Cuoche combattenti, l’associazione che offre una possibilità di riscatto alle donne vittime di violenza

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“Cuoche combattenti” è un progetto di imprenditoria sociale che ha come obiettivo l’emancipazione economica delle donne vittime di violenza. Nicoletta Cosentino, fondatrice dell’associazione, che ha sede a Palermo, ci mostra come attraverso confetture e marmellate si possono creare nuove opportunità lavorative e di riscatto.
Emanuele La Veglia 8 Marzo 2021

Una storia al femminile che porta con sè speranza e solidarietà. Stiamo parlando del progetto "Cuoche combattenti", un'avventura che prende avvio in Sicilia, a Palermo, grazie a una donna e mamma, Nicoletta Cosentino, vittima di violenza domestica, che vuole proporre un esempio di riscatto.

Si è inventata un laboratorio di produzione alimentare in cui realizza e confeziona ricette popolari, marmellate, conserve dolci e salate, e, soprattutto, sforna occasioni di incontro per tutte le donne che vogliono un futuro diverso e un lavoro con cui realizzarsi. L'associazione da lei fondata vuole essere un'occasione per creare opportunità lavorative per le donne vittime di violenza.

Quando hai capito che non potevi più sopportare e che dovevi reagire?

Dallo sguardo di mio figlio, allora molto piccolo, che era preoccupato per me e mi fissava da lontano. Fu lui a farmi capire che non dovevo sopportare, ma che sarebbe stato meglio, per me e per i miei figli, chiedere la separazione. Mi sono rivolta ad un centro antiviolenza, dove ho incontrato altre donne nella stessa situazione e questo ha fatto scattare in me la voglia di cercare delle soluzioni. Ho pensato che bisognava creare un qualcosa che fosse per noi fonte di autonomia economica, un tassello indispensabile per la nostra rinascita.

Da qui un progetto che vuole offrire nuove occasioni di lavoro.

Finchè c'è qualcuno che provvede economicamente per te e per i tuoi figli, sarà sempre lui a fare le scelte al posto tuo. Eppure dalla responsabilità di scegliere deriva la libertà, la libertà di scegliere cosa acquistare e quando farlo, di progettare, di decidere e di sognare. Ecco perchè l'indipendenza dal punto di vista economico restituisce potere decisionale alla propria vita.

Come mai hai scelto il mondo dell'alimentazione per il tuo progetto?

Avevo da sempre la passione per la cucina e per i dolci, inoltre il centro antiviolenza mi ha dato la possibilità di fare un tirocinio per il reinserimento lavorativo. Ed è stato in questo frangente che mi sono innamorata della produzione delle conserve, perché è un lavoro che a fine giornata ti restituisce “materialmente” un prodotto buono e bello sia da vedere che da gustare. La conserva porta in sé il piacere del buon cibo. Così sono nate le Cuoche combattenti.

Perchè "combattenti"?

Chi combatte affronta il nemico, si espone, quindi rompe il silenzio, denuncia le ingiustizie e agisce per liberare chi in quel momento sta subendo. Questo avviene dichiarando apertamente l’obiettivo, senza paura e utilizzando tutti gli strumenti necessari: in questa cornice è fondamentale il lavoro dei centri antiviolenza, con i quali collaboriamo. Per me oggi la più grande soddisfazione è stare in cucina con le cuoche, in serenità.