Apprendere, non solo dai libri di scuola

Si passa tanto tempo tra i banchi, sui libri. Quello che conta, però, è quanto si riesce ad apprendere alla fine del percorso. Ma cosa significa davvero questa parola?
Beatrice Barra 12 Settembre 2022
Intervista a Alessandro Antonietti Direttore del centro di ricerca di Orientamento e sviluppo socio-professionale e Responsabile del Servizio di Psicologia dell'Apprendimento

Si passa una grande fetta della vita sui libri. Asilo, elementari, medie, liceo e, spesso, anche università triennale e magistrale. Anni che non tornano indietro e di cui i risultati si comprendono davvero solo dopo, quando le pagine da studiare sono finite e si fa un conto metaforico di quanto si è riusciti ad apprendere.

Apprendere. Ti sarà capitato spesso di usare questa parola con tuo figlio, tuo nipote, tuo fratello, nel tentativo di spiegare quanto sia importante e fondamentale al fine di realizzarsi. Ma sai cosa significa davvero?

Il professore Alessandro Antonietti – Direttore del centro di ricerca di orientamento e sviluppo socio-professionale e responsabile del servizio di psicologia dell'apprendimento all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – ci ha spiegato che con il termine apprendimento si intende "quel processo attraverso il quale si incrementano e conoscenze, le capacità operative e tramite il quale si cambia l'atteggiamento nei confronti della realtà". Questo processo coinvolge tutti gli ambiti della tua vita: da quelli scolastici, a quelli sociali. Non è un percorso unitario, ci sono diversi tipi di apprendimento più o meno adatti e adattabili alla personalità di ognuno.

Professore Alessandro Antonietti

Apprendimento a scuola

Per quanto riguarda la scuola, l'apprendimento ruota attorno a tre fattori principali:

  1. Cosa si deve imparare
  2. La strategia didattica scelta dal docente
  3. L'individualità di ogni alunno

Per quanto riguarda il primo punto, il "cosa si deve imparare" dipende dal programma scolastico che è uguale per tutti e non può essere modificato.

Sulla strategia didattica scelta dal docente, invece, c'è un margine di libertà più ampio. L'insegnante può scegliere che approccio usare dopo alcune valutazioni. Può decidere di considerare gli alunni come dei "vasi vuoti da riempire" e quindi usare il tradizionale metodo trasmissivo, per il quale il docente deve trasmettere il sapere al "discendente" che si trova in una posizione ricettiva e passiva. Oppure può "prendere atto delle conoscenze che gli studenti  possiedono già, considerarli pieni, progettare il programma di apprendimento a partire da quelle conoscenze".

L'ultimo punto invece riguarda la variabile maggiore: lo studente. Ogni bambino/ragazzo ha particolari attitudini, competenze, preferenze. Seppur accontentare tutti è impossibile, sicuramente un docente ha il compito di valorizzare le predisposizioni. Ci sono studenti che preferiscono un percorso più strutturato, lineare e necessitano di essere seguiti maggiormente, e altri che vogliono arrivare alla soluzione con maggiore velocità e indipendenza perché più inclini all'argomento trattato.

Anche nel caso di ottime intuizioni o predisposizioni che accorciano i tempi di apprendimento, infatti, "è sempre necessario un lavoro di perfezionamento, rifinitura. Una buona intuizione non porta a niente se non si lavora sul metodo e sulla sua comunicabilità agli altri".

Il ruolo del sacrificio e dell'errore

Come ogni altra esperienza, il percorso scolastico di tuo figlio/fratello/nipote non può essere esente da delusioni o fallimenti.

Nonostante le inclinazioni personali, ogni percorso di apprendimento necessita di impegno e perseveranza. Ma nonostante questi elementi, tuo figlio può imbattersi in "errori occasionali" – come un 2 perché non ha studiato, un 4 perché anche se ha studiato bene quella materia non gli piace proprio – o "errori ripetuti che portano a un fallimento più grande come perdere un anno scolastico". In ogni caso, il ruolo dell'errore è fondamentale perché gli permette di prendere atto che qualcosa va corretto nel suo approccio e che deve rivisitare le strategie alternative per arrivare al risultato.

Un errore può essere formativo quanto un successo se serve per ripartire con premesse diverse. Diventa un'occasione sprecata quando questo non succede. Il ruolo del genitore in questi casi dovrebbe essere "quello di analizzare insieme ai figli cosa non abbia funzionato e provare a fare progetti perché l'anno dopo vada meglio".

Tipi di apprendimento

Per quanto la riuscita di un percorso di apprendimento all'interno della scuola dipenda dai fattori che abbiamo illustrato in precedenza (programma, docente, individualità dell'alunno) , ci sono dei filoni teorici che prevedono modelli differenti ai quali si può fare riferimento.

Condizionamento classico

La teoria del condizionamento classico si basa sul concetto stimolo-risposta. Secondo questo filone "si ha apprendimento quando si crea un legame prevedibile tra un segnale dell'ambiente esterno (stimolo), il comportamento che scaturisce (risposta) e le conseguenze del comportamento (rinforzo)".

In sintesi, è la teoria per la quale se a tuo figlio dici di fare i compiti durante il pomeriggio (stimolo) e quando torni dal lavoro lui non li ha fatti per stare davanti ai videogiochi (risposta), tu lo rimproveri (rinforzo). Quel rimprovero è la parte fondamentale secondo questa teoria perché dovrebbe essere il "rinforzo" – così come lo sarebbe un "bravo" o un bacio se avesse fatto tutti i compiti – che permette a tuo figlio di capire che quell'azione non va bene e che non la deve più compiere. I rinforzi possono essere sia positivi che negativi e sono quei segnali che permettono di fare la differenza tra cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Condizionamento operante

La teoria del condizionamento operante, invece, stabilisce l'esperienza vissuta in prima persona come elemento centrale. Il bambino/ragazzo impara mettendosi in gioco, compiendo un'azione e capendo se lo conduce al risultato sperato. In questo caso, per quanto riguarda la scuola, l'insegnante dà delle responsabilità allo studente e poi interviene in seconda battuta, correggendo solo in un secondo momento gli eventuali errori. Questo metodo si propone di dare la possibilità al bambino di esprimere le sue capacità senza vincoli o soluzioni pre-impostate. Per poi analizzare in un secondo momento la strategia di risoluzione usata.

Scegliere bene è importante

Abbiamo detto che l'apprendimento non è solo quello culturale che si genera tra i banchi di scuola. Tuo figlio apprende in casa dal modo di parlare dei suoi genitori, dai suoi hobby o anche da una semplice passeggiata con gli amici. Ogni esperienza individuale o collettiva gli permette di apprendere qualcosa, che condiziona quello che lui saprà o di cui avrà percezione nei confronti di un determinato argomento.

Per questo motivo è importante scegliere bene il modello di apprendimento che vuoi proporre a tuo/a figlio/a. Sia in casa che a scuola, perché questo condizionerà non solo le nozioni di fisica, matematica, storia che avrà assorbito, ma quanto saprà del mondo, come vivrà la realtà che lo/la circonda, come saprà rialzarsi dopo un fallimento e apprezzare ogni successo. Ciò che apprende oggi determina chi sarà domani.