Vivere in montagna potrebbe aumentare il rischio di melanoma, secondo uno studio

Ogni mille metri di altitudine la quantità di raggi ultravioletti aumenta circa del 12%: ecco spiegato perché se vivi in montagna corri un rischio maggiore di sviluppare il melanoma. Lo ha dimostrato un recente studio scientifico italiano.
Valentina Rorato 17 Agosto 2022
* ultima modifica il 17/08/2022

Dimmi dove vivi e ti dirò se soffrirai di melanoma. No, non è un gioco per indovini. Un nuovo studio italiano, condotto dai ricercatori dell'Istituto Oncologico Veneto (Iov), hanno dimostrato che il melanoma è più frequente nelle persone che abitano in montagna, per una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti.

Lo studio

La ricerca, che ha raccolto i dati di più di 2.700 pazienti, curati nell'Unità di Oncologia Chirurgica dei Tessuti Molli, Peritoneo e Melanoma dell' Istituto Veneto di Oncologia,  tra il 1998 e il 2014, ha valutato molte informazioni: la provenienza, le caratteristiche istologiche e cliniche della malattia, la sopravvivenza. E poi sono stati presi in esame i territori in cui abitavano i pazienti, come mare, collina e montagna, con un salto di quota che arriva fino a quasi 3.400 metri, sulla vetta della Marmolada. Qual è stato il risultato?  L'incidenza del melanoma è direttamente proporzionare all’aumento dell’altitudine, ma la malattia cambia in base alla quota.

Se abiti in collina o montagna, i distretti più colpiti sono testa, collo, palmo delle mani, dei piedi o mucosa orale e parte inferiore delle unghie. Se risiedi sulla costa, potrebbe manifestarsi maggiormente sul tronco o sugli arti. E pare che i dati sul mare siano collegati a una malattia meno aggressiva, anche se lo studio ha dimostrato che la provenienza non è risultata comunque associata a variazioni della sopravvivenza complessiva.

"I pazienti provenienti da località collinari e montuose presentavano inoltre alcuni fattori prognostici negativi: come un maggiore spessore di Breslow, la presenza di ulcerazioni e il numero più elevato di replicazioni cellulari”, ha raccontato a Repubblica Simone Mocellin, direttore dell'unità operativa complessa di chirurgia oncologica dei tessuti molli, del peritoneo e dei melanomi dello Iov e coordinatore della ricerca. "Più che all'esposizione ai raggi ultravioletti, questo riscontro può essere dovuto anche a una più tardiva presa in carico dei pazienti che vivono in queste aree: lontani dai centri urbani".

Fonte | Altitude Effect on Cutaneous Melanoma Epidemiology in the Veneto Region (Northern Italy): A Pilot Study pubblicato su mdpi a maggio 2022

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.