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28 Giugno 2019
17:00

Stop alla caccia alle balene in Islanda: è la prima volta dopo 17 anni

L’anno scorso 145 sono state le balenottere e sei le balene Minke uccise nei mari islandesi. Ma qualcosa potrebbe iniziare a cambiare. Quest’anno, infatti, le due compagnie che si occupano della caccia alle balene hanno comunicato che si asterranno da questa macabra attività, forse orientandosi verso i cetrioli di mare.

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Stop alla caccia alle balene in Islanda: è la prima volta dopo 17 anni
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Le immagini delle baleniere che rincorrono gli enormi cetacei nei mari del nord nel tentativo di arpionarli e ucciderli, sono impresse nella mente di tutti. Come sono impresse quelle delle imbarcazioni di volontari che si frappongono tra vittima e carnefice per impedire questa violenta pratica. Quest’anno, però, in Islanda potrebbe non esserci più bisogno di interventi di questo tipo. Infatti, per la prima volta dopo 17 anni, il Paese ha annunciato che non darà la caccia alle balene.

Questa decisione è stata presa dalle due compagnie che si occupano della caccia alle balene all’interno dell’isola, per due ragioni diverse. Nel caso della prima, IP-Utgerd, il motivo dello stop alle attività riguarda i costi. Infatti, le aree di divieto di pesca e caccia sono state ampliate e le imbarcazioni si sarebbero dovute spingere più al largo. Per la seconda, Hvalur, il problema sembra interessare le tempistiche. A causa di un ritardo nell’emissione dei permessi, infatti, la flotta non sarebbe stata pronta per iniziare le attività.

A dire la verità, del motivo poco ci interessa. La cosa importante è che, almeno per quest’anno, nei mari islandesi nessuna balena o balenottera verrà arpionata e uccisa.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.