Cani e salute mentale, quando la terapia ha quattro zampe e una coda

Il cane non è solo il miglior amico dell’uomo, è una sicurezza, un conforto costante ma anche una terapia. Sì, perché induce emozioni positive liberando endorfine, ossitocina e dopamina, fattori che possono essere utilizzati a fianco delle metodologie tradizionali per curare ansia, depressione e disturbi dell’umore. Nella Giornata Mondiale del Cane ricordiamoci quanto amore incondizionato ci possono donare (e quanto ne possiamo donare noi a loro).
Evelyn Novello 26 Agosto 2023
Intervista a Francesca Cirulli, Primo Ricercatore del Centro per le Scienze comportamentali e salute mentale dell'Istituto Superiore di Sanità e Stefano Porcelli, Psichiatra e Coordinatore Nazionale dell’area Santagostino Psiche

Chi è cresciuto con un animale in famiglia, soprattutto un cane, lo sa, ha una sensibilità diversa. Sa cosa significa tornare a casa e trovare il proprio pet che lo aspetta davanti alla porta, farsi strappare un sorriso quando si piange o ritrovarsi ricoperto di peli ma felice dopo una "sessione di coccole". Ma sa anche cosa significa prendersi cura di qualcuno, assicurarsi che abbia sempre il cibo migliore e correre dal veterinario per accertarsi che quella stanchezza sia solo caldo e non il preludio del peggio.

Abituarsi fin da piccoli all'interazione con un cane vuol dire interiorizzare meccanismi di affettività più sottili e delicati che probabilmente si ripeteranno tutta la vita e che faranno di noi delle persone più predisposte all'empatia, all'emotività e alla cura del prossimo. I cani sono un catalizzatore di affetto ma anche uno strumento in grado di suscitare emozioni che di norma teniamo racchiuse e nascoste nel profondo di noi. Questo che può sembrare solo un nostro personale pensiero è, in realtà, anche supportato da numerose evidenze scientifiche che dimostrano come crescere con un animale influisca positivamente sullo sviluppo della personalità dei bambini, aumentando l’autostima, la fiducia in se stessi e il senso di responsabilità.

Questi dati sono anche la base su cui poggia la pet therapy che, non a caso, ha dimostrato la sua efficacia nel contrastare problemi comportamentali come difficoltà di apprendimento, aggressività e deficit di attenzione in bambini e adolescenti. Ma non stiamo parlando solo di problematiche giovanili, l'interazione con un cane può essere di grande aiuto anche in caso di disturbi mentali su cui la pet therapy può agire riducendo sintomi di ansia, depressione e solitudine in tutte le età. Sa da un lato possedere un animale domestico può darci un boost di emozioni giornaliero, iniziare un vero e proprio percorso di interventi assistiti con gli animali può rivelarsi curativo, e i risultati sono comprovati dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Per saperne di più, in occasione della Giornata Mondiale del Cane che ricorre oggi 26 agosto, abbiamo parlato con Francesca Cirulli, Primo Ricercatore del Centro per le scienze comportamentali e salute mentale dell'ISS e con Stefano Porcelli, Psichiatra e Coordinatore Nazionale dell’area Santagostino Psiche.

Benefici degli animali domestici per la salute mentale

Quando si sente un anziano dire del proprio cane o gatto che gli fa "tanta compagnia" è perché, in effetti, la sensazione più comune è questa ed è ormai ampiamente riconosciuta. Tutto nasce dalla capacità dei pet e, in particolare dei cani, di rappresentare una sicurezza e un sostegno morale anche in momenti di difficoltà.  "Il cane ha una funzione di socialità, in famiglia, crea rapporti simbiotici che donano vantaggi come la riduzione dello stress, l'aumento dell'ossitocina e del rilassamento – spiega Stefano Porcelli – Entrare a contatto con il pelo del cane, accarezzandolo o spazzolandolo, è un gesto che richiama, in noi mammiferi, l'accudimento mamma-figlio e ciò ci abbassa i nostri livelli di cortisolo, ci calma e ci fa tollerare meglio i pensieri e le situazioni negative". 

Avere un cane ci obbliga ad assumere una routine quotidiana e riduce l’instabilità, ma non solo, ci obbliga ad avere un senso di responsabilità verso i suoi bisogni, la sua salute e la sua nutrizione, "elementi che danno un senso alla nostra giornata o anche alla vita se non si hanno altre attività, penso ai pensionati e ai disoccupati – precisa il medico. – Il doverci occupare di un essere vivente sposta il pensiero dalle nostre preoccupazioni, e, temporaneamente, abbassa la pressione sanguigna e il battito cardiaco. Per le persone anziane, sole o con disturbi dell'umore è ancora più importante. Prendersi cura di un cane aiuta il soggetto a sentire meno il senso di solitudine. Vediamo una riduzione del rischio o dei sintomi di ansia e depressione dati anche dall'obbligo di fare attività fisica dovendo fare passeggiate quotidiane, e migliora la salute generale contrastando pressione alta e malattie cardiovascolari".

Avere in famiglia un cane già dall'infanzia, come abbiamo detto prima, può essere una grande fonte di arricchimento di stimolo per il bambino e questo è confermato ormai dalla letteratura scientifica. "Ovviamente c'è un effetto positivo nello sviluppo – conclude Porcelli. – Crescere con un animale vuol dire essere più equilibrati, più empatici e con una capacità maggiore di relazione con tutti gli esseri viventi. Il cane è visto dal bambino come un elemento alla pari con cui può giocare ma imparando a non fargli del male. Svilupperà abilità sociali di cui avrà bisogno da adulto e avrà anche meno probabilità di sviluppare malattie allergiche (entrando in contatto più frequentemente con patogeni il corpo allena le difese immunitarie)".

bambini cani benefici

L'affetto incondizionato dei cani ha proprio quella potenzialità per diventare strumento terapeutico, in particolare in istituzioni come gli ospedali e le case di riposo per anziani in cui le persone, spesso malate, sono separate dall’affetto dei propri cari. Lo avrai notato, se ne hai avuto occasione, che il cane agisce come un "rompighiaccio", offre argomenti di conversazione e stimola le interazioni sociali. E questo può essere molto utile per contribuire a curare un ampio spettro di patologie.

Il cane come terapia

I risultati nell'applicazione del cane come terapia non sono tardati ad arrivare. Grazie agli Interventi Assistiti con animali, definiti delle linee guida dell'ISS come "intervento a valenza terapeutica finalizzato alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale", sono stati riscontrati miglioramenti tanto in età infantile che in quella adulta. "In anziani soggetti ad apatia e in bambini con disturbi dello spettro autistico abbiamo notato un rapido aumento del livello di attenzione e della frequenza di interazioni e di comunicazioni sia verbali sia non verbali – spiega Francesca Cirulli. – La facilità a socializzare con gli altri in presenza di un animale potrebbe essere riconducibile a un generale effetto “calmante” che, nell'uomo, favorisce la concentrazione, la capacità di apprendimento e soprattutto le relazioni sociali. L’interazione con il cane, in particolare il guardarsi negli occhi, determina un aumento di ormoni e di neurotrasmettitori in grado di indurre emozioni positive, di ridurre l’ansia e lo stress accrescendo il senso di fiducia negli altri".

Il sistema comunicativo non verbale dei cani ha influenze sulle emozioni umane e, considerando che molti disturbi psichiatrici hanno alla base problematiche nella produzione o nell’espressione delle emozioni, il cane può potenziare l'effetto delle terapie più tradizionali riuscendo a riconnettere i pazienti con il mondo esterno. "Come Istituto Superiore di Sanità ci occupiamo di questo da una decina di anni e, per farlo nel migliore dei modi, siamo partiti dallo studio delle emozioni – spiega la dottoressa – L'utilizzo dell'animale come terapia complementare a quelle standard può essere utile per chi ha problematiche mentali che vanno dalla depressione, all'ansia, ai disturbi dell'umore. Abbiamo alle spalle molti anni di ricerche che ci dicono che ormai ci sono dati certi sull'efficacia del programma. Negli Interventi Assistiti si usa il cane, a fianco delle metodologie classiche di psicologia clinica, per instaurare una relazione emotiva, per costruire una storia, per far parlare di sé. Ciò che si impara nel percorso, nel caso di disturbi mentali, è gestire i sintomi e conviverci con più facilità".

giornata mondiale del cane

Ma questa terapia può essere importante non solo in caso di disturbi mentali. "Abbiamo lavorato molto anche con l'anziano in residenze sanitarie assistite. Abbiamo notato che il cane riesce a rompere la monotonia della giornata e migliora la componente dell'apatia che, quando si instaura, pregiudica la funzionalità generale del corpo perché si perde lo stimolo di fare qualsiasi cosa. Lo spettro di intervento è estremamente ampio, l'animale ha una capacità di suscitare emozioni ma molto della potenzialità terapeutica dipende da come noi impostiamo il programma, se no rimarrebbero attività ludiche" precisa la dottoressa.

Tra le razze canine più utilizzate per la terapia ci sono Golden, Labrador e Barboncini "che sono le più prone all'interazione per alcuni comportamenti innati – spiega Cirulli – anche se a priori non escludiamo alcuna razza. Il coadiutore, la figura che porta il cane nella terapia forma il proprio cane ma stiamo lavorando per creare una formazione specifica per gli animali. Psicologi ed educatori che guidano la terapia sono, invece, formati con una metodologia approvata e standard per tutto il territorio nazionale".

Ma chi ne ha bisogno come fa a richiedere il servizio? "Bisogna chiedere al proprio medico. Tutte le regioni hanno elenchi di centri che erogano Interventi assistiti con animali e si tratta di equipe che si appoggiano a strutture ospedaliere o private. Non sono ancora riconosciuti LEA (Livelli essenziali di assistenza), anche se alcune regioni erogano gli Interventi con fondi pubblici. La nostra speranza è che la terapia accumuli basi scientifiche così consolidate da entrare nei servizi del Sistema Sanitario Nazionale, così che chiunque ne abbia bisogno possa usufruire gratuitamente" conclude Cirulli.

Fonte | Notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità, vol.29, n.4.