Coronavirus: il servizio del Tg Leonardo non c’entra nulla con il Covid-19. Basta fake news!

Il virus creato in laboratorio dal team di ricercatori cinesi il cui lavoro veniva illustrato nel servizio non è il SARS-Cov-2 che provoca il Covid-19. Inoltre, quell’esperimento era conosciuto a tutta la comunità scientifica internazionale. Dobbiamo accettare una verità difficile e anche dolorosa: questa epidemia è nata per caso in un contesto che le è stato favorevole.
Giulia Dallagiovanna 26 marzo 2020
* ultima modifica il 12/06/2020

Alla fine lo abbiamo trovato. Ecco da dove è spuntato il Covid-19 e chi c'è dietro tutto questo: un team di scienziati cinesi che hanno esagerato un po' con gli esperimenti da laboratorio. E questa volta non è il classico messaggio anonimo su Whatsapp o il video complottista a lanciare l'allarme, ma tutto parte da un servizio andato in onda su Rai Tre il 16 novembre del 2015. Si parla davvero di SARS e di virus modificati che possono attaccare anche l'essere umano. Dunque, com'è possibile negare ancora che questa epidemia sia il frutto di operazioni studiate o che magari sono sfuggite di mano? In realtà, è assolutamente possibile. Proviamo a capire perché.

Il video di cui si parla tanto in queste ore è della rubrica Leonardo, trasmessa all'interno del TGR. Il conduttore, Daniele Cerrato, e il giornalista autore del servizio, Maurizio Menicucci, illustrano proprio un esperimento che veniva portato avanti da un team di ricercatori cinesi. In poche parole, gli scienziati avevano utilizzato il virus della SARS riadattato ai topi e vi avevano innestato una proteina, la SHCO14 , presa dai pipistrelli. In questo modo, aveva scoperto quale molecola permettesse all'agente patogeno di attaccare l'essere umano. Non solo, ma la trasmissione poteva avvenire senza nessun passaggio intermedio tra uomo e pipistrello.

Ma questo esperimento non è stato nascosto. Il 9 novembre del 2015 era stato pubblicato uno studio sulla rivista Nature, uscito sul cartaceo il 21 dicembre successivo, dove veniva illustrato passo passo proprio questo lavoro e i risultati a cui aveva portato: "La nostra ricerca evidenzia il potenziale rischio che un nuovo virus simile al SARS-CoV possa emergere da quelli che stanno già circolando tra le popolazioni di pipistrelli".

L'esperimento era stato pubblicato sulla rivista Nature e chiunque poteva venirne a conoscenza

L'intera comunità scientifica internazionale era dunque a conoscenza di questa possibilità. E di questo gruppo fanno parte anche tutti quei medici che sono stati contagiati, e alcuni anche uccisi, dall'epidemia di Covid-19. Se anche uno solo di loro avesse riscontrato un collegamento con un'arma biologica creata in laboratorio, non pensi che avrebbe dato il via a una specie di insurrezione popolare?

Ma proseguiamo. Il 17 marzo 2020 la stessa rivista pubblica un articolo, firmato tra gli altri da Andrew Rambaut, il biologo dell'Università di Edimburgo che per primo aveva fatto notare come il nuovo Coronavirus condividesse il 79% del genoma con la SARS. Il testo titola proprio: L'origine prossimale del SARS-Cov-2. Le deduzioni dei ricercatori non si basano su vecchi servizi giornalistici (che, intendiamoci, parlavano di esperimenti realmente avvenuti), ma sullo studio delle sequenze di genoma. E tanto per chiarire subito ogni dubbio, l'introduzione si conclude in questo modo: "Le nostre analisi dimostrano chiaramente che il SARS-Cov-2 non è frutto di un esperimento di laboratorio e non è un virus costruito di proposito".

E prosegue: "Se fosse stata eseguita la manipolazione genetica, sarebbe probabilmente stato usato uno dei numerosi sistemi genetici inversi disponibili per i betacoronavirus. Tuttavia,  dati genetici mostrano inconfutabilmente che SARS-CoV-2 non deriva da nessuna spina dorsale di virus precedentemente utilizzata".

Insomma, o questi scienziati hanno fatto davvero un lavorone enorme, quasi impossibile da portare avanti senza rischiare di ammalarsi in prima persona, o dobbiamo accettare il fatto che i pipistrelli siano i serbatoi naturali dei coronavirus e che prima o poi uno di loro sarebbe mutato e diventato aggressivo per l'essere umano, effettuando il cosiddetto salto di specie.

A te magari questo meccanismo sembrerà un qualcosa di mai visto, ma in realtà potremmo dire che è quasi all'ordine del giorno. Pensa alla SARS, che arrivava dagli stessi chirotteri, dopo essere passata per lo zibetto. All'influenza aviaria, che abbiamo ereditato dal pollame d'allevamento. Alla suina e all'influenza comune, che derivano appunto dai maiali. E pensa a quante malattie trasportano le zanzare. Insomma, si tratta sempre di zoonosi e da lì proviene il 60% delle patologie infettive che conosciamo oggi.

D'altronde l'Organizzazione mondiale della sanità ci aveva già avvertiti, quando parlava della cosiddetta malattia X: un'infezione che poteva diffondersi rapidamente e con un tasso di letalità maggiore rispetto all'influenza, nata probabilmente in una zona del mondo dove il contatto ristretto tra esseri umani e bestie selvatiche veniva favorito dalle condizioni economiche e sociali. Come i "wet market" cinesi insomma, da cui il SARS-Cov-2 è partito.

Nessun complotto, dunque, sapevamo benissimo che tutto questo prima o poi sarebbe accaduto. D'altronde, non serve essere degli scienziati per capire che un livello basso di igiene è terreno fertile per tantissime malattie. Forse a non saperlo è stato Matteo Salvini, il leader della Lega che ha rilanciato il servizio del Tg Leonardo chiedendo al governo di risponderne in Parlamento. Un atto di irresponsabilità in un momento in cui le persone muoiono sul serio e non è certo il caso di sfruttare la situazione per guadagnare consensi o creare scompiglio.

Cosa puoi fare tu? Smetti di condividere notizie di questo tipo, se prima non sono state verificate da fonti autorevoli. Seminano il panico e quando vengono smentite, come accade puntualmente ogni volta, il danno è già stato fatto. Su Ohga puoi trovare un pratico vademecum per riconoscere le fake news. Una precisazione: in questo caso la bufala non era il servizio in sé, assolutamente attendibile, ma il legame tra quel virus e il Covid-19.

Fonte| "The proximal origin of SARS-CoV-2", pubblicato sulla rivista Nature il 17 marzo 2020. 

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