Trofei di caccia, è l’ora di dire basta: l’Ue è il secondo importatore al mondo (dopo gli Usa)

Un rapporto recentemente pubblicato da Humane Society International rivela che i Paesi dell’Unione Europea hanno importato tra il 2014 e il 2018 quasi 15 mila trofei di caccia di 73 specie protette a livello internazionale, tra cui anche leoni ed elefanti africani. L’Italia è il primo importatore europeo di trofei di ippopotamo.
Federico Turrisi 7 Luglio 2021

Magari potresti pensare che un fenomeno come quello di portarsi a casa dei trofei di caccia sia qualcosa appartenente al passato o presente ancora in qualche paese remoto dell'Africa. E invece no. Il commercio – il più delle volte lecito, e questa forse è la cosa più sconvolgente – di trofei di caccia riguarda molto da vicino l'Unione Europea, che risulta essere il secondo importatore al mondo di questi beni dopo gli Stati Uniti.

A evidenziarlo è il rapporto "I numeri della caccia al trofeo: Il ruolo dell’Unione Europea nella caccia al trofeo a livello mondiale", pubblicato pochi giorni fa dall'ong Humane Society International (Hsi), che ha analizzato i dati commerciali della CITES (ovvero la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione). Ebbene, tra il 2014 e il 2018, i paesi dell’Ue hanno importato quasi 15 mila trofei di caccia di 73 specie protette a livello internazionale, con una media di circa 3 mila trofei ogni anno: dai leoni agli elefanti, passando per zebre, antilopi, ghepardi (di cui l'Europa è il primo importatore a livello globale), fino ad arrivare a specie particolarmente vulnerabili come i rinoceronti neri e gli orsi polari. Germania, Spagna e Danimarca contribuiscono con il 52% di tutti i trofei importati.

E l'Italia? Nel quinquennio di riferimento, il nostro Paese ha importato 322 trofei di caccia di 22 specie di mammiferi elencate nella CITES E si classifica al primo posto per quanto riguarda l'importazione di trofei di ippopotami. Inoltre siamo il quarto maggior importatore europeo di trofei di leoni africani di origine selvatica e il quinto di elefanti africani.

Secondo gli animalisti, il fatto che la caccia ai trofei non influisca sulla conservazione della fauna selvatica e serva anzi per sostenere le comunità locali è soltanto una fake news. Come sottolinea il rapporto di Hsi, i cacciatori pagano enormi somme di denaro per uccidere gli animali più forti e imponenti come se fosse uno svago e un motivo di vanto. Inoltre, inseriscono i loro successi nei registri tenuti dalle organizzazioni di caccia ai trofei, come per esempio il Safari Club International, che attribuisce punti per l’uccisione degli animali più grandi.

"I cacciatori di trofei dell’Ue uccidono per divertimento molte migliaia di animali selvatici in tutto il mondo, comprese le specie in via di estinzione o minacciate, e l’Italia è una destinazione importante per i trofei. Oltre alla crudeltà, mentre il mondo sta affrontando una crisi della biodiversità, è irresponsabile consentire alle élite ricche di sparare alle specie in pericolo per puro piacere", afferma Martina Pluda, direttrice per l’Italia di Humane Society International. "Chiediamo all’Italia di introdurre un divieto di importazione, esportazione e riesportazione di tutte le specie che vengono uccise per divertimento all’estero e trasportate da e verso il paese per essere tristemente esposte".