Come gestire le emozioni della Fase 2: “Equilibrio e uno sguardo in prospettiva”, intervista alla psicologa Miriam Nipote

La Fase 2 ha allentato in parte le misure di sicurezza e la mancata risposta alle aspettative, insieme alla stanchezza da isolamento e alla confusione su cosa si può e non si può fare, può aver generato sentimenti come rabbia e frustrazione. La psicologa e psicoterapeuta Miriam Nipote ci ha spiegato come provare a ottimizzare queste sensazioni.
Kevin Ben Alì Zinati 1 Maggio 2020
Intervista alla Dott.ssa Miriam Nipote Psicologa e psicoterapeuta

Ci siamo: la Fase 2 dell’emergenza è più vicina e come una barca spinta dal vento, stai viaggiando verso l’orizzonte dove ti attende una ripartenza, o quasi. Perché con l’ultimo DPCM annunciato dal Governo, forse ti aspettavi di poter tirare un po’ di più il fiato e riassaporare finalmente l’aria della città con più libertà. Le cose invece sono andate in modo leggermente diverso e la via per tornare alla normalità è ancora tutta da battere, e forse per fortuna. Però questo, i desideri e la stanchezza da isolamento potrebbero averti suscitato sentimenti come rabbia o confusione. Insieme alla dottoressa Miriam Nipote, psicologa e psicoterapeuta, abbiamo provato a capire come gestire e ottimizzare questa “nuova ma vecchia” situazione che è la Fase 2.

Dottoressa Nipote, rabbia, confusione, frustrazione, oggi con il nuovo decreto sono emozioni normali?

In virtù delle aspettative che avevamo e della stanchezza per la situazione e dello stare a casa è naturale provare queste emozioni in questo momento. Il decreto ci ha fatto portare l’attenzione più verso l’esterno che verso l’interno, quindi più verso i divieti provenienti da normative: così abbiamo distolto l’attenzione da quello che è presente internamente in ognuno di noi, cioè ciò che noi sappiamo sulla situazione e sui rischi e le nostre emozioni riguardo a questo.

Cosa può aiutarci a metabolizzare questo momento?

Se noi facciamo uno sforzo di ricentratura, possiamo ancorarci a uno stato di consapevolezza della situazione. Siamo consapevoli del fatto che il graduale ritorno alla normalità può portare un aumento della curva dei contagi (come successo in Germania) con la conseguente necessità di tornare indietro e di ritrovarci in un blocco nuovamente più ristretto. In virtù di questo, possiamo ancorarci anche alle nostre emozioni e al nostro stato d’animo, al nostro timore che le cose possano peggiorare e alle paure correlate a tutto questo. Se portiamo l’attenzione a queste consapevolezze interne, dunque, così potremo vivere queste libertà che alcuni possono considerare troppo limitate e potremo comprenderle e digerirle sentendoci più coinvolti, partecipi e meno vittime di una decisione imposta dall’esterno.

Oltre alla consapevolezza della situazione e delle nostre emozioni, come potremmo percepire tutto questo come meno limitante?

Oltre al 4 maggio sono già state fissate delle date, degli step successivi che aumenteranno di fatto le nostre libertà. Dobbiamo cercare di guardare questo Decreto nella dimensione in cui si è presentato: non si esaurisce con il 4 maggio ma vede altre date lungo un intero mese in cui, se tutto dovesse andare bene, si prospetta una graduale riapertura di diverse attività fino ad arrivare a quelle considerate un po’ più a rischio.

Il nuovo decreto ha ridato delle libertà che potrebbero aiutarci a migliorare la nostra qualità di vita.

L’occhio vede sempre quello che manca e in questo momento potremmo far fatica a riconoscere il valore delle cose che sono state permesse e che prima erano vietate. A partire dallo stato di deprivazione in cui ci trovavamo, la possibilità di vedere i familiari stretti e di poter svolgere attività motoria e quindi anche una passeggiata, per esempio, possono stimolarci a migliorare la nostra qualità di vita. Se riusciamo ad andare oltre la rabbia, le lamentele e la polemica possiamo vivere queste cose come delle possibilità, in caso contrario invece non diamo loro valore e rischiamo di non farle.

Quindi, secondo lei, quali potrebbero essere i rischi a livello di comportamenti su scala sociale?

Il rischio è che le persone sull’onda di queste emozioni possano fare fatica ad avere una posizione equilibrata e bilanciata. Facendo riferimento agli studi di Yeerkes e Dodson, la migliore prestazione e quindi i comportamenti più funzionali sono associati ad un’ansia che potremmo definire media mentre ad una troppa o troppo poca ansia corrispondono azioni poco efficaci in rapporto alla situazione.

Come si traduce tutto questo nella quotidianità della Fase 2?

Purtroppo prevedo che le persone possano collocarsi in questi due estremi. La confusione che può emergere da alcuni punti considerati non chiari o contraddittori, unita a delle predisposizioni caratteriali, può provocare un eccesso di ansia che, a sua volta, potrebbe sfociare nel continuare ad evitare le stesse situazioni che erano vietate prima e che non lo saranno dal 4 maggio in poi. Potremmo sentirci perplessi e aver paura di incontrare i parenti stretti o anche, sull’onda della pigrizia maturata in quarantena, evitare uscite e passeggiate. Può succedere però anche l’opposto. Portare l’attenzione sulla rabbia per queste restrizioni potrebbe far perdere contatto con le nostre preoccupazioni e quindi farci provare un’ansia che risulterebbe bassa per il contesto: questo potrebbe comportare una maggiore esposizione a comportamenti rischiosi, portandoci a prestare meno attenzione alle giuste misure cautelative.

E la nostra quotidianità, per i prossimi giorni, sarà il contesto familiare, per alcuni anche allargato.

Qui dobbiamo prestare attenzione. Nella testa di ognuno di noi esiste il falso mito che le persone a cui vogliamo bene siano immuni, come se ci fosse una correlazione tra affetto e immunità a dispetto di un dato che ci dice invece che ben un contagio su quattro avviene in contesti familiari. La diminuzione di tensione che proviene dai permessi come quello di poter incontrare i familiari o i parenti, potrebbe essere accompagnato da atteggiamenti come la mancata di aderenza all’utilizzo di mascherine e della distanza di sicurezza.

In virtù di tutto questo, quindi, cosa suggerisce?

Essere consapevoli di questi rischi nei nostri comportamenti eccessivi sia da un lato che dall’altro e cercare di avere un atteggiamento il più possibile equilibrato senza aggiungere e senza togliere nulla. È importante riprendere a fare certe cose, seguendo sempre i criteri del decreto, dall’altra parte è importante anche farle con consapevolezza e senso di responsabilità.