Cos’è la sindrome da alienazione parentale e perché è stata bocciata dalla Cassazione

La sindrome da alienazione parentale dovrebbe emergere quando un bambino viene coinvolto all’interno dei conflitto tra i genitori e uno dei due attiva una campagna di denigrazione immotivata verso l’altro. Ci sono situazioni però in cui il riferimento a questa sindrome non è appropriato e, anzi, può rivelarsi dannoso. Vediamo quando.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
15 Aprile 2022 * ultima modifica il 15/04/2022

Si è recentemente tornati a parlare della sindrome da alienazione parentale dopo che la Cassazione, con ordinanza 286/2022, ha accolto in ogni sua parte il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma che aveva fatto decadere dalla responsabilità genitoriale Laura Massaro, una donna vittima di violenza da parte dell’ex compagno, accusata di aver causato nel proprio figlio la cosiddetta sindrome da alienazione parentale.

La Corte ha infatti stabilito che il richiamo alla sindrome d’alienazione parentale "e ad ogni suo, più o meno evidente, anche inconsapevole, corollario, non può dirsi legittimo".

Non è comunque la prima volta che la PAS viene messa in discussione dalla Cassazione. In due importanti sentenze del 2019 e del 2021 ne aveva confutato la fondatezza stabilendo che l’affido esclusivo di un minore a un genitore non poteva fondarsi solo sulla diagnosi di sindrome da alienazione parentale.

La PAS è oggetto di dibattito ed esame ― sia in ambito scientifico sia giuridico ― fin dal momento della sua proposizione nel 1985; essa non è, infatti, riconosciuta come un disturbo mentale dalla maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale, fatta eccezione per alcune sentenze del 2010 e del 2011 pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. Il dibattito ha lo scopo di definire l’eventuale esistenza, scientificità e definizione della cosiddetta PAS.

Cos'è

L’alienazione parentale è il risultato estremo del coinvolgimento dei figli nel conflitto parentale: un genitore (detto “alienatore”) attiva una vera e propria campagna di denigrazione immotivata contro l’altro genitore (genitore detto “alienato”), al punto tale che il figlio si allea con il genitore alienatore evitando di frequentare e allontanandosi dall’altro genitore. Tutto ciò in assenza di validi motivi, come maltrattamenti, trascuratezza o abusi del genitore alienato nei confronti del figlio.

Secondo Gardner, psichiatra statunitense e teorico della PAS, i bambini con Sindrome di Alienazione Parentale tendono a sentirsi responsabili della felicità dei genitori e tutto ciò interferisce con lo sviluppo del bambino stesso e la capacità di instaurare buone relazioni sociali con i propri coetanei.

Come viene usata

Indipendentemente dallo statuto scientifico di tale sindrome – i tentativi di strumentalizzazione della relazione con uno o più minori da parte di un genitore a danno dell’altro rappresentano purtroppo un’esperienza professionale riscontrata sia dagli psicologi forensi, specialmente nei procedimenti di affido caratterizzati da alta conflittualità, sia dai colleghi che si occupano di clinica e psicoterapia.

Dall’altro lato il principio dell’alienazione parentale diventa un problema se utilizzato impropriamente nelle situazioni di maltrattamento. In tali situazioni  infatti facendo riferimento al PAS si rischia di non considerare il principio del superiore interesse del minore e di far riferimento al diritto alla genitorialità a prescindere dal contesto, anche quando il contesto è violento. Affermare che uno dei due genitori è responsabile della qualità della relazione tra i figli e il genitore che ha agito con violenza, colpevolizza le vittime e, di fatto, non protegge i bambini e le bambine che assistono ai maltrattamenti.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…