Depressione post pensione: come superarla e tornare a prenderti cura di te

Nell’immaginario di chi lavora e ha ancora vari anni prima della pensione, quest’ultima rappresenta un sogno idilliaco, un traguardo agognato e spesso idealizzato: finalmente tempo libero, relax, assenza di responsabilità e sensazione di rinascita! Però non tutti riescono a godersi il congedo dal lavoro come avevano previsto.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
28 Febbraio 2020 * ultima modifica il 28/08/2020

Nell’immaginario di chi lavora e ha ancora vari anni prima della pensione, quest’ultima rappresenta un sogno idilliaco, un traguardo agognato e spesso idealizzato: finalmente tempo libero, relax, assenza di responsabilità e sensazione di rinascita! Però non tutti riescono a godersi il congedo dal lavoro come avevano previsto.

Infatti, per quanto prima si lamentassero dello stress, le loro giornate erano consolidate, scandite da ritmi ben precisi e quindi erano giornate appaganti e stimolanti. Ecco così che il dono di avere una maggior disponibilità di tempo, potrebbe almeno inizialmente, divenire un’arma a doppio taglio: se da un lato si ha il tempo per sistemare casa, andare in vacanza, e dedicarsi agli hobby, dall’altra avere più libertà può indurre a focalizzare l’attenzione su pensieri negativi.

Questo può avvenire perché non si può più continuare a fare quello a cui ci si è dedicati per una vita, quello che ci dava un ruolo e che per molti ormai faceva parte della propria identità. Questo vale soprattutto per chi aveva posto la propria attività lavorativa al centro della sua quotidianità e al centro dei propri pensieri. Per queste persone, oltre a cambiare di molto la routine giornaliera nelle cose concrete, la vita cambia anche a livello più astratto e psicologico.

Il pensionamento infatti avviene in una fase della vita che spesso genera insicurezze e fragilità a causa del corpo che cambia e c’è qualche acciacco da tener sotto controllo, i figli si allontanano da casa e le coppie che fino a quel momento hanno vissuto più da genitori che da coppia provano la sindrome del “nido vuoto”.

La pensione può quindi rappresentare per molti una perdita che può portare a sentimenti che vanno dalla lieve tristezza fino ad intense sensazioni di scarsa autostima, inutilità e vuoto tipiche della depressione.

La depressione da pensionamento o depressione reattiva, più frequente statisticamente negli uomini che nelle donne e conseguente, nonché successiva, come dice il termine stesso, al pensionamento, ossia alla cessazione, forzata o richiesta, della attività lavorativa per raggiunti limiti di età. È un tipo di depressione relativamente recente, la cui comparsa è stata apprezzata, a causa del prolungarsi della età media della popolazione, con conseguente raggiungimento dell’età pensionabile da parte di fasce sempre più considerevoli di questa e, particolare non trascurabile, composte di persone in buona salute, ancora “giovani” e produttive, ma costrette improvvisamente ad una forzata inattività bruscamente iniziata appunto da un “ pensionamento” per raggiunti limiti di età.

Si parla di depressione reattiva quando è strettamente legata al sopraggiungere di un avvenimento esterno impattante, come un lutto, una separazione, l’insorgere di una malattia o anche il pensionamento.

Si cade, così, in uno stato di profonda tristezza e apatia, in cui si perde interesse per noi stessi e per quello che ci circonda, perdendo fiducia nelle proprie possibilità, arrivando ad un generale calo di “carica” con cui affrontare le giornate. Si rileva spesso una svalutazione di se stessi, una mancanza di autostima, una grande ansia, una stanchezza permanente e un senso di inutilità rispetto a qualsiasi azione od evento.

Anche verso le persone care si può tendere a mostrare un atteggiamento di freddezza e distacco e ad avere una certa facilità ad infastidirsi e ad essere di cattivo umore. A questo poi si può anche aggiungere il progressivo peggioramento del sonno che fiacca ulteriormente il corpo  e che lo rende pesante come se ogni azione, anche la più semplice come la cura del corpo o il risveglio mattutino, diventassero impossibili. La persona depressa con il senso di colpa che prova può arrivare ad alimentare questo suo stato, riducendo ulteriormente la propria autostima ed arrivando, in alcuni casi, a pensare che togliersi la vita sia l’unica soluzione. Vediamo nove consigli per prevenirla.

Aspettative realistiche e concrete

Il pensionamento potrà essere un bel periodo se già qualche mese prima iniziamo a pensare, progettare e predisporre concretamente quello che vorremmo fare quando finalmente ne avremo la possibilità. Meglio se le attività che scegliamo sono quelle che desideriamo fare da tempo e se prevedono la presenza di altre persone, per esempio: iscriversi a corsi artistici, sportivi, letterari eccetera, incontrare amici o conoscenti, dipingere, suonare uno strumento, fare volontariato o anche solo dare una mano a qualcuno, fare giardinaggio, passeggiate nella natura, fare fotografie, progettare e fare qualche gita o un viaggio e così via.

Imparare a relazionarsi

Gli affetti sono molto importanti, in qualsiasi momento della vita, soprattutto quando si ha più tempo. Se durante il periodo lavorativo, spesso si è costretti a tralasciare relazioni sociali e amicizie, l’età pensionabile potrebbe finalmente ridare ciò che si è abbandonato, senza pensare che sia troppo tardi per migliorare i rapporti sociali.

Inseguire i propri sogni

Per godersi questa seconda parte di vita non bisogna cadere vittime della solitudine e del pensiero negativo. Piuttosto è importante chiedersi cosa si è accantonato fino a quel momento e capire che forse è arrivato il momento per riabilitare i propri sogni. Ovviamente non bisogna avere la pretesa di avere la stessa prestanza fisica di un tempo e accettare i limiti dell’età. Quindi porsi limiti raggiungibili.

Non chiudersi in casa

Ci sono numerosi circoli culturali o sportivi che offrono possibilità di aggregazione e sono fonte di stimoli. Per superare il senso di solitudine bisogna attivarsi, anche dedicandosi a del volontariato. Per chi in passato ha dovuto rinunciare a studiare, non è tardi per diplomarsi, laurearsi o frequentare dei corsi.

Una fase di evoluzione

Considerare il pensionamento come una fase di evoluzione della propria esistenza e non di involuzione: "Questo riposo me lo sono meritato, è il premio dopo anni di fatiche".

Cercare di rendersi utili

Si possono aiutare i propri familiari (accudendo i nipotini, se ci sono) o gli altri, entrando in contatto con associazioni di volontariato.

Non smettere di divertirsi

Partecipare a tutte le occasioni ludiche che si presentano e cercare ogni scusa per divertirsi assieme alle altre persone, che siano i nipoti, i famigliari i proprio coetanei.

Dedicare del tempo a se stessi

Dopo tanti anni di lavoro in cui si è dovuto spesso lasciare da parte il proprio benessere psicofisico, ora è arrivato il momento di tornare a pensare a se stessi. Si tratta di un traguardo meritato e non di un'alternativa meno appetibile al lavoro.

Chiedere aiuto a uno specialista

Quando ormai la tristezza e il vuoto la fanno da padroni e non si ha la voglia o la forza nemmeno per iniziare una delle attività desiderate, allora è meglio chiedere aiuto ad uno specialista.

Nel caso specifico della depressione reattiva, infatti, gli studi consigliano un trattamento psicologico che aiuti la persona a sviluppare una reazione più adattiva e funzionale al cambiamento doloroso.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…