Cos’è la psicoanalisi e come funziona la teoria dell’inconscio fondata da Sigmund Freud

Ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel mondo dello studio della mente umana e delle sue patologie. Un modo di affrontare il disagio psichico basato sull’analisi profonda di ciò che ogni individuo si porta dentro ma che non è in grado di esternare.
Sara Del Dot 1 Novembre 2018

Quando si parla di psicanalisi, l’immagine più immediata a cui va la nostra mente è quella di un paziente sdraiato su un lettino di pelle nera che parla dei fatti suoi a uno specialista seduto accanto a lui, che ascolta e prende appunti annuendo lentamente. Ma cos’è, davvero, la psicanalisi e su quali principi si fonda questa teoria che ha acceso i riflettori sull’inconscio umano?

Cos’è la psicoanalisi

La parola psico-analisi deriva dall’unione dei termini greci psiche, che significa anima/mente e analisi. Si tratta di una disciplina fondata nel dal celebre neurologo Sigmund Freud, e si occupa di analizzare e trattare disturbi psicologici prendendo in considerazione il concetto di inconscio. Freud, infatti, era convinto che le persone potessero essere curate nei loro disagi psichici anche attraverso l’assunzione di consapevolezza dei loro pensieri non coscienti, e il conseguente superamento di situazioni sepolte da qualche parte nella memoria (nell’inconscio, appunto). La prima volta che Freud parlò formalmente di psicoanalisi fu nel 1896 in due articoli in cui descriveva le proprie ricerche. Nel corso del ‘900 la psicoanalisi si perfezionò e si articolò in diverse forme evolutive, subendo anche diverse critiche.

La teoria dell’inconscio

Come ho già accennato, nella disciplina psicoanalitica è fondamentale il ruolo dell’inconscio, ovvero tutta quella sfera di attività psichica che non è raggiunta dalla coscienza e di cui, quindi, la persona non si rende conto. Freud quindi iniziò a considerare in modo sempre più coinvolgente tutto quel substrato di pensieri, traumi, esperienze dimenticate o rimosse di cui l’individuo non ha alcuna coscienza ma da cui è costantemente influenzato nei comportamenti. L’introduzione dell’inconscio come concetto fu fondamentale nella cura e nel trattamento dei pazienti con disturbi psichici. Infatti, iniziò a farsi strada l’idea che i fenomeni di malattie o disagi mentali non fossero per forza tutti riconducibili a una lesione biologica del cervello, ma potevano invece essere sintomi di tutto questo pregresso background esperienziale rimasto nell’ombra per anni e anni.

I pilastri della psicoanalisi

Oltre all’indiscutibile ruolo dell’inconscio, ci sono altri concetti su cui la psicanalisi si basa: parliamo di rimozione, conflitto e pulsione, articolati nella metapsicologia in tre diversi punti di vista, quali: il punto di vista dinamico, quello strutturale e quello economico. Vediamoli uno alla volta:

  • Dal punto di vista dinamico, i fenomeni psichici sono il risultato del conflitto tra forze contrastanti che arrivano a escludere dalla coscienza determinate esperienze, creando una sorta di contenitore separato rappresentato, appunto, dall’inconscio, accanto al quale troviamo, progressivamente il preconscio e la coscienza.
  • Il punto di vista strutturale, invece, effettua un’altra tripartizione, che distingue tra Es (inconscio, sede delle pulsioni), Io (sede del pensiero logico-razionale) e Super-Io (sede degli ideali e delle istanze morali).
  • L’ultimo punto di vista, quello economico, si basa sull’idea che esistono diverse energie psichiche, che possono solo trasformarsi senza essere create né distrutte.

La terapia psicoanalitica

La terapia psicoanalitica è un tipo di terapia basata sulla parola. L’attività terapeutica consiste nel cercare di riportare in superficie, ovvero alla coscienza, determinate emozioni o esperienze che sono cadute nell’inconscio, perché traumatiche, vergognose o estremamente negative. Questo viene fatto attraverso varie tecniche, come l’interpretazione dei sogni, il lavoro psichico sulle proprie intuizioni e meccanismo come il transfer, in cui il paziente proietta sull’analista determinati sentimenti riservati ad altre persone e tenuti celati fino ad allora.

Fonti | Enciclopedia Treccani