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28 Luglio 2020
16:00

Dalle fogne all’edilizia: come la sabbia degli impianti sotterranei può diventare materia prima per i cantieri

Sabbia delle fogne che diventa materiale edile dopo essere stata pulita e trattata, evitando di doverne recuperare di nuova direttamente dalle cave. Accade a Milano, dove dalle fognature a cui pensiamo con disgusto verrà prodotto un nuovo, prezioso materiale da costruzione.

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Dalle fogne all’edilizia: come la sabbia degli impianti sotterranei può diventare materia prima per i cantieri
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Pensare alle fogne e a tutto ciò che scorre sotto le nostre strade non potrà che farti un po’ schifo. Eppure anche dal luogo in cui più di tutti si riversano gli scarti della nostra quotidianità, può essere recuperato materiale che consenta di evitare di raccoglierne di nuovo. In un’ottica di vera e propria economia circolare che proviene da sotto i nostri piedi.

Accade a Milano, dove il gestore idrico integrato Cap ha appena ottenuto l’autorizzazione per recuperare e riutilizzare 2.532 tonnellate di sabbia direttamente dalle fogne della città, dove finiscono in seguito ai processi di depurazione, dalla pulizia delle acque di scarico o ancora dai lavori di manutenzione su caditoie e tombini.

In pratica, grazie a un impianto di recupero apposito, sarà possibile recuperare sabbia di scarto che altrimenti finirebbe in discarica, separarla dagli altri rifiuti organici presenti nelle fogne, pulirla, trattarla e infine utilizzarla come materiale edile senza per forza dover recuperare sabbia nuova dalle cave. Inoltre il materiale di seconda vita potrà essere venduto a un prezzo decisamente contenuto rispetto a quello di nuova estrazione.

Al momento questo tipo di meccanismo di recupero sarà possibile soltanto nell’impianto di depurazione di Robecco sul Naviglio, dove sarà prodotta sabbia recuperata per una quantità di 9,8 tonnellate al giorno.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.