Cosa significa essere introversi: una qualità o un difetto?

Uno studio californiano dimostra come, per combattere la tendenza ad essere introversi, sia utile dimostrarsi estroversi. Eppure si tratta di un aspetto del carattere per cui poco si può fare. E se continuare ad essere un po’ introversi non fosse del tutto sbagliato?
Gaia Cortese 30 ottobre 2019

Timidi, impacciati ed introversi della storia fanno scuola. Il filosofo Jean Jacques Rouseeau declinò l’invito a corte del re Luigi XV temendo di fare brutta figura. Ma schivo e riservatissimo era anche re Giorgio, frustrato dalla sua balbuzie che superò con il tempo e l’esercizio. Allo stesso modo anche Winston Churchill, per superare la propria timidezza e il suo essere impacciato, prese a esercitarsi davanti allo specchio per poi, pochi anni dopo, pronunciare un discorso entrato nella storia come quello in cui incitava il popolo inglese a entrare nel secondo conflitto mondiale.

Al mondo è pieno di persone introverse, e forse tra queste ci sei anche tu. Fino a quando la riservatezza non è un ostacolo per relazionarsi con le altre persone, il problema non si pone. Ma quando essere introversi significa precludersi la felicità, allora bisogna fare qualcosa come gli illustri signori descritti poco sopra.

Secondo uno studio condotto all'Università della California a Riverside e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Experimental Psychology: general, il segreto della felicità per le persone introverse sta nello sforzarsi di essere estroversi. Lo studio ha analizzato il comportamento di 123 studenti universitari, forzati a comportarsi in modo estroverso per una settimana. A seguito dell'analisi è stato evidenziato come tutti i partecipanti avessero riportato un maggiore senso di benessere dopo la "settimana di estroversione". Al contrario, il benessere è diminuito dopo una settimana di analisi passata “da introversi”, secondo la loro indole naturale. I ricercatori hanno notato che i falsi estroversi non avevano riportato alcun disagio o effetto negativo.

“I risultati suggeriscono che cambiare il proprio comportamento sociale è un obiettivo realizzabile per molte persone – ha commentato Sonja Lyubomirsky, psicologa e coautrice dello studio -. Comportarsi in modo estroverso migliora il benessere”.

L'essere introversi, in verità, non va confuso con l'essere timidi. Se la persona timida ha perlopiù paura di apparire, di essere visto e magari di essere giudicato, la persona introversa ha più che altro un problema ad aprirsi, a confidarsi e a raccontare di sé. Ecco perché per fingere di avere una personalità estroversa, come indicato dallo studio americano, puoi provare a interagire con una terza persona, prima di tutto ascoltandola e, una volta che questa persona si è conquistata la tua fiducia, potresti iniziare a raccontare qualcosa più di te per entrare più in relazione.

Ma poi, siamo proprio sicuri che essere un po' introversi in fin dei conti non sia un bene? Una persona introversa tende prima di tutto a pensare prima di parlare; forse parla poco, ma generalmente sa ascoltare bene e predilige le relazioni consolidate; e poi non teme la solitudine, al contrario di molte persone che pur di non rimanere sole, si accompagnano anche con chi non sceglierebbero.

Fonte | "Experimental manipulation of extraverted and introverted behavior and its effects on well-being" pubblicato su Journal of Experimental Psychology: general l'1 agosto 2019