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29 Maggio 2020
16:30

A Parma si studia un modo per riutilizzare i dispositivi di protezione attraverso il lavaggio termico

L'università di Parma e Nilma, sono in prima fila per lo sviluppo di un innovativo metodo di trattamento termico per sanificare i dispositivi di protezione individuale. L'obiettivo del progetto, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, è quello di ridurre il volume dei rifiuti e garantire una maggiore disponibilità dei Dpi negli ospedali.

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A Parma si studia un modo per riutilizzare i dispositivi di protezione attraverso il lavaggio termico
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Una sigla che abbiamo tutti imparato a conoscere con l'emergenza Covid-19 è Dpi, che sta per dispositivi di protezione individuale. Comprendono le mascherine, i guanti, le visiere, le tute protettive. Sono fondamentali soprattutto per i medici per ridurre il rischio di infettarsi quando si viene a contatto con pazienti affetti da Covid-19 o comunque quando si lavora in ambienti dove è più probabile che si annidi il virus.

L'Italia ha però ancora problemi di approvvigionamento e ricordiamo che i dispositivi sono tutti monouso. Nilma, azienda leader nella produzione di impianti per la ristorazione collettiva e per l'industria alimentare, insieme al Centro interdipartimentale Cipack dell'Università di Parma, intende mettere a punto una tecnica di lavaggio termico per rendere i Dpi riutilizzabili più volte. Non a caso l'idea è stata selezionata dalla Regione Emilia-Romagna tra i progetti di ricerca e innovazione industriale per trovare soluzioni di contrasto alla diffusione del coronavirus SARS-CoV-2.

Con un particolare trattamento termico sarà possibile disinfettare i dispositivi mantenendo inalterato il loro grado di protezione. In questo modo non solo si eviterà di produrre volumi sempre maggiori di rifiuti sanitari (che hanno un notevole impatto ambientale), ma si potrà scongiurare anche il rischio di eventuali carenze di Dpi negli ospedali e nelle Rsa. Insomma, i benefici oltre che ambientali sarebbero economici, a tutto vantaggio della sicurezza del personale medico-sanitario. Adesso il prossimo passo è sviluppare un prototipo per verificare l'efficacia del trattamento.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.