Effetto quarantena: boom di divorzi e separazioni in Cina (e in Italia?)

Rientrata l’emergenza Coronavirus in Cina, c’è stato un aumento sorprendente della richiesta di separazione e di divorzi. Tale trend può essere la conseguenza diretta di una quarantena forzata? E in Italia, potrebbe ripetersi questa tendenza? Lo abbiamo chiesto alla psicologa.
Gaia Cortese 20 marzo 2020
In collaborazione con Dott.ssa Samanta Travini Psicologa

Sportelli intasati di pratiche e persone in coda con un unico scopo: separarsi o divorziare dal proprio partner. È la fotografia di ciò che sta accadendo in Cina: rientrata parzialmente l’emergenza Covid-19, sembra che gran parte dei cittadini sia pronta a fare le valigie per abbandonare il tetto coniugale.

Se da una parte questo boom di richieste di separazione e di divorzio può essere una conseguenza del lungo periodo di chiusura degli uffici pubblici, non si può escludere che tra le cause di questo trend ci possa essere anche la quarantena, vale a dire la forzata convivenza con la famiglia. E se i figli tutto sommato rimangono sempre piezz’e core, non si può dire lo stesso del marito o della moglie.

È ipotizzabile quindi che la battaglia contro il coronavirus abbia messo a dura prova le coppie che forse non si erano mai trovate a dover vivere fianco a fianco h24. Di norma marito e moglie si scambiano un buongiorno al mattino, nel migliore dei casi condividono il momento della colazione, ma poi per dieci, dodici ore conducono la propria vita fuori casa, nei rispettivi luoghi di lavoro. In serata ci si ritrova per la cena, ci si racconta come è andata la giornata e, tra una cosa e l’altra, ci si ritrova presto a far riposare corpo e mente sotto le lenzuola.

Non deve essere andata proprio così nella quarantena cinese. Anzi. Secondo quanto riportato dal tabloid di Pechino Global Times gli uffici preposti per le separazioni in questi giorni stanno letteralmente esplodendo, tanto che in alcuni uffici della città non è stato possibile accogliere le richieste per diverso tempo.

“Abbiamo iniziato a ricevere alcuni appuntamenti telefonici il 2 marzo e abbiamo altri appuntamenti nei prossimi giorni – ha spiegato un funzionario. – Il 5 marzo ho ricevuto 14 incarichi di divorzio, raggiungendo il limite massimo fissato dall’ufficio”.

In Italia siamo in pieno periodo di quarantena. Aumenteranno i divorzi anche nel nostro Paese?

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento il parere della Dottoressa Samanta Travini, psicologa: "In un nucleo familiare, spesso entrambi i coniugi lavorano e si ritrovano in casa insieme solo la sera e nel weekend, mentre durante la giornata, sono abituati a gestire da soli le rispettive attività e anche l’organizzazione domestica. In questo periodo di quarantena forzato ci si ritrova tutto il giorno in casa e questo può provocare delle discussioni e dei motivi di scontro. 

Una buona strategia è quella di trovarsi degli spazi in casa in cui poter avere la propria privacy, ma in una abitazione piccola questo può essere un problema. Poi, bisogna organizzare la gestione dei figli: chi li intrattiene mentre l’altro lavora? Chi pensa a cucinare per pranzo e cena? Sono tutti aspetti che in una situazione già di per sé stressante possono scatenare delle liti. Ciò è ovviamente determinato anche dalle condizioni di partenza, infatti, per alcune famiglie questa fase può essere l’occasione per scoprire nuove dimensioni della vita familiare, per condividere più tempo insieme e riscoprirsi l’un altro. Così, per esempio, se in genere il marito sta sempre fuori per lavoro, in questi giorni può essere lui ad occuparsi della cucina sgravando di questo compito la moglie o viceversa.

Invece, in altre famiglie, nelle quali è già presente qualche problema bisogna darsi delle regole di convivenza e dividersi bene i compiti stabilendo, per esempio, chi va a fare la spesa, chi si stacca dal computer per far da mangiare, chi gioca un po' con i bambini e così via. Altrimenti, questa convivenza forzata può diventare una miccia esplosiva.  

In ogni caso è utile ricordare che non tutti i cambiamenti di gestione e comunicazione del rapporto possono avere a che fare con la natura e la qualità dei sentimenti e degli affetti. Non traiamo dunque conclusioni affrettate e cerchiamo di non prendere decisioni sostanziali sul rapporto in queste settimane di divisione. No alle pause di riflessione, no a chiusure premature. Facciamo lo sforzo di mettere in stand by le grandi questioni".