

Come ti anticipavo, anche se magari non te ne accorgi, si tratta di un problema che oggi riguarda ampie aree del nostro pianeta, sia in Italia che nel resto del mondo: la situazione è particolarmente grave in Africa, dove la desertificazione colpisce un'ampia fetta delle terre aride del continente, ma anche Paesi più sviluppati come gli Stati Uniti ne sono afflitti. Anche guardando tra i nostri confini, come riportato dal Ministero della Transizione Ecologica (Mite), è importante non farsi trovare impreparati e considerare che il 30% del territorio italiano possiede caratteristiche che lo rendono predisposto al rischio di desertificazione.

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Moltissime attività umane rientrano tra le cause di desertificazione.

Cause

In generale, la desertificazione dipende il più delle volte da uno sfruttamento intensivo del suolo da parte di una popolazione, che in altre parole non è capace di gestirlo in modo sostenibile, sia nei casi in cui il terreno è dedicato al pascolo che in quelli in cui viene utilizzato per scopi industriali. L'altro aspetto principale che rende i terreni incoltivabili è legato ai cambiamenti climatici. Tuttavia, è facile intuire cos'hanno in comune queste due facce della medaglia: entrambe sono connesse all'uomo e alle sue attività.

Se ci concentriamo sul suolo, infatti, la prima attività umana a cui viene spontaneo attribuire un fenomeno così distruttivo come la desertificazione è l’agricoltura. Nello specifico le monocolture, come ad esempio quelle della soia, uno degli alimenti in assoluto più prodotti al mondo perché utilizzata come foraggio negli allevamenti intensivi. L’obiettivo di questo tipo di coltivazione intensiva, è sfruttare i suoli il più possibile al fine di aumentare al massimo la produttività e soddisfare la domanda industriale senza tenere conto della stagionalità e quindi dei tempi necessari alla natura per crescere. Raggiungere questo risultato implica un utilizzo spropositato di prodotti chimici, che vengono assorbiti dalla terra danneggiandola irreparabilmente.

Ma non è tutto qui, perché tra le cause di desertificazione possono rientrare anche i pascoli eccessivi, la deforestazione per la creazione di campi agricoli e la progressiva urbanizzazione.

Infine, come ti ho anticipato, tra i fattori che provocano questo processo c'è anche il clima, ma sarebbe meglio parlare di variazioni climatiche, che comprendono il riscaldamento globale, lunghi periodi di siccità e l'erosione del terreno dovuta ad eventi meteorologici estremi, sempre più diffusi negli ultimi anni. Tutti questi elementi, infatti, contribuiscono a impoverire i suoli, causando una graduale perdita di biodiversità che si può poi tradurre nell'inaridimento irreversibile di un'area.

Conseguenze

Tra i primissimi effetti della desertificazione ci sono le migrazioni forzate delle popolazioni che si ritrovano costrette ad abbandonare quelle terre che perdono la loro fertilità e quindi non possono essere più utilizzate per il sostentamento delle persone. Tornando ai dati di cui ti parlavo all'inizio, se la desertificazione davvero colpisse il 90% della superficie terrestre entro il 2050, allora circa 700 milioni di persone sarebbero costrette a migrare per colpa della scarsa produttività dei suoli.

Questo fenomeno ha poi ulteriori ripercussioni, dato che l'abbandono delle proprie terre porta ad una crescita rapida, talvolta incontrollata, dei centri urbani, aumento della disoccupazione e della povertà, oltre al crollo della produzione agricola. Tra le conseguenze che riguardano più direttamente le terre, invece, va considerata la perdita di biodiversità della quale ti ho già accennato, ma anche una minore disponibilità di acqua dolce dovuta all'erosione del suolo, che rende più difficoltoso il riempimento di falde e sorgenti.

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La desertificazione è già presente in varie parti del mondo e anche in Italia.

La situazione in Italia e nel mondo

Come indicato dalla definizione ufficiale, i territori più minacciati dalla desertificazione sono quelli caratterizzati da aree aride, semi aride e sub-umide secche. Sebbene queste zone siano presenti in tutti i continenti, l'Africa è sicuramente la più colpita da questo fenomeno, dato che addirittura il 73% delle terre aride coltivate sono in qualche misura degradate se non già completamente soggette a desertificazione. Anche Asia e Medio Oriente presentano un alto rischio di degrado del suolo, così come Paesi che magari non ti aspetteresti, quali ad esempio Cile e Spagna.

Se ci concentriamo poi in particolare sui territori affacciati sul Mar Mediterraneo, troviamo naturalmente anche l'Italia tra le nazioni che potrebbero essere colpite da desertificazione in misura crescente, vista l'abbondanza di zone a rischio. Tra queste ci sono in particolare Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania (ma non solo), aree in cui il clima, abbinato allo sfruttamento intensivo del suolo dato dalle attività umane, può rendere il terreno sterile.

Rimedi

Cosa si può fare quindi per arrestare, o almeno rallentare un fenomeno talmente distruttivo che potrebbe provocare la migrazione di decine di milioni di persone entro qualche decennio? Anche se come ti ho spiegato la desertificazione è molte volte irreversibile, esistono comunque delle eccezioni, casi in cui è possibile recuperare la produttività dei suoli deteriorati, rendendoli nuovamente coltivabili.

In primo luogo, sicuramente sarebbe necessaria una migliore gestione dei territori e delle risorse, accompagnata da una cura più rispettosa dei suoli utilizzati anche attraverso un miglioramento dei sistemi di irrigazione e dell’utilizzo delle risorse idriche. A questo può aggiungersi una rigenerazione degli alberi o una riforestazione per restituire vita a queste zone.

Ma la vera rivoluzione deve avvenire nella mentalità. Dobbiamo metterci in testa che la natura, se non viene rispettata, muore. E che, come tutte le cose, il rispetto dei tempi di crescita e della stagionalità è fondamentale per garantire agli ecosistemi di rigenerarsi, vivere in equilibrio con il territorio e offrire i loro frutti a noi che viviamo attraverso di essi. Per questo motivo, le forme inedite di transumanza che puntano a sfruttare i terreni rispettando i loro ritmi naturali possono rappresentare ottime soluzioni per ridurre il rischio di degrado di questi suoli.

D'altro canto, diventa sempre più importante lavorare in direzione della carbon neutrality, ovvero bilanciando le emissioni di gas serra sia con la riduzione delle stesse che attraverso progetti che consentano di assorbire queste sostanze, che come abbiamo visto sono direttamente legate ai cambiamenti climatici e dunque al rischio di desertificazione. Il fatto che la lotta a questo fenomeno sia stata inserita tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 lanciata dalle Nazioni Unite, fa sperare che sempre più Paesi possano dedicare la giusta attenzione al problema.

(Scritto da Sara del Dot il 17-6-2019
Modificato da Alessandro Bai il 25-10-2021)