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2 Settembre 2021
14:00

Uccide un’antilope e la esibisce come trofeo di caccia: pioggia di critiche per l’ambasciatore keniota in Namibia

Una foto apparsa sui social che ritrae l'alto Commissario per il Kenya in Namibia Benjamin Langat con in mano un fucile a fianco di un'antilope morta ha fatto infuriare le associazioni animaliste. Ma il Ministero degli Esteri keniota difende il diplomatico: "Immagine spiacevole, ma non è stato lui a ucciderla".

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Uccide un’antilope e la esibisce come trofeo di caccia: pioggia di critiche per l’ambasciatore keniota in Namibia
Immagine

Sorridente, posa in tenuta da caccia vicino a un'antilope appena uccisa (probabilmente un esemplare di cudù maggiore): in una mano tiene un fucile, e nell'altra un corno dell'animale. Non è passata inosservata la foto, che sta facendo il giro sui social, di Benjamin Langat, ambasciatore del Kenya in Namibia, mentre mostra soddisfatto un trofeo di caccia.

La foto è stata scattata in Namibia; ma un'immagine del genere, cioè di un alto rappresentante di uno Stato, il Kenya, che si vanta di avere delle avanzate leggi per la conservazione della fauna selvatica (pensiamo solo a quelle che mirano a  tutelare la popolazione di elefanti e a contrastare il traffico illegale di avorio), non poteva non suscitare accese polemiche, oltre che un certo imbarazzo per le stesse autorità keniote.

Raggiunto dalla testata locale Mwakilishi, un funzionario del Ministero degli Esteri del Kenya si è affrettato a difendere Langat: "La fotografia è spiacevole perché offende la sensibilità dei keniani. Ma non è stato lui a sparare all'animale. Ha solamente partecipato a quella che è una funzione ufficiale nel suo paese ospitante". Una motivazione di certo poco solida per frenare la raffica di critiche che è arrivata e sta arrivando dal popolo del web e dagli animalisti.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.