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18 Agosto 2020
13:00

C’è un altro pericolo per i coralli del Mediterraneo: assorbono grandi dosi di inquinanti tossici

Uno studio italiano ha dimostrato che la specie Balanophyllia europaea, tipica del nostro mare, è in grado di accumulare nel suo scheletro enormi quantità di idrocarburi policiclici aromatici anche per 20 anni: si tratta di inquinanti dannosi legati alle attività di produzione di energia che possono portare l'animale alla degradazione e alla morte.

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C’è un altro pericolo per i coralli del Mediterraneo: assorbono grandi dosi di inquinanti tossici
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Non bastavano i cambiamenti climatici, l’acidificazione e lo sbiancamento: oggi i coralli devono fare i conti anche con gli idrocarburi policiclici aromatici. Ovvero inquinanti dannosi e tossici largamente presenti in mare e derivati dalla combustione di olio, gas e carbone nella produzione di energia: dall’attività dell’uomo, dunque. Ecco, i corali sarebbero in grado di assorbirne grosse quantità nel corso della loro vita. Il nuovo allarme per questo ecosistema arriva da uno studio dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Cnr (Cnr-Irbim) insieme all’Università di Bologna: questi inquinanti si insinuerebbero nei tessuti e nelle alghe del corallo Balanophyllia europaea, tipico del mar Mediterraneo, e un accumulo eccessivo può portarli alla degradazione e alla morte.

I danni dell’uomo

Stiamo mettendo sempre più a rischio la vita dei coralli, anche di quelli più vicini ai nostri mari. L'ultimo esempio di come l'uomo stia impattando sull'ambiente, in ordine cronologico, è il caso della petroliera incagliata all'isola di Mauritius: litri e litri di petrolio continuano a fuoriuscire dal suo scafo e animali, vegetazione ed ecosistemi rischiano di scomparire o di subire danni rimediabili solo nel giro di centinaia di anni. E a proposito inquinanti e coralli, lo studio italiano del Cnr-Irbim e dell'Università di Bologna ha messo in luce un altro grande pericolo per questi animali.

Le attività dell'uomo stanno mettendo sempre più a rischio la vita dei coralli

In particolare per una specie di corallo molto diffuso nel mar Mediterraneo, il Balanophyllia europaea: dai risultati delle analisi vi sarebbero alte concentrazioni di Ipa, idrocarburi policiclici aromatici, all'interno del suo scheletro. Si tratta di una classe di inquinanti organici legati alla produzione di energia: derivano infatti dalla combustione incompleta di materiale organico e dall'uso di olio combustibile, gas, carbone e legno. Largamente diffusi nelle acque dei nostri mari, sono un reale rischio per la fauna marina dal momento che si tratta di materiale tossico.

A rischio degradazione

Nello specifico, i ricercatori hanno ritrovato per la prima volta tracce di acenaftene, fluorene, fluorantene e pirene nello scheletro e nelle alghe zooxantelle che vivono in simbiosi con il corallo. Hanno poi combinato i rilevamenti sugli inquinanti con i dati all’età della popolazione dei corali Balanophyllia europaea e hanno così stimato anche per quanto tempo queste specie sarebbero in grado di agire da magazzino di idrocarburi: come si legge nello studio pubblicato sulla rivista Science of the total environment, la capacità di stoccaggio a lungo termine di questi inquinanti tossici potrebbe arrivare fino a 20 anni.

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Ingrandimento del Balanophyllia europaea. Fonte: Cnr – Francesco Sesso

Ma il risvolto più negativo è il doppio danno a cui tutti, noi e i coralli, andiamo incontro. Perché lo stoccaggio di queste sostanze tossiche può portare alla degradazione o alla morte l’ecosistema di Balanophyllia europaea, processo velocizzato anche dall’azione dei cambiamenti climatici, e se così fosse gli Ipa verrebbero poi reimmessi nell’ambiente, innescando un vortice di inquinamento continuo.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.