Com’è l’amore dopo i 40 anni? Lo abbiamo chiesto alla love coach Mary Baccaglini

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Anche dopo i quarant’anni l’amore ha le sue regole, soprattutto se il nuovo partner ha una separazione o un divorzio alle spalle, con o senza figli. La regola delle regole: la discrezione. A consigliarlo è Mary Baccaglini, scrittrice, formatrice e love coach.
Gaia Cortese 2 Novembre 2022

Quando nel 1992 lo psicosessuologo ed esperto di comunicazione statunitense John Gray pubblicava "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", aveva uno scopo preciso: offrire uno strumento utile affinché le relazioni di coppia potessero semplificarsi e quindi migliorare e, per questo motivo, il libro indicava delle strategie di comunicazione efficace da  mettere in pratica tra uomini e donne.

Dalla pubblicazione di quel libro sono passati trent'anni e l'amore non è diventata una materia facile e forse, nei cosiddetti Anta, è ancora più complicata. L'unica strada era quindi chiedere il parere di un'esperta in materia, di una scrittrice, formatrice e love coach con oltre 60mila follower su Instagram, Mary Baccaglini.

Come cambia il modo di amare dopo i 40 anni?

Innanzitutto è un modo di amare un po' meno illuso perché ovviamente si sono vissute situazioni che hanno portato le persone a togliersi di dosso la formula del "e vissero felici e contenti", per quanto, questo tipo di disillusione, è anche funzionale alla coppia.

A venti, trent'anni il modo di vivere una relazione è più improvvisato, magari meno progettuale, più segnato dalla gelosia e un po' più, direi io, "Disneyano". Poi si cresce e il modo di amare cambia, viene discusso maggiormente, a volte è più cinico ed è anche più facile portarsi dietro tutte le paure.

La paura più comune è che sia l’amore a far soffrire, quando invece è l'aver investito nelle persone sbagliate che porta sofferenza. Oltretutto, dopo i quaranta, cinquant'anni può succedere che alla disillusione si aggiunga anche la paura. Ciò fa sì che una persona veda ripetersi sempre lo stesso copione con un senso di profonda frustrazione, oppure che diventi respingente, nel senso che diventando la paura l'elemento dominante, si tende a respingere l’amore attraverso la comunicazione e l'atteggiamento verso gli altri.

E' più facile che diventi respingente un uomo o una donna?

Accade sia nell'uomo che nella donna, perché dopo una separazione o un divorzio entrambi possono provare questa paura. Tuttavia è anche vero che dopo i quaranta, cinquant'anni si fanno le cose più in fretta e questo può essere anche funzionale alla coppia. Perché succede? Perché si ha più esperienza e quindi non devono per forza essere rispettati i cosiddetti tempi lunghi. Il problema è che l’innamoramento dura al massimo due anni, vale a dire quella esplosione ormonale che dipende dal rilascio di alcuni ormoni nel corpo e che fa provare attaccamento all'altra persona, totale benessere e felicità non dura più di due anni.

Se da giovani si ha più tempo e c'è una progettualità a lungo termine, gli over 40 hanno più fretta di sistemarsi e difficilmente si tiene conto di questo. Il rischio è quello di bruciare le tappe e ritrovarsi poi con la consapevolezza di aver fatto uno sbaglio. Il mio consiglio quindi è sempre quello di non fare passi  che impattino troppo nella tua vita, magari convivi ma non sposarti, trasferisciti a casa del partner ma non vendere casa tua.

Tra gli over 40 c'è poi quello che chiamo il pensiero dell'ultimo treno, un concetto pericolosissimo che porta a credere di avere solo più una possibilità in amore, e quindi il rischio è quello di farsi prendere dal bisogno di amore e non essere selettivi nella scelta del partner. Un comportamento più diffuso tra le donne che tra gli uomini, ma che in verità accomuna tutte le età, perché succede anche a chi si fidanza a venti, trent'anni e magari teme di non riuscire poi a sposarsi. Il problema è che poi ti accompagni a una persona che per te è sbagliata, rischiando di sentirti ancora più solo o sola di quanto potresti essere da single.

Come è giusto rapportarsi ai figli del nuovo partner?

Come per i propri figli, anche per i figli degli altri ci sono delle regole chiare. La prima è che nel momento che le regole le fanno i genitori, il nuovo partner deve stare a quelle regole, che piacciano o no. Il mio consiglio è quello di entrare in una dinamica famigliare in punta di piedi, aspettando più tempo possibile prima di conoscere i figli del nuovo partner e rispettando sempre la volontà dell’altro genitore.

Se poi i rapporti con l'ex sono buoni, conoscere l’altro genitore è importante, perché passerai del tempo con i suoi figli e, se anche lui o lei si fida di te, con ogni probabilità non ti ostacolerà.

Altra regola è quella di stare sempre fuori da eventuali discussioni tra partner e figli: se di qualcosa si vuole parlare lo si fa esclusivamente in privato con il partner, ricordandosi che dell'educazione dei figli se ne occupano i genitori. La parola d’ordine è: discrezione.

In alcuni casi poi il partner preferisce non presentare neppure i propri figli al nuovo fidanzato o alla nuova fidanzata e, se non lo fa, è un suo diritto. Cosa può significare? Tante cose. Forse non è pronto oppure sente che la relazione non è ancora matura per tale passo, o ancora,  conosce i suoi figli abbastanza per sapere che ci starebbero male o, ultimo ma non meno importante, non è abbastanza interessato alla relazione. In tutti questi casi tu non puoi fare nulla perché non hai il controllo della situazione. Quindi puoi anche decidere di non frequentarlo ma, se lo vuoi fare, devi mettere in conto questa scelta e sapere cosa ti aspetta.

E in caso di gelosia da parte dei figli?

In caso i figli siano gelosi è ancora il tuo partner a dover gestire la situazione, quando, come e se vederti. Anche in questo caso tu non hai il controllo della situazione, se non quello di provare a parlarne con il partner (ma mai con i figli di lui o di lei).

Si è più o meno esigenti nella ricerca del partner?

Si dovrebbe essere più esigenti perché a questo punto da parte tua hai una certa esperienza. Tuttavia, molto spesso non siamo esigenti o lo siamo troppo. Per paura di soffrire si alzano gli standard, si diventa ipercritici. Può essere anche un pensiero giusto quello di "selezionare" molto, ma spesso nasconde la paura di soffrire.

Invece io dico che a qualsiasi età puoi fare un lavoro su di te, capire i tuoi errori e trasformare quello che ti ha fatto soffrire in un'esperienza di consapevolezza. Credere che l’amore non arriverà mai è un'idea limitante, e lo dimostra il fatto che ho persone che hanno frequentato i miei corsi e, anche a sessanta, settant'anni, si sono fidanzate.

Un consiglio quindi che daresti a chi si vuole innamorare ancora dopo i 40?

Quello che dico sempre a chi mi segue: è fondamentale trasformare le proprie debolezze in punti di forza, e poi mettersi in gioco il più possibile. I social dating? Anche. Può essere un nuovo modo per sedurre e innamorarsi, e al contempo, può essere anche divertente.