Da Greta Thunberg all’Oms: ecco chi potrebbe vincere il prossimo Nobel per la pace

Per l’edizione di quest’anno sono 318 i candidati, di cui 107 organizzazioni. L’attivista svedese che ha ispirato il movimento globale per il clima Fridays for Future potrebbe diventare la seconda persona più giovane a ricevere un Nobel (dopo Malala), ma nella lista troviamo anche altri nomi importanti come quello di Aleksej Navalny, leader dell’opposizione in Russia, e delle “talpe” Edward Snowden e Chelsea Manning.
Federico Turrisi 6 ottobre 2020

È partito il conto alla rovescia: il prossimo 9 ottobre sapremo il nome del vincitore o della vincitrice del premio Nobel per la pace 2020. Quest'anno i candidati sono 318 (il quarto numero più alto di sempre) e comprendono anche 107 organizzazioni. Solitamente la fondazione Nobel, l'istituzione che gestisce il prestigioso riconoscimento, non comunica i loro nomi. Tuttavia, molto spesso vengono resi noti al pubblico dagli stessi proponenti, per la gioia dei bookmakers.

Tra i favoriti c'è Greta Thunberg, la diciassette svedese che con i suoi scioperi scolastici ha ispirato milioni di persone nel mondo nella lotta contro i cambiamenti climatici, dando vita al movimento Fridays for Future. È già la seconda volta, dopo quella dell'anno scorso, a essere in lizza per il premio Nobel per la pace. In caso di vittoria, Greta Thunberg diventerebbe la seconda persona più giovane di sempre a ricevere un premio Nobel, dopo Malala Yousafzai, l'attivista pakistana nota per il suo impegno in favore dei diritti delle donne e del diritto all'istruzione, che ottenne il riconoscimento a 16 anni.

Nella lista delle persone fisiche candidate troviamo altri nomi importanti: da Edward Snowden, la "talpa" del Datagate, al fondatore di Wikileaks Julian Assange, passando per Chelsea Manning, l'ex analista dell'intelligence americana che ha passato proprio a Wikileaks centinaia di migliaia di documenti e materiali riservati. Senza dimenticare le persone che si battono per la democrazia come gli attivisti di Hong Kong e la coppia di oppositori bielorussi Sergei Tikhanovsky e Svetlana Tikhanovskaya. Infine, un altro grande favorito è Aleksej Navalny, leader dell'opposizione in Russia e principale avversario politico di Vladimir Putin. Ricordiamo che recentemente Navalny è stato vittima di un avvelenamento con un agente nervino del gruppo Novichok che per poco non gli è costato la vita.

Tra i candidati ci sono il dissidente russo Aleksej Navalny e il movimento pro-democrazia di Hong Kong

Tra le organizzazioni candidate colpisce la presenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nominata per il ruolo svolto nella gestione della pandemia. Le probabilità però che le venga assegnato il premio sono piuttosto scarse, dal momento che l'Oms è stata oggetto di numerose critiche (il presidente americano Donald Trump è arrivato ad accusarla di essere troppo "filocinese"). Occhi puntati anche sul movimento di rivolta popolare in Sudan, che ha estromesso il presidente Omar al-Bashir: il comitato norvegese per il Nobel potrebbe decidere di assegnare il premio alle Forze per la libertà e il cambiamento (FFC) e alla giovane attivista simbolo delle manifestazioni Alaa Salah. O ancora, quest'anno potrebbe essere la volta di un riconoscimento collettivo alla libertà di stampa e al coraggio dei giornalisti che sono in prima linea per riportare gli eventi di guerra e pace: vedi gli esempi rappresentati dal Committee to Protect Journalists o dall'organizzazione non governativa Reporters Sans Frontières. Insomma, staremo a vedere.