Come spiegare il Coronavirus agli adolescenti: intervista a Miriam Nipote, psicologa e psicoterapeuta

I genitori in questi giorni di emergenza hanno una difficoltà in più: aiutare i propri figli a capire e accettare l’isolamento e il rispetto delle norme e dei provvedimenti presi dal Governo per superare la pandemia da Coronavirus. Insieme alla dottoressa Nipote, psicologa e psicoterapeuta, abbiamo provato a capire come mamme e papà potrebbero relazionarsi con gli adolescenti tra compiti, notizie, noia e una nuova routine a cui serve imparare ad adattarsi.
Kevin Ben Ali Zinati 24 marzo 2020
Intervista alla Dott.ssa Miriam Nipote Psicologa e psicoterapeuta

Lontananza dagli amici e dalla socialità, giornate fatte di noia e senza un ordine ma anche provvedimenti da rispettare e notizie delicate che necessitano di essere contestualizzate e che invece spesso vengono sganciate come fossero spot pubblicitari. Le difficoltà di questi giorni di isolamento da Coronavirus stanno mettendo a dura prova tutti quanti: dai ragazzi e gli adolescenti fino, di riflesso, ai genitori. Che possono ritrovarsi così a dover fronteggiare una seconda emergenza, questa volta dentro le mura di casa. Insieme alla dottoressa Miriam Nipote, psicologa e psicoterapeuta, abbiamo provato a capire come mamme e papà possono affrontare la situazione insieme ai propri figli e quale potrebbero essere le strategie con cui poterli aiutare a conoscere, comprendere e accettare questi giorni strani, nuovi e destabilizzanti.

Dottoressa Nipote, secondo lei questa situazione come sta pesando sugli adolescenti?

Oltre alla lontananza dagli amici, dalla socialità e dal gruppo, bisogna considerare anche le difficoltà che possono nascere da una convivenza così “forzata” con i genitori. Sia i bambini che gli adolescenti hanno delle figure autorevoli a casa e a scuola, ora però quelle scolastiche non ci sono e a volte i bambini possono fare più fatica a riconoscere l’autorevolezza del genitore in un ambito non “suo” come quello dei compiti e della scuola.

Quali suggerimenti può dare ai genitori su come comportarsi con i propri figli in questi giorni di emergenza?

È importante prima capire come stanno e che idea si sono fatti della situazione. Poi bisogna vedere quali informazioni possiedono. Ci sono ragazzi che hanno già capito la situazione e che hanno delle informazioni adeguate, altri invece possono essere confusi. In questo caso serve dare loro informazioni chiare ed essenziali con le parole giuste.

Tipo?

Quando si racconta la situazione ai ragazzi e si parla dei decessi, credo sia necessario, per esempio, spiegare che per la maggior parte si tratta di perone che avevano un’età avanzata, che erano già affetti da altre patologie e che in pochi casi sono scomparse perse che non avevano altre malattie presenti. Nel bombardamento di notizie sensazionalistiche che stanno girando questa è una differenza importante e che va fatta.

I genitori devono fare da filtro, quindi?

Devono farlo sugli aspetti essenziali della situazione. Per esempio, è importante distinguere tra chi è scomparso “per” il Coronavirus e chi invece è deceduto “con” il Coronavirus. Quando gli adolescenti sentono che è morta una persona cara a qualche amico, si sentono colpiti nel vivo e automaticamente pensano che possa succedere anche a loro. È normale ma serve allargare l’informazione per dare loro il quadro completo.

Che cosa possono fare i genitori per aiutare i ragazzi ad affrontare le difficoltà e le vulnerabilità di questi giorni?

Ci sono diversi tipi di vulnerabilità che possono emergere negli adolescenti, dalla tristezza alla preoccupazione. Se dovesse capitare di ricevere notizie di parenti o amici cui fosse successo qualcosa di grave è importante dare valore alla loro tristezza. Mai dire frasi del tipo “non essere triste” o “non avere paura”. Bisogna lasciar emergere queste emozioni, scacciare un’emozione potrebbe significare farla emergere di più. In questo senso, consolare significa dare comprensione. Se con i nostri figli creiamo un contesto empatico, possiamo stare insieme nello stato d’animo che si prova. Se cerchiamo di cancellarlo, creeremmo invece solo separazione.

A proposito di separazione, come possono i genitori aiutare i propri figli ad affrontare l’isolamento?

I genitori in questo momento è utile che comprendano la difficoltà dei ragazzi, cercando di spingerli a vedere forme altre e diverse di contatto con i coetanei. Ma il genitore ha un ruolo attivo, deve cercare di essere polivalente. Da un lato deve stimolare lo studio, che è il lato un po’ più doverizzante, ma dentro di lui ci deve essere anche un pezzetto di “amico”. Significa che può diventare lui stesso la figura con cui il ragazzo può giocare, guardare la tv e fare attività un po’ di più del solito. Tutto questo senza entrare l’ansia di doversi sostituire agli amici.

Nel momento in cui i ragazzi sono senza confini, senza scuola o palestra e senza amici, è facile che in loro emergano comportamenti meno regolari. Che cosa fare?

Serve sicuramente aumentare la flessibilità su alcuni aspetti mentre su qualcosa di importante ed essenziale bisogna essere più fermi. Se un ragazzo si sveglia alle 10 o alle 10 e mezza del mattino non è un motivo per cui fare una lotta. È essenziale invece essere fermi, per esempio, nel dare un ritmo alle giornate. Mattina, pomeriggio e sera devono avere un certo ordine. Siamo in una situazione di incertezza da cui deriva una mancanza di prevedibilità e se anche la nostra giornata è totalmente casuale, può dilagare l’ansia.

Dare ordine alle giornate può anche aiutarli a tener testa alla noia.

Se si dà alla giornata ha un ritmo, scandito da cose piacevoli, film da soli o con i genitori, e poi compiti e lavoretti, si crea una nuova routine che crea sicurezza. L’idea è di cercare di far assomigliare le giornate il più possibile alla normalità a cui eravamo abituati, anche se in modo diverso. In questo modo possiamo aiutare i ragazzi a non sentire quel senso di vuoto e di noia e la mancanza del piacere del fare le cose.

E se un adolescente obiettasse che queste cose non gli piacciono, che non vuole creare una routine diversa?

Quello che un genitore può fare è cercare di capire, ammettere che nemmeno a lui piace doverlo fare ma spiegare che oggi il punto è che non ci deve piacere ma che dobbiamo funzionare. Questo discorso vale soprattutto adesso che la situazione è già prolungata e durerà ancora molto: l’adattamento a questo è fondamentale.

Data la lunga durata che sta avendo questa nuova situazione, potrebbe nascere un rifiuto ad adattarsi da parte dei ragazzi.

Proprio perché la situazione in cui ci troviamo andrà a avanti ancora a lungo, è importante sviluppare un nuovo adattamento e dare un ritmo alle giornate. Se riusciamo a sviluppare la capacità di adattamento, questo ci aiuterà anche nelle settimane successive.

Un’altra difficoltà per i genitori, oltre a che cosa fare a casa, è anche come far capire ai propri figli l’importanza di aderire a queste norme.

Se trattiamo i ragazzi come stupidi e indisciplinati è più facile che si comporteranno come tali. Se diamo loro un odine senza mostrare fiducia (con frasi tipo “Fai questo, anche se so che tanto farai di testa tua”) è probabile che poi non seguiranno quanto detto. È importante spostarsi dal dare un ordine al cercare di stimolare una scelta. Provo a spiegarmi meglio.

Prego.

Come dicevamo prima, ai ragazzi deve essere chiara la situazione. Ora che sanno come stanno le cose, che esistono i portatori sani, che non ci sono dei vaccini e che la sanità è in difficoltà, ora che ci stanno dicendo che ognuno di noi è responsabile della salute degli altri, a fronte dei divieti che ci può dare il governo, a questo punto i genitori devono chiedere ai ragazzi: “che tipo di persona vuoi essere? Che cosa trovi giusto fare?”. I giovani possono obbedire a testa bassa a quanto ci viene detto oppure possono agire con la consapevolezza che ciò che governo e istituzioni ci stanno dicendo è giusto. Questo non significa stimolarli a fare quello che vogliono, ma scegliere in base alle regole che ci sono e stimolare un senso di responsabilità.

E se la scelta fosse mossa da un senso di colpa? Del tipo: “Non esco perché se poi succede qualcosa…”?

I genitori devono far capire ai propri figli che non bisogna scappare da una colpa ma andare verso un valore, che è la tutela. Se si evita di uscire perché “l‘ha detto il governo” ci si può sentire stretti e soffocati, se invece, oltre al fatto che l’hanno detto le istituzioni, lo si fa con coscienza perché si è maturato che in questa situazione comportarsi così è la cosa più giusta per me e per gli altri, si può vivere in modo molto più sereno sereno. È importante stimolare nei giovani il senso di responsabilità e farli sentire adulti, importanti e in grado di dare il proprio contributo.

In che modo?

I ragazzi hanno bisogno di collocarsi. Per dare un senso alle giornate e per migliorare anche quelle degli altri i genitori possono far capire che tutti hanno un contributo da dare. Per esempio sull’uso della tecnologia: gli adolescenti sanno usare Skype o le videochiamate di WhatsApp meglio dei genitori, possono aiutarli ad imparare e e a mettersi in comunicazione con i loro amici. I giovani hanno più fantasia e creatività e possono dare delle dritte su applicazioni o altri mezzi per inventare qualcosa da fare tutti insieme, come giocare stando in case diverse.