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26 Ottobre 2018
18:00

Economia circolare: 4 aziende che hanno creato un business del riuso

Economia circolare non è soltanto una nuova modalità di produzione. Si tratta di una vera e propria filosofia che mira a recuperare oggetti scartati, ridurre lo spreco, restituire nuova vita a materiale inutilizzabile. Vuoi un esempio concreto? Eccotene quattro.

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Economia circolare: 4 aziende che hanno creato un business del riuso
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Bottiglie di plastica trovate sulle spiagge e nei mari trasformate in bellissimi braccialetti, bucce d’arancia che diventano tessuti per cucire abiti di lusso, vecchie tavole da snowboard rese materia prima per occhiali da sole alla moda. Raccontate così sembrano semplici storie di riciclo creativo, in realtà rappresentano un vero e proprio modello economico che si sta espandendo sempre di più, in Italia e nel mondo intero, per rendere il nostro pianeta un posto migliore. Sto parlando dell’economia circolare, i cui principi sono adottati da un sempre maggior numero di aziende che hanno deciso di basare la propria produzione non da materie prime nuove di zecca create da zero, ma da materiali di riciclo, restituendo loro una seconda vita.

Economia circolare: cos’è?

L’economia circolare è un tipo di economia basata sull’auto-rigenerazione. In pratica, si basa sul principio che rifiuti e scarti materiali possano essere recuperati e reinseriti in nuovi cicli, utilizzati come materie prime per la produzione di nuovi oggetti. In questo modo lo scarto effettivo si riduce al minimo, gli oggetti vengono prodotti già pensando al loro riutilizzo futuro e la produzione industriale non è più pensata in un’ottica lineare di realizzazione e scarto, ma entra a far parte di una visione del mondo circolare, dove nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Lo abbiamo sempre saputo, ora possiamo realizzarlo con le nostre mani.

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Aziende circolari

Da diversi anni a questa parte, il concetto di economia circolare influenza sempre di più le produzioni aziendali di tutto il mondo. Ma non è solo questione di differenziare correttamente e recuperare scarti (urbani e industriali) re-immettendoli in un ciclo produttivo. Sono infatti nate diverse start up che basano la propria produzione esclusivamente su questa filosofia. Aziende che sono, a tutti gli effetti, nate circolari. Vediamone qualche esempio.

Orange Fiber

Orange Fiber è un’azienda nata dall’idea di due ragazze siciliane coinquiline a Milano, con l’idea rivoluzionaria di produrre tessuti sostenibili dagli scarti degli agrumi. Gli abiti di Orange Fiber sono completamente ecologici ma hanno trovato il loro posto nel mercato della moda e del lusso. La vera innovazione è che questi capi d’abbigliamento, realizzati tramite nanotecnologie, sono in grado di lasciare le vitamine degli agrumi sulla pelle di chi li indossa, attraverso l’incapsulamento nei tessuti dell’olio essenziale degli agrumi. La start up ha già finto numerosi premi e riconoscimenti.

Uptitude

Nata nel 2014 dall’idea di un giovane trentino, Uptitude realizza occhiali da vista e da sole usando come materia prima tavole da snowboard e vecchi sci. Il risultato? Una serie di occhiali tutti diversi tra loro, un insieme di pezzi unici che danno al cliente qualcosa di non replicabile in modo identico.

Crush

Si chiama Crush ed è la nuova gamma ecologica di Favini, azienda di cartotecnica, che ha scelto di produrre carta utilizzando come materia prima alcuni sottoprodotti di lavorazioni agro-industriali che arrivano a sostituire il 15% della cellulosa prodotta dall’albero.

Carmina Campus

Un brand di alta moda che unisce ecologia e fashion luxury, Carmina Campus nasce nel 2006 da dalla voglia di Ilaria Venturini Fendi, la più giovane delle figlie di Anna Fendi, di unire sostenibilità e lusso dopo un lungo periodo trascorso lontana dalla moda per lavorare la terra. Tutti i suoi capi d’abbigliamento e accessori sono realizzati tramite il recupero di fondi di magazzino, scarti industriali e pezzi difettosi.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.