Vegani per un mese: a gennaio ritorna Veganuary, la campagna per ridurre il consumo di alimenti di origine animale

Nata nel 2014 in Gran Bretagna, l’iniziativa vuole sensibilizzare l’opionione pubblica sull’importanza del nostro comportamento alimentare per la tutela dell’ambiente e degli animali e sui vantaggi che è in grado di dare una dieta a base vegetale nell’azione di contrasto ai cambiamenti climatici. Vi aderiscono diverse organizzazioni ambientaliste e anche numerosi vip.
Federico Turrisi 1 Gennaio 2021
* ultima modifica il 01/01/2021

Hai mai pensato di passare a una dieta vegana per il bene degli animali e del pianeta? "Sarebbe bellissimo, ma che fatica!", magari stai pensando. Abbandonare completamente carne, pesce, uova e latticini dalla propria alimentazione da un giorno all'altro non è affatto semplice. Perché allora non provare per un mese, quello di gennaio, a diventare vegani per cercare di diminuire poi gli alimenti di derivazione animale?

È questa la sfida che dal 2014 lancia ogni anno Veganuary (fusione delle parole inglesi vegan e january). Partita in Gran Bretagna, la campagna nel tempo si è estesa ad altri paesi del mondo – tra cui l'Italia – e ha coinvolto centinaia di migliaia di persone. Anche quest'anno vi aderiscono varie associazioni ambientaliste, come Friends of the Earth e Greenpeace, e numerosi personaggi della musica, del cinema e dello spettacolo, dall'ex Beatles Paul McCartney all'attore premio Oscar Joaquin Phoenix. Partecipare è semplicissimo: basta andare sul sito www.veganuary.it e iscriversi alla newsletter per ricevere ogni giorno, dal 1 al 31 gennaio, una mail che ti fornirà informazioni, consigli e ricette aiutandoti a proseguire nel tuo percorso "vegan".

Ridurre il consumo di carne e di altri prodotti di origine animale non è una "moda", ma un'azione concreta nella lotta al cambiamento climatico. Pensa, per esempio, che per ottenere un chilogrammo di carne bovina si consumano 19.525 litri di acqua, mentre per un chilogrammo di ortaggi di stagione ne bastano 335 (dati della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition). Per non parlare poi dell'impronta di carbonio: a una bistecca di manzo di 250 grammi è associata l'emissione di quasi 3,4 chili di CO2, l'equivalente di un'automobile di cilindrata medio-grande che percorre 16 chilometri, mentre la stessa quantità di patate incide per circa 0,06 chili di CO2 (57 volte di meno rispetto alla bistecca). Le nostre scelte in ambito alimentare hanno delle conseguenze sull'ambiente e privilegiare il più possibile una dieta a base vegetale non è solo da persone attente ai diritti degli animali, ma è da persone che hanno a cuore le sorti delle future generazioni e del pianeta Terra.

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.