Come gestire le bugie nei bambini (anche le più assurde)

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Dall’infanzia alla preadolescenza, un genitore deve fare i conti con le bugie dei propri figli. Non è un compito facile perché dietro alcune bugie possono nascondersi emozioni, stati d’animo e bisogni del bambino, ma si può comunque imparare a gestirle.
Gaia Cortese 25 Gennaio 2023

Qualche mese fa è capitato che mio figlio di quasi cinque anni mi abbia raccontato con estrema serietà di come lui e due suoi amici avessero gareggiato a bordo di una Ferrari, una Lamborghini e una Porsche. Me lo ha raccontato come se fosse la cosa più ovvia del mondo, come se fosse normale che una volta accompagnato alla scuola materna, lui e i suoi amici fossero liberi di scorrazzare in giro in auto. E che auto.

Ad ogni modo suppongo si trattasse di una delle sue prime bugie e, consapevole del fatto che fosse tutto frutto della sua immaginazione e di una fervida passione per le macchine, chiaramente non mi sono preoccupata.

Tuttavia le bugie non sono sempre uguali perché rappresentano i diversi passaggi evolutivi nel bambino; ciò significa che la bugia di un bambino di cinque anni non potrà essere “letta” come quella di un bambino che frequenta le elementari.

Intorno ai tre anni i bambini non hanno la percezione della bugia e, se la utilizzano, è solo per negare di aver fatto qualcosa. La bugia si palesa nel momento in cui il bambino colora con i pennarelli una parete di casa, rompe un giocattolo o fa qualche altro danno in casa ma, in linea di massima, non c'è un altro motivo per cui il bambino mente a papà e mamma.

In questo caso il modo migliore per gestire la situazione è quello di non cercare a tutti i costi il "colpevole", così da non mettere sotto accusa il bambino: un comportamento di questo tipo servirebbe solo a mettere il bambino in difficoltà, a "rinforzare" la bugia (finirebbe per raccontarne altre) o a provocare un pianto sconsolato.

Le bugie rispecchiano i diversi passaggi evolutivi nel bambino.

Verso i cinque anni la faccenda cambia. Il bambino può iniziare a raccontare storie piuttosto stravaganti (come una gara tra Ferrari, Porsche e Lamborghini guidate da compagni di materna…). Nessun problema. In questa fase il bambino sta semplicemente elaborando nella sua testa dei nuovi concetti e non è negativo che lasci spazio alla sua immaginazione. È una fase e, con ogni probabilità (ce lo auguriamo), non diventerà un bugiardo cronico.

In età scolare, approssimativamente dai sei ai dieci anni, il bambino inizia a sviluppare la capacità di raccontare una bugia, vale a dire che quello che racconta mentendo, è una bugia vera e propria e per questa ragione, bisogna farci un po' di attenzione.

A questa età il bambino può mentire per un motivo preciso: per non ricevere una punizione, per una ricerca di approvazione, per impressionare gli altri e sentirsi accettato, o ancora, per non ferire i sentimenti di un compagno di classe, del papà o della mamma. Alcuni bambini particolarmente insicuri usano la bugia per catturare l’attenzione. Se quindi i motivi per cui si finisce per mentire sono i più svariati, è giusto cercare di capire cosa si nasconde dietro la bugia per interpretare un eventuale bisogno del bambino.

Arrivati all'età della preadolescenza, le bugie possono aumentare e in questo caso, possono celare un desiderio di prendere le distanze dai genitori. In questa fase, infatti, le bugie sembrano essere una tappa obbligatoria per affermare la propria autonomia, per dimostrare una certa indipendenza dai genitori e quindi, per crescere.

In questo passaggio di crescita, i ragazzi hanno mille pensieri nella testa e provano emozioni nuove, hanno difficoltà ad aprirsi e si sentono incompresi da tutti. Le probabilità che ci scappi anche qualche bugia, è del tutto normale, ma come comportarsi nel momento in cui lo si scopre? Dipende.

Se la bugia è "piccola" e non ha danneggiato nessuno, si può anche chiudere un occhio e provare a chiedere semplicemente delle spiegazioni; diversamente se la bugia è più grave, il rimprovero è necessario. Il genitore, in questo caso, deve dimostrare il proprio disappunto e se lo ritiene necessario, può anche prevedere una punizione, sempre e comunque cercando di mantenere un dialogo il più costruttivo possibile.

Scoprire una bugia non è mai bello, ma il compito di un genitore è insegnare quanto sia fondamentale l'onestà. E il miglior modo per trasmettere questo valore è dare il buon esempio.