Hai solo paura o è proprio una fobia? Quali sono le differenze

Quel terrore che ti provoca un ragno può definirsi proprio aracnofobia o hai semplicemente una reazione di normale di fronte a un animale che può non piacere a tutti? Vediamo insieme quali sono le differenze tra queste due situazioni.
Dott.ssa Samanta Travini Dottoressa in Psicologia Clinica
8 Gennaio 2021 * ultima modifica il 08/01/2021

Nella pratica clinica è frequente la domanda “è solo una paura o è una fobia?" Che cos’è la fobia? Perché proviamo paura? Come può, la paura, diventare fobia? Come mai si sviluppa una fobia per una cosa che, razionalmente, non è giudicata pericolosa? Iniziamo a vedere il motivo per il quale è presente in noi l’emozione della “paura”.

Paura e fobia: le differenze

La paura

La paura fa parte di quelle che vengono chiamate le sei emozioni primarie o universali. Vengono chiamate così perché sono presenti in tutti gli esseri umani a prescindere dalla cultura, religione, età o sesso in quanto sono geneticamente determinate. Esse sono felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa.

Il carattere innato delle emozioni primarie ha funzioni ben precise. Ad esempio:

  • Rispondere in maniera immediata ed automatica ad uno stimolo preparando il nostro corpo a promuovere un comportamento di risposta adeguato
  • Comunicare i propri stati d’animo agli altri
  • Regolare le relazioni
  • Prendere decisionali e valutare alcune situazioni
  • Spingere, o meno, all’avvicinamento o allontanamento ad uno stimolo
  • Avere un ruolo nell’apprendimento, consentendo di ricordare ciò che ha una maggiore valenza emotiva sia essa negativa (es. quell’oggetto mi fa paura) che positiva (es. quell’oggetto è il mio preferito)

La paura ha un enorme e fondamentale valore adattivo. La sua funzione è avvisarci che c’è un pericolo, che quello stimolo potrebbe essere dannoso. Il nostro sistema nervoso è programmato per rispondere automaticamente, effettuando un’immediata valutazione della situazione ed una preparazione dell’organismo a promuovere una risposta il più possibile adeguata ed efficace. La paura ci consente quindi di relazionarci ad uno stimolo contenendo i rischi per la nostra sopravvivenza. Questa emozione ha delle caratteristiche.

Fra le più conosciute troviamo:

  • Esistono paure innate presenti in tutte le specie (es. paura dei predatori) e paure apprese dalla cultura o dal soggetto.
  • Il sistema della paura è strettamente connesso con quello dei ricordi.
  • L’attivazione della paura ha la supremazia. Il nostro sistema nervoso è predisposto per dare la precedenza alla valutazione della situazione se ritenuta potenzialmente pericolosa.
  • Il sistema nervoso ha due vie di elaborazione dello stimolo ritenuto pericoloso: un sistema deputato ad una valutazione veloce ma sommaria dello stimolo; un sistema che analizza più lentamente ma in maniera accurata lo stimolo.
  • Quando la paura è attivata l’organismo si predispone, sia a livello cognitivo che fisiologico, per analizzare e reagire.
  • Più ci avviciniamo ad uno stimolo che valutiamo come potenzialmente pericoloso, più il nostro organismo reagisce. L’avvicinamento può essere sia fisico (distanza fra me e la fonte di paura) che temporale (tempo che intercorre fra il momento attuale e quello in cui dovrò affrontare la paura).
  • La reazione allo stimolo prende in considerazione le risorse e capacità personali.

Queste sono solo alcune delle peculiarità che caratterizzano il “sistema” neurofisiologico della paura. Quanto descritto però è sufficiente per far capire l’importanza dell’emozione “paura”. Essa ci guida, ci aiuta nelle scelte, si lega al ricordo per richiamarlo quando necessario e ci aiuta a sopravvivere.

Le reazioni alla paura

Le due principali reazioni dinnanzi a uno stimolo pauroso sono attacco o fuga: la prima ci consente di affrontare l’ostacolo, combatterlo; la seconda ci porta ad abbandonare la situazione prima che divenga eccessivamente minacciosa per la nostra sopravvivenza. Tuttavia, in letteratura, troviamo altre due reazioni degli esseri viventi dinnanzi a una situazione di pericolo: il freezing e il faint.

Il freezing è un’immobilità tonica, l’essere vivente sembra appunto congelato, immobilità che permette di non farsi vedere dal “predatore” mentre si valuta quale strategia (attacco o fuga) sia la più adatta per la situazione specifica. Quando nessuna di queste strategie sembra avere qualche possibilità di riuscita l’unica ed estrema risposta possibile è il faint (la finta morte), la brusca riduzione del tono muscolare accompagnata da una disconnessione fra i centri superiori e quelli inferiori. È una reazione molto estrema, si manifesta come una simulazione di morte, ovviamente automatica e non consapevole, perché in genere i predatori preferiscono prede vive. In questa situazione, per mezzo di attivazione del sistema dorso-vagale, vi è un distacco dall’esperienza e sono possibili sintomi dissociativi, come nel caso di eventi traumatici.

La fobia

Le fobie sono paure sproporzionate rispetto a qualcosa che non rappresenta un reale pericolo, ma la persona percepisce questo stato d’ansia come non controllabile, anche mettendo in atto strategie comportamentali o rimuginii utili per fronteggiare la situazione.

La fobia, dunque, è una paura, intensa, persistente e duratura, provata per una specifica cosa. Ma come è possibile riconoscerla? Si tratta di una manifestazione emotiva sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia. Chi soffre di fobie, infatti, è sopraffatto dal terrore di entrare in contatto con ciò che teme: un ragno o una lucertola, etc.

I sintomi fisiologici provati da chi soffre di fobie sono: tachicardia, vertigini, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Ovviamente, tali manifestazioni patologiche si attuano solo alla vista della cosa temuta o al pensiero di poterla vedere. I fobici, sono sostanzialmente degli ansiosi e come tali funzionano, nel senso che tendono a evitare le situazioni associate alla paura, ma alla lunga questo meccanismo diventa una vera e propria trappola. Infatti, l’ evitamento non fa altro che andare a conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara all’evitamento successivo.

Parliamo di fobia quando vi è:

  • Paura o ansia marcate per un oggetto o una situazione specifica (es. volare, altezze, animali, ricevere un’iniezione, vedere il sangue). Nota: nei bambini, la paura o l’ansia possono essere espresse da pianto, scoppi di collera, immobilizzazione (freezing) o aggrappamento (clinging).
  • L’oggetto o la situazione fobica provocano quasi sempre immediata paura o ansia.
  • L’oggetto o la situazione fobica vengono attivamente evitati o sopportati con paura o ansia intense.
  • La paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al pericolo reale rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifica e al contesto socioculturale.
  • La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano, tipicamente, per 6 mesi o più.
  • La paura, l’ansia o l’evitamento provocano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o altre aree importanti.
  • Il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale, tra cui la paura, l’ansia e l’evitamento di situazioni associate a sintomi simili al panico o ad altri sintomi invalidanti (come nell’agorafobia); oggetti o situazioni legate a ossessioni (come nel disturbo ossessivo-compulsivo); ricordi di eventi traumatici (come nel disturbo da stress post-traumatico); separazione da casa o dalle figure di attaccamento (come nel disturbo d’ansia da separazione); o situazioni sociali (come nel disturbo d’ansia sociale).

Inoltre, la fobia:

  • Non può essere controllata da una analisi razionale.
  • Sfugge dall’autocontrollo.
  • Può andare incontro a “generalizzazione”. La fobia può essere innescata anche da oggetti o situazioni simili a quella originaria.
  • La persona riconosce che la fobia è irragionevole.

La fobia viene chiamata “specifica” in quanto si riferisce ad una specifica situazione o oggetto. La gravità del disturbo fobico è principalmente in relazione all’impatto che la fobia ha sulla qualità della vita quotidiana.

Differenza tra paura e fobia

La paura propriamente detta è lo stato mentale che viene suscitato dalla consapevolezza di essere minacciati da un pericolo ben individuato nella sua natura ed entità e circoscritto e circostanziato nello spazio e nel tempo. La paura è proporzionale al rischio a cui si è consapevoli di essere esposti: ciò vale a dire che la paura è funzione del pericolo percepito in relazione anche alla società in cui si vive ed anche della propria vulnerabilità. Quando l’entità del rischio è sconosciuta, la paura è massima; quando invece è carica di presentimenti di morte, si definisce terrore. La paura è una sensazione naturale che, in una certa misura, può anche fare bene al nostro equilibrio psichico ma anche alla salvaguardia fisica perché ci spinge ad essere più prudenti in situazioni realmente pericolose.

La fobia invece si crea quando una paura è determinata da una situazione non realmente pericolosa (o comunque meno pericolosa di quanto il soggetto avverta) e degenera provocando ansia ingiustificata. La fobia, al contrario della paura, non è proporzionale al rischio a cui si è consapevoli di essere esposti o a cui si crede di essere esposti. Semplificando il concetto: è la stessa differenza che c’è tra l’esser terrorizzati da una tigre (paura giustificata e naturale) e l’esser terrorizzati da un chihuahua (paura ingiustificata, quindi fobia). Esistono diverse forme di fobie che possono riguardare anche oggetti normalissimi o situazioni estremamente innocue e perfino aspetti piacevoli della vita come ad esempio il sesso.

In tutto questo, come prima accennato, è sempre importante il contesto sociale in cui vive il soggetto: in alcune regioni del mondo non è strano vedere un monaco buddista giocare con una tigre. Questo significa che se il monaco non ha paura della tigre e noi ne siamo terrorizzati, allora abbiamo la fobia delle tigri? No: avere paura di una tigre, nel contesto della nostra civiltà, è appunto una paura, non una fobia; il monaco che gioca con la tigre è “normale”, ma solo nel suo contesto socioculturale.

Perché la paura di un oggetto o di una situazione si può trasformare in fobia? La fobia nasce per apprendimento e si mantiene nel tempo per il processo mentale e comportamentale chiamato “evitamento”. Con questo termine intendiamo il comportamento volontario della persona volto a evitare di affrontare la situazione o l’oggetto che causa la fobia. Vediamo cosa può accadere:

Immaginiamo di avvicinarci (sia a livello temporale che fisico) alla situazione temuta. Più ci avviciniamo e più l’ansia aumenta. Si innesca il lavoro del pensiero che, a scopi protettivi, da “l’allarme”. Ecco che arrivano le reazioni fisiologiche (es. mi sento agitato, il cuore batte forte, sto sudando). Nel momento in cui saremo prossimi alla situazione ansiogena, il livello d’ansia sarà molto elevato ed i sintomi somatici si faranno sempre più sentire (es. il cuore mi sta scoppiando e non ce la faccio più). A questo punto, abbiamo due scelte: continuare ad affrontare la situazione, con i (soggettivi) rischi connessi oppure evitarla. In quest’ultimo caso, l’ansia diminuirà drasticamente e la persona avvertirà il benessere sia a livello di pensiero (es. così va meglio) che a livello somatico attraverso la graduale diminuzione dei sintomi corporei. Il mio pensiero ha, a questo punto, “registrato” che se mi allontano dalla situazione non affrontandola, starò meglio.

Chi soffre di una fobia organizza la propria vita nel tentativo di eliminare il più possibile il contatto con l’oggetto temuto. È quindi molto più intensa di una paura che di solito può creare un po’ di disagio ma non induce le persone alla fuga o all’evitamento complete.

Alcuni esempi di differenza tra normale paura e fobia:

Paura: Sensazione di ansia quando si vola attraverso la turbolenza o si decolla durante una tempesta.

Fobia: Non andare al matrimonio del tuo migliore amico perché dovresti volare per arrivarci.

Paura: Provare tremolio quando si scruta dall’alto di un grattacielo o si sale su una scala alta.

Fobia: Rifiutare un ottimo lavoro perché si trova al 10 ° piano dell’edificio

Paura: Diventare nervoso quando vedi un Pitbull o un Rottweiler

Fobia: Allontanarsi dal parco per il timore di vedere un cane

Paura: Sensazione di nausea quando si deve fare una puntura o quando viene prelevato il sangue

Fobia: Evitare i trattamenti medici necessari o i controlli del medico perché sei terrorizzato dagli aghi

Per concludere, le fobie:

  • Sono molto più gravi e invalidanti rispetto alle paure
  • La percentuale di diffusione in Italia è tra il 2 e il 5% della popolazione
  • Sono più comuni tra le donne che tra gli uomini
  • Nonostante la maggior parte delle persone ne riconosca l’irrazionalità, non sono in grado di controllare le proprie reazioni
  • I sintomi possono comprendere: sudorazione, dolore al petto, formicolio
  • Specifiche aree del cervello vengono coinvolte
Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, ha lavorato in contesti educativi, sociali e nei servizi psicologici di base, maturando altro…