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21 Luglio 2022
13:00

Gli orsi polari dello zoo di Fasano soffrono le temperature elevate. E l’associazione META lancia una petizione per liberarli

L'associazione animalista Meta denuncia il maltrattamento nei confronti degli orsi polari detenuti nello zoo pugliese di Fasano, e lancia una petizione su Change.org.

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Gli orsi polari dello zoo di Fasano soffrono le temperature elevate. E l’associazione META lancia una petizione per liberarli
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L’orso polare è un animale che si adatta perfettamente alle temperature del clima artico che, nei casi più estremi, possono anche raggiungere i -50°C. Nel momento in cui le temperature superano lo zero raggiungendo i 10°C, l’orso polare inizia a sopportarle un po’ meno. Come è possibile immaginare che una temperatura di 35-40°C sia minimamente tollerata da un animale che in natura vive tra i ghiacci dell’Artico? Questa domanda andrebbe fatta a tutti parchi zoologici che, pur trovandosi a latitudini ben lontane da quelle del Polo Nord, pretendono di avere tra le proprie attrazioni un orso polare.

Se alla richiesta di liberare un orso polare da uno zoo del Sud Italia, la risposta è: “in questi giorni si stiano registrando temperature di 20°C oltre la media stagionale anche al Polo Nord! Qualcuno forse sta pensando di fare qualcosa di concreto per quegli orsi polari in natura spostandoli chissà dove? Certamente no, non essendocene alcun bisogno…”, si comprende perché ci siano ancora troppi animali tenuti in condizioni di estrema sofferenza.

È il caso degli orsi polari detenuti nello zoo di Fasano in Puglia che in questi giorni roventi di metà luglio a causa dell’anticiclone Africano, provano a sopravvivere a temperature che sfiorano i 40°C.

La risposta riportata poco sopra è stata estrapolata da una lettera dell’Amministrazione dello zoo di Fasano che nel 2017 aveva risposto ad una chiara denuncia da parte di una testata giornalistica. A denunciare la sofferenza di questi animali è anche l’associazione Basta Delfinari che attraverso un video mostra come gli orsi polari dello zoo di Fasano siano rinchiusi in un’area di cemento che non ha niente di vagamente simile a quello che dovrebbe essere l’habitat appropriato per un animale che vive al Polo Nord.

Oggi anche l’Associazione animalista META (Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente) ha lanciato su Change.org una petizione in cui si chiede al Governo e alla Regione Puglia di intervenire permettendo a questi animali di ritornare in libertà con un appropriato programma di reinserimento.

Si legge nel testo redatto dagli autori della petizione: “Mentre le temperature superano i quaranta gradi, loro si aggirano disperati in cerca di refrigerio, rinchiusi da anni in uno zoo italiano. Eppure il nome “orso polare” dovrebbe dire di per sé qualcosa, non è difficile da comprendere che siamo davanti a un palese casi di grave maltrattamento animale".

Purtroppo lo zoo di Fasano non è l’unico esempio di maltrattamento nei confronti degli orsi polari. Ad Antibes, in Costa Azzurra, nel parco Marineland, gli orsi polari vivono a temperature oltre i 30°, tra erba inaridita e qualche blocco di ghiaccio.

Dopo troppi anni di sofferenza invece, nel 2016, nello zoo di Mendoza, in Argentina, era morto Arturo, soprannominato "l’orso più triste del mondo”. Per "mitigare" le calde temperature tipiche del Paese gli era stata messa a disposizione una piscina poco più grande di una gonfiabile per bambini. Arturo è morto. Quanti ne devono ancora morire solo per il gusto di avere come attrazione turistica un orso polare che si trascina da un punto all'altro di una gabbia di cemento?

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.