Greta Thunberg a Milano insieme ad altri 50 mila giovani per il clima: “La speranza siamo noi”

Migliaia di giovani hanno invaso le strade del capoluogo lombardo, che ospita in queste ore la pre-Cop26, per chiedere giustizia climatica. Al termine del corteo è intervenuta anche Vanessa Nakate, attivista di FFF Uganda, che ha ricordato ancora una volta le sofferenze patite dalla popolazione africana a causa della crisi climatica.
Federico Turrisi 1 Ottobre 2021

Il movimento Fridays for Future è tornato in piazza a Milano in occasione della Pre-Cop26, e lo ha fatto in grande stile. Secondo gli organizzatori, sono stati oltre 50 mila i partecipanti al corteo di questa mattina, partito da Largo Cairoli e conclusosi in piazzale Damiano Chiesa, a due passi dal centro congressi Mico (dove sono riuniti i ministri del clima e dell'energia e i delegati di circa 50 Stati per l'evento preparatorio alla Cop26 di Glasgow). A marciare insieme a loro c'erano anche due ospiti d'eccezione: Greta Thunberg e Vanessa Nakate.

Fin da subito, attorno a lei e alla piccola delegazione di attivisti internazionali di Fridays for Future si forma una sorta di "cordone di sicurezza" per tenere lontani fotografi e giornalisti: la giovane attivista svedese non rilascia alcuna intervista. Al grido di "giustizia climatica, adesso", migliaia di giovani sfilano per le strade del capoluogo lombardo. Numerosi, e sempre originali, i cartelloni che punteggiano il fiume di gente. A piazza Affari, di fronte al Palazzo della Borsa, un gruppo di attivisti di Rise Up 4 Climate Change, vestiti con delle tute bianche, inscena una protesta contro il greenwashing di governi e grandi aziende.

Ma il momento clou della manifestazione è quando Greta Thunberg sale sul palco allestito in piazzale Damiano Chiesa per arringare la folla di giovani davanti a lei. "È incredibile vedere così tante persone", esordisce Greta, che non risparmia poi dure critiche ai leader mondiali. "Sappiamo che il cambiamento verrà dalle strade, verrà da noi, non dalle conferenze. La speranza non viene dai politici, dal loro bla bla bla. Non viene dalla loro inazione e dalle loro vuote promesse, dalle loro rassicurazioni. Ci dicono «fidatevi di noi, stiamo facendo tutto il possibile». Questa non è speranza. La speranza siamo noi. Perciò non fermiamoci. Continuiamo la nostra lotta fino alla fine".

Prima di lei a prendere la parola è stata Vanessa Nakate, attivista di Fridays for Future Uganda e uno dei volti più importanti (e più giovani) dell'ambientalismo in Africa. "Siamo il continente che emette meno anidride carbonica, fatta eccezione per l'Antartide, eppure siamo quello che sta subendo le conseguenze dei cambiamenti climatici in maniera più drammatica", sottolinea Vanessa. "È per questo motivo che non possiamo rimanere in silenzio. Non è ammissibile la costruzione di nuove centrali a carbone e di nuovi oleodotti nel pieno di una crisi climatica. I governi del mondo ascoltino le popolazioni maggiormente colpite".

Non lontano dalla piazza gremita di giovani, i decisori politici proseguono nelle loro attività di negoziazione su clima e ambiente. Domani si chiuderanno i lavori della pre-Cop26 e poi, a novembre, il centro dell'attenzione si sposterà a Glasgow per la Cop26. Il premier britannico Boris Johnson l'ha definita l'"ultima chance per l'umanità". Non sono ammessi altri fallimenti. Non sono ammesse altre chiacchiere. Adesso bisogna agire e prendere misure concrete per affrontare l'emergenza climatica. Gli scienziati ce lo dicono da decenni, e i giovani ce lo hanno ripetuto ancora una volta oggi. La sensazione, però, è che questo non sarà l'ultimo sciopero per il clima.

Foto nel testo di Federico Turrisi